🟥Torino - Cariche e lacrimogeni anche nella zona del Campus Einaudi, dove mezz’ora fa era arrivato un altro spezzone di corteo. Migliaia di persone restano per le strade diTorino.
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🟥Torino – Contro le truppe di occupazione poliziesche, alcuni abitanti di Corso Regina Margherita intonano Bella Ciao dalle finestre
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🟥Torino - Ancora lancio di lacrimogeni in corso Regina Margherita, con nuove cariche e nuovi fermi, almeno un altro paio. Cariche della policICE anche nella zona di via Rossini, all’incrocio con il Lungo Dora, dove compagne-i cercavano di sganciarsi dalle vicinanze con corso Regina Margherita. Copiosi i lacrimogeni.
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🟥Torino - Il corteo si è ricompattato sul ponte di Corso Regio Parco, imboccato ora da migliaia di manifestanti. Alle spalle ancora lacrimogeni.
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🟥Torino - Il corteo è arrivato al parco davanti al cimitero, in corso Novara. Si aspetta che arrivi la coda da corso regio parco per concludere il corteo
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Torino - Il corteo si conclude in corso Novara, chi deve prendere i pullman inizia ad andare. La giornata è stata imponente!!!!
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#accaddeoggi - Roma 1 febbraio 1977: Scontri all’Università Sapienza
https://www.osservatoriorepressione.info/roma-1-febbraio-1977-scontri-alluniversita/
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Osservatorio Repressione
Roma 1 febbraio 1977 – Scontri all’Università Sapienza
Nella mattinata del 1 febbraio 1977 alla facoltà di Lettere della Sapienza si sta tenendo un'assemblea del Comitato di lotta contro la circolare Malfatti. La circolare emanata dal ministro il …
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Torino partigiana: quando lo Stato guarda il dito e finge di non vedere la luna
Il corteo per Askatasuna e la responsabilità politica di una repressione annunciata
https://www.osservatoriorepressione.info/torino-partigiana-quando-lo-stato-guarda-il-dito-e-finge-di-non-vedere-la-luna/
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Il corteo per Askatasuna e la responsabilità politica di una repressione annunciata
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Osservatorio Repressione
Torino partigiana: quando lo Stato guarda il dito e finge di non vedere la luna
Il corteo per Askatasuna e la responsabilità politica di una repressione annunciata Ridurre la giornata di mobilitazione che ha attraversato Torino a una cronaca di scontri è un’operazione tanto comoda …
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La testimonianza di Rita Rapisardi giornalista de il manifesto
Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, quello lo facciamo di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.
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Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, quello lo facciamo di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.
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#accaddeoggi - Roma 2 febbraio 1977: La polizia spara. Feriti Daddo e Paolo
https://www.osservatoriorepressione.info/2-febbraio-1977-roma/
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Osservatorio Repressione
Roma 2 febbraio 1977: La polizia spara. Feriti Daddo e Paolo
In 50.000 partono in corteo dirigendosi dapprima al Policlinico dove è ricoverato in gravi condizioni Guido Bellachioma e poi verso la sede del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna che …
Il fiume e gli argini
La violenza raccontata a metà, la repressione taciuta e uno scontro cercato da chi ha deciso dichiudere ogni spazio al dissenso
https://www.osservatoriorepressione.info/il-fiume-e-gli-argini/
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Il fiume e gli argini
di Marco Arturi* La violenza raccontata a metà, la repressione taciuta e uno scontro cercato da chi ha deciso di chiudere ogni spazio al dissenso “Era già tutto previsto”, scrive …
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Forwarded from InfoAut
Dossier: il vero volto del governo nella “gestione dell’ordine”
Abbiamo raccolto una serie di frammenti video che restituiscono il modo in cui il governo affronta il conflitto sociale: uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, repressione e gestione dell’ordine pubblico in cui il sopruso e l’abuso sono la prassi. Senza dover commentare con grandi analisi il significato di violenza, uso della forza, conflitto,…
https://infoaut.org/approfondimenti/dossier-il-vero-volto-del-governo-nella-gestione-dellordine/
Abbiamo raccolto una serie di frammenti video che restituiscono il modo in cui il governo affronta il conflitto sociale: uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, repressione e gestione dell’ordine pubblico in cui il sopruso e l’abuso sono la prassi. Senza dover commentare con grandi analisi il significato di violenza, uso della forza, conflitto,…
https://infoaut.org/approfondimenti/dossier-il-vero-volto-del-governo-nella-gestione-dellordine/
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La storia e l’azione della polizia sono la storia dei governi
Militarizzazione delle polizie, impunità degli abusi e rimozione del conflitto sociale come metodo di governo
https://www.osservatoriorepressione.info/la-storia-e-lazione-della-polizia-sono-la-storia-dei-governi/
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Militarizzazione delle polizie, impunità degli abusi e rimozione del conflitto sociale come metodo di governo
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Osservatorio Repressione
La storia e l’azione della polizia sono la storia dei governi
Militarizzazione delle polizie, impunità degli abusi e rimozione del conflitto sociale come metodo di governo Osservatorio Repressione nasce dopo Genova 2001. Nasce da un trauma collettivo e da una consapevolezza …
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Aska rappresenta un sogno strumentalizzato per il Decreto Sicurezza
Cinquantamila persone in piazza, un centro sociale sotto attacco e una città raccontata come campo dibattaglia
https://www.osservatoriorepressione.info/aska-rappresenta-un-sogno-strumentalizzato-per-il-decreto-sicurezza/
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Cinquantamila persone in piazza, un centro sociale sotto attacco e una città raccontata come campo dibattaglia
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Aska rappresenta un sogno strumentalizzato per il Decreto Sicurezza
di Riccardo Sacchi Cinquantamila persone in piazza, un centro sociale sotto attacco e una città raccontata come campo di battaglia Ieri tutte le principali testate giornalistiche italiane avevano Torino ed …
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Palantir e l’algoritmo delle espulsioni
Dalla sorveglianza predittiva all’ImmigrationOS: come il software di Palantir sta ridefinendo il controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti
https://www.osservatoriorepressione.info/palantir-e-lalgoritmo-delle-espulsioni/
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Palantir e l’algoritmo delle espulsioni
Dalla sorveglianza predittiva all’ImmigrationOS: come il software di Palantir sta ridefinendo il controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti Palantir Technologies è tornata al centro di un acceso dibattito politico e civile …
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La fabbrica del consenso autoritario
Come i media hanno spianato la strada alla democrazia autoritaria e allo Stato di polizia
https://www.osservatoriorepressione.info/la-fabbrica-del-consenso-autoritario/
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Come i media hanno spianato la strada alla democrazia autoritaria e allo Stato di polizia
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La fabbrica del consenso autoritario
Come i media hanno spianato la strada alla democrazia autoritaria e allo Stato di polizia Se il governo guidato da Giorgia Meloni procede spedito come un treno verso una democrazia …
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Forwarded from 🏴☠️TRIBAL CONNECTION🏴☠️
GENOVA CITTÀ DELLA MORTE
FUORI LEONARDO E IL BUSINESS DELLA MORTE DALLA NOSTRA CITTÀ
LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DELLA MORTE A SESTRI
PRODUCONO E CREANO PIÙ ARMAMENTI CHE NEL RIMANENTE D'EUROPA, FACENDOCI DIVENTARE
COMPLICI DI DEVASTAZIONI E GENOCIDI IN PALESTINA, SUDAN E IN ALTRI STATI DEL
MONDO, IN UN PROGETTO DI AUMENTO DEL CONFLITTO SU LARGA SCALA. IN PARTNERSHIP
CON ALTRE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DELLA MORTE COME LA ISRAELIANA ELBIT SYSTEMS E
LA TEDESCA RHEINMETALL.
LA PRESENZA DI LEONARDO E LA PROSSIMA MILITARIZZAZIONE DEL PORTO RENDONO LA
CITTÀ UN MIRA SENSIBILE PER LE FUTURE GUERRE SEMPRE PIÙ IMMINENTI.
LINK PDF‼️
CONTRO LA FILIERA DELLA MORTE !
TRIBAL CONNECTION
FUORI LEONARDO E IL BUSINESS DELLA MORTE DALLA NOSTRA CITTÀ
LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DELLA MORTE A SESTRI
PRODUCONO E CREANO PIÙ ARMAMENTI CHE NEL RIMANENTE D'EUROPA, FACENDOCI DIVENTARE
COMPLICI DI DEVASTAZIONI E GENOCIDI IN PALESTINA, SUDAN E IN ALTRI STATI DEL
MONDO, IN UN PROGETTO DI AUMENTO DEL CONFLITTO SU LARGA SCALA. IN PARTNERSHIP
CON ALTRE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DELLA MORTE COME LA ISRAELIANA ELBIT SYSTEMS E
LA TEDESCA RHEINMETALL.
LA PRESENZA DI LEONARDO E LA PROSSIMA MILITARIZZAZIONE DEL PORTO RENDONO LA
CITTÀ UN MIRA SENSIBILE PER LE FUTURE GUERRE SEMPRE PIÙ IMMINENTI.
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