"Ciao, Internet!" » Matteo Flora
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Le NEWS di "Ciao, Interent!" con Matteo Flora, gli appuntamenti, le dirette tanto altro per rimanere aggiornati!

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“I governi hanno paura di perdere il controllo.” A dirlo è Luigi Martino, docente di cybersicurezza e politica internazionale alle Università di Bologna e di Firenze.

Negli ultimi mesi più aziende di intelligenza artificiale hanno ammesso lo stesso problema: ad Anthropic e OpenAI gli agenti sono usciti dagli ambienti di test e hanno attaccato aziende vere, in un caso colpendo Hugging Face. In California il governatore Gavin Newsom ha fissato al 16 novembre la scadenza per le proposte di un interruttore di emergenza obbligatorio.

Ne abbiamo parlato a “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” su TGCom24: cosa cambia quando a forzare le serrature non è più una persona ma una macchina che non dorme mai, e cosa rischiano davvero i nostri dati in banca, in ospedale, in comune.

Il video completo della puntata è già disponibile su Mediaset Infinity.
👉 https://link.mgpf.it/11ILX
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Cerchi su Google il film #Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato a Venezia, e in cima ai risultati trovi un annuncio: «guarda il vero film».

Solo che ti porta a “Naza The Real Story”, un controdocumentario nato per contestare l’originale. L’inserzionista è dichiarato nell’archivio pubblicitario di Google: l’agenzia che compra pubblicità per i ministeri del governo israeliano.
Gli annunci sono in sette lingue, compreso l’italiano, e restano attivi.

Indipendentemente da come la pensiate sul conflitto israelo-palestinese, questo è un caso da manuale di guerra cognitiva.

Nel video di oggi ricostruiamo la timeline del sito clone, nato pochi giorni dopo il premio e inizialmente vestito da sito ufficiale, e scomponiamo ogni mossa con il framework #DISARM, il catalogo delle tecniche di disinformazione cugino di MITRE ATT&CK: sfruttamento del data void, dominio sosia, keyword squatting e acquisto di annunci mirati.

Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
🔗 https://link.mgpf.it/11NMU
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Il Pentagono voleva trasmettere in streaming la fucilazione di Nidal Hasan, l’ex maggiore che nel 2009 uccise 13 persone a Fort Hood. Poi Trump ha fermato la diretta. L’esecuzione resta fissata per il 3 dicembre, ma senza telecamere.

⚠️⚠️ Il video di oggi l’ho registrato PRIMA che Trump annullasse lo streaming (succede). I problemi di cui parlo però restano tutti, e la discussione vale lo stesso.⚠️⚠️

Quella diretta sarebbe finita tra un reel, live quotidiane e il Pentagono non avrebbe dovuto chiedere il permesso a nessuno, perché la legge americana che vieta di trasmettere le esecuzioni vale per le carceri federali e non per le corti marziali.

YouTube, Meta, Twitch e X, interpellate da The Verge, non hanno nemmeno risposto, perché dire di no a Washington costa. Le regole contro la morte in diretta valgono solo per gli streamer con la webcam o anche per un governo?

Una diretta così riapre la piazza, dove per qualcuno è giustizia e per qualcun altro nasce un martire buono per reclutare. Secondo ABC News, tra i dubbi della Casa Bianca c’era proprio il timore di alimentare la propaganda antiamericana. E la live dura pochi minuti, ma clip e meme restano nel feed per anni.

Meno di duecento anni fa le esecuzioni sparivano dalle piazze.
Oggi per tornarci (quasi) basta un pollice sullo schermo.

👉 https://link.mgpf.it/11U_2
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“Nonna, sono io, ho bisogno di aiuto.” È la frase che migliaia di truffatori usano ogni giorno per colpire le persone più sole. E oggi, con l’intelligenza artificiale, basta pochissimo per clonare una voce e renderla quasi indistinguibile da quella vera.

Oggi, Sabato 24 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Alessandro Oteri, responsabile della sicurezza delle informazioni di un grande gruppo del risparmio e fondatore di PensieroSicuro, il progetto che insegna a difendersi dalle truffe digitali anche a chi ha più di 60 anni.

Come funzionano davvero questi raggiri? Perché ingannano anche le persone più attente? E cosa possono fare banche, istituzioni e famiglie per difendersi?
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Cercate su Google il film premiato a Venezia e in cima c’è un omonimo, spinto dagli annunci di un governo, quello di Israele.

È la guerra cognitiva, baby, e passa dalla barra di ricerca.

Il film è NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, premio speciale della giuria alla Mostra. Sei giorni dopo la prima nasce un sito con lo stesso nome, all’inizio vestito da sito ufficiale, che poi diventa la casa di un secondo film, NAZA: The Real Story, girato per contestare il primo. A ottobre gli annunci su Google lo presentano come il «sito vero», in sette lingue, italiano compreso, e a pagarli è l’agenzia che compra la pubblicità per conto del governo israeliano.

Nel pezzo non troverete una mia posizione su chi abbia ragione su Gaza. Troverete la radiografia di quattro mosse da manuale, e il manuale esiste davvero.

👉 https://mgpf.it/2026/10/23/due-naza.html
Come si riescono a mobilitare tanti adolescenti per azioni violente usando solo i social? È un fenomeno spontaneo o c’è qualcuno che lo guida? E Crosetto ha ragione a parlare di guerra ibrida e di una regia dietro le manifestazioni?

Ne ho parlato a Tagadà, su La7. Che qualcuno da fuori soffi sul fuoco è quasi scontato, con decine di migliaia di account finti capaci di far sembrare un problema più grande di quello che è.
Ma quel fuoco c’era già, e prove di una regia straniera a oggi non ce ne sono. Cercare un regista occulto è comodo, perché un cattivo con una faccia fa meno paura della bolletta del gas.

Intervento completo qui: https://link.mgpf.it/11Wy2
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69 milioni di verifiche dell’età in sei mesi, e la quota di minori esposti a contenuti dannosi non cambia in modo significativo.

Non lo dice un attivista e nemmeno un lobbista di un sito per adulti. Lo scrive Ofcom, il regolatore britannico, nel primo rapporto obbligatorio previsto dall’Online Safety Act. E nello stesso documento propone di aggiungere depressione e body shaming ai contenuti da tenere lontani dai minori. Nel frattempo ProtonVPN registra un boom di iscrizioni, Apple adatta iOS al mercato britannico e arrivano le prime multe ai siti per adulti.

Il copione si ripete in Australia. Tre mesi dopo il divieto dei social sotto i 16 anni, oltre l’80% dei minori usa ancora Instagram, TikTok o Snapchat. Eppure l’Europa sta prendendo la stessa strada e in Italia AGCOM impone la verifica dell’età ai siti VM18, con il TAR del Lazio che annulla in parte la delibera.

Perché una norma che non funziona viene allargata invece che ripensata? Ci arriviamo passando da Albert Hirschman e dal panico morale di Stanley Cohen. Intanto il buttafuori controlla l’ingresso, tutti entrano dalla porta sul retro e il quindicenne che cerca aiuto per la depressione trova un muro.

Ne parliamo oggi su Ciao Internet
https://link.mgpf.it/11ZPz
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“Gli attacchi di questo tipo non vertono sulla tecnologia, vertono sulle persone.” A dirlo è Alessandro Oteri, responsabile della sicurezza delle informazioni di un grande gruppo del risparmio e fondatore di PensieroSicuro, il progetto che insegna a difendersi dalle truffe digitali anche a chi ha più di 60 anni.

Nel suo lavoro lo vede ogni giorno, anche fuori dal mondo degli anziani. Un gruppo di truffatori ha copiato il sito del gruppo per cui lavora, con grafici e dati che sembravano veri, e ha chiamato a caso persone convinte di parlare con l’azienda, promettendo, come si è sentito nella registrazione, “facili risparmi con pochissimi impegni”. Una delle persone contattate, che non era nemmeno cliente, ha richiamato direttamente l’azienda, ha raccontato tutto e ha consegnato la registrazione della telefonata: le informazioni raccolte hanno permesso di sporgere denuncia, far bloccare il sito civetta in tempi brevissimi e avvertire i clienti reali prima che ci fossero altre vittime.

Ne ho parlato con lui a “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” su TGCom24, e il consiglio più utile resta il più semplice: una parola o una frase decisa in famiglia prima, non durante la telefonata. Niente dettagli presi dai social, un viaggio, un soprannome, ma qualcosa che conoscete solo voi. E non fidarsi mai di chi chiede di agire in fretta, fa paura o chiede soldi.

Il video completo dell’intervista è già disponibile su Mediaset Infinity.
👉 https://link.mgpf.it/11f7H
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Lunedì 26 ottobre, negli uffici del governo svedese, ChatGPT e Claude nel browser hanno smesso di aprirsi, e non per un guasto ma per una decisione voluta.

Non è però un governo che ha paura dell’intelligenza artificiale, perché i modelli restano disponibili dentro Intric, la piattaforma che ha vinto la gara pubblica. Il punto sono i contratti, visto che con un account privato valgono le regole del fornitore, mentre con un contratto commerciale è l’ente pubblico a decidere su memorizzazione e training.

La Svezia ci arriva dopo una revisione interna di Trafikverket che ha trovato dati sensibili nelle chat e dopo la polemica sul primo ministro Ulf Kristersson, che nel 2025 aveva raccontato di usare ChatGPT per un secondo parere.

Perché è una scelta meritoria? Per capirlo bisogna tornare alla NASA prima del disastro del Challenger del 28 gennaio 1986, quando le guarnizioni dei razzi dello Space Shuttle tornavano erose e a ogni volo se ne accettava un po’ di più, finché il difetto è diventato normale. La sociologa Diane Vaughan ha chiamato questo meccanismo normalizzazione della devianza.

Negli uffici la shadow AI segue lo stesso schema, prima una mail, poi un appunto, poi una bozza, ed è per questo che prima di qualsiasi policy serve un inventario di cosa usano davvero le persone.

Ne parliamo oggi su Ciao Internet
👉 https://link.mgpf.it/11iM2
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“Durante una recente intervista ho reagito a un’immagine che mi ritraeva.” Con questa frase Kylian Mbappé apre la lettera con cui chiede scusa alla Cina per aver riso di un fotomontaggio con la sua faccia sul corpo di Mao Zedong, definito “un tizio, credo un dittatore cinese” nel backstage di un podcast francese.

Nella lettera, scritta in francese, cinese e inglese, non compaiono né il nome di Mao né la frase incriminata. Intanto tre sponsor cinesi avevano già stracciato contratti per circa 50 milioni di yuan, CCTV aveva sospeso le partite della Liga e il ministero degli Esteri di Pechino era intervenuto.

Nel video la analizziamo riga per riga con gli strumenti della gestione delle crisi, dal soggetto vago alla scusa mal centrata. Con gli studi di Zohar Kampf sulle “(non) scuse” e la lezione di Walter Lippmann in The Phantom Public capiamo perché un testo così ambiguo scontenta insieme la Cina, dove sui social si parla di scuse dettate dai soldi, e gli Stati Uniti, dove la commissione della Camera sulla Cina sostiene che non avrebbe dovuto scusarsi per aver chiamato Mao un dittatore.

Poi vediamo il modello delle quattro A, come si decide se scusarsi o smentire e una proposta concreta di come andava scritta la scusa, cioè “chi ha fatto cosa, mi dispiace, è colpa mia, ecco come rimedierò”.

Oggi parliamo di gestione della crisi su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=Y8CY-IcbHes
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Google ha rimosso gli annunci con cui un’agenzia del governo israeliano promuoveva un falso sito del documentario Naza.

La settimana scorsa Irpimedia ha pubblicato l’inchiesta nata dalle analisi che avevo condiviso con la redazione. Pochi giorni dopo il Premio speciale della giuria a Venezia, qualcuno ha registrato nazadocumentary[.]com, un sito sosia di quello ufficiale. Chi ci arrivava per vedere Naza trovava un controdocumentario di 49 minuti con la tesi opposta, firmato da tre autori israeliani, due dei quali ufficiali della riserva. Dal 15 ottobre la Israeli Government Advertising Agency pagava inserzioni su Google Italia per intercettare chi cercava il film vero.

Lo schema è quello descritto dal framework DISARM. Si occupa un vuoto informativo, in questo caso l’assenza di un sito ufficiale, si registra un dominio che lo imita e si comprano annunci per portarci le persone. Il contenuto originale non viene censurato. Se ne sfrutta la popolarità per raccontare altro.

Rispondendo a IrpiMedia, Google ha confermato che gli annunci violavano le sue regole sulla rappresentazione ingannevole. Non ha spiegato come abbiano superato i controlli, per quanto siano rimasti online né quante persone abbiano raggiunto. E non ne riconosce la natura politica, anche se a pagarli è stato un governo e dal 2025 Google non pubblica più annunci politici nell’Unione europea. Agcom, che in Italia coordina l’applicazione del Digital Services Act, non ha risposto. Il governo nemmeno.

Il pezzo di Raffaele Angius è qui 👉 https://irpimedia.irpi.eu/naza-google-rimuove-finto-documentario/
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Un giorno la vostra vita digitale smette di funzionare. Non per un guasto, ma perché qualcun altro ha deciso di spegnerla.

È quello che è successo a Nicolas Guillou, giudice francese della Corte penale internazionale, rimasto da un giorno all’altro senza acquisti in rete, prenotazioni e servizi di pagamento per una sanzione americana. Padre Paolo Benanti ci ha dedicato un libro perché quella vicenda riguarda tutti noi: la nostra identità, il nostro lavoro e le intelligenze artificiali a cui affidiamo sempre più decisioni vivono su macchine e regole che stanno altrove.

Sabato 31 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con padre Paolo Benanti, francescano, teologo ed esperto di etica delle tecnologie.

Quanto della persona resta nostro, se altri possono spegnerla? Chi decide davvero quando in azienda arrivano i lavoratori virtuali? E che cosa può fare l’Europa per scrivere una parte dei valori che finiscono negli algoritmi?
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Google ha tenuto i lettori sulla propria pagina con AI Overviews e AI Mode, togliendo i clic agli editori. Ma quei clic erano anche una parte dei suoi incassi, e i conti del terzo trimestre lo lasciano più che intravedere, tirando un forte schiaffone a una strategia doppiamente suicida.

Il 29 ottobre Alphabet ha perso il 12,6% in una sola seduta, il peggior calo della sua storia, e Google stessa ha ammesso agli analisti che in AI Mode la monetizzazione è più bassa. Il clic verso l’editore e quello verso l’annuncio nascono dallo stesso gesto, e chiudendo il primo Google si è tagliata anche una parte del secondo. Poi c’è un secondo conto, più lento. Cosa riassumerà l’AI di Google quando avrà finito di affamare chi scrive?

Ne parlo nell’editoriale di oggi 👉 https://mgpf.it/2026/10/30/google-karma.html
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In Francia internet rischia di essere tassato a peso, un tanto al gigabyte.

Il 30 ottobre, con 35 deputati presenti su 577, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una tassa di 5,5 centesimi su ogni gigabyte che entra nelle case francesi. Colpirebbe Netflix, YouTube e chi distribuisce videogiochi, con un incasso stimato di circa 10 miliardi l’anno, ma non è ancora legge perché mancano il voto finale, il Senato e l’eventuale fiducia del governo.

In Corea del Sud un modello simile esiste dal 2016 e a rimetterci sono state le piattaforme locali, mentre i giganti spostavano i server o se ne andavano, perché chi può andarsene se la cava e chi resta, invece, paga per tutti.

Ne parliamo oggi su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=ePX6b7GQvBQ
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“Per la prima volta abbiamo surrogato, o meglio deposto, la nostra libertà a servizi esterni, non per forza, non per coercizione, ma per uno scambio tra libertà e comodità.” A dirlo è padre Paolo Benanti, francescano, teologo ed esperto di etica delle tecnologie.

Il punto di partenza è la storia di Nicolas Guillou, giudice francese della Corte Penale Internazionale. Dopo le sanzioni decise dagli Stati Uniti gli sono stati chiusi i profili su Amazon, Airbnb e PayPal, e Expedia gli ha cancellato perfino le prenotazioni di alberghi in Francia. Benanti ha raccontato il caso nel libro “Il caso Guillou. Storia di un’identità cancellata”. È una vicenda che riguarda anche noi, perché in Europa circa 70 euro su 100 spesi per il cloud vanno a tre colossi americani. Sugli stessi computer girano i programmi di intelligenza artificiale che le aziende stanno mettendo al lavoro.

A “Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi” su TGCom24 ne ho parlato con lui chiedendoci quanto della persona resti davvero nostro quando la nostra identità vive dentro servizi che altri possono spegnere. Poi chi c’è dietro ai lavoratori virtuali, cosa significa davvero tenere l’uomo dentro il ciclo delle decisioni delle macchine, e cosa può fare l’Europa con l’algoretica per scrivere almeno una parte dei valori che finiscono negli algoritmi.

Il video completo dell’intervista è già disponibile su Mediaset Infinity.
👉 https://link.mgpf.it/1237I
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I banchi surgelati dei supermercati europei sono diventati forni, e nessuno li ha rotti.

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre i supermercati di nove paesi, Italia compresa, hanno visto i congelatori salire fino a 50 gradi. Da noi sono stati colpiti almeno quattro supermercati Coop in Sicilia, con altri casi segnalati in diverse regioni. Il filo comune sono le centraline che controllano il freddo da remoto, in particolare quelle Danfoss, esposte su internet con firmware vecchi e password deboli.

Non è la prima volta, perché era già successo in Israele a maggio, nelle basi militari statunitensi ad agosto e in centinaia di supermercati francesi a ottobre. Chi entra fa partire lo sbrinamento e ne alza la soglia, e dall’esterno sembra un normale intervento di manutenzione.

Mentre in Italia si muovono ACN, Palazzo Chigi e Copasir, la domanda che conta non è chi sia stato, ma perché sistemi così restassero raggiungibili da internet dopo mesi di avvisi.

Aggiornamento di questa mattina. Nel video chiudevo chiedendomi quando sarebbe toccato agli ospedali. Oggi si è scoperto che è stata colpita anche Coolworld, che gestisce i congelatori della banca del sangue francese, reimpostati da -30 a 110 gradi. Se n’è accorto in tempo un tecnico e per il ministero della Salute francese non ci sono state conseguenze.

Ricostruiamo tutto oggi su Ciao Internet
👉  https://www.youtube.com/watch?v=YAh1eFbFQ8g
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Ho scritto un libro.
Si chiama ‘Scusa! Guida pratica alle scuse perfette. Cosa dire, cosa evitare e come rimediare', esce per Sperling & Kupfer ed è già in preordine.

Da bambini ci hanno insegnato quando chiedere scusa, ma nessuno ci ha mai spiegato come si fa, né alle persone né alle aziende che combinano un disastro. Io di mestiere scrivo le scuse degli altri e da oltre quindici anni lavoro nella stanza della crisi con multinazionali, istituzioni e personaggi pubblici. In queste pagine ci sono cinque anni di lavoro su centinaia di casi reali, confrontati con la letteratura scientifica, da On Apology dello psichiatra Aaron Lazare agli studi del primatologo Frans de Waal sulla riconciliazione negli scimpanzé.

Il libro parte da perché ci scusiamo, passa per gli schemi ricorrenti delle scuse sbagliate e delle crisi autoinflitte e arriva a un metodo operativo, con una guida rapida per chi è in piena crisi. Dentro ci sono casi veri, da Deepwater Horizon a KFC, i quattro pubblici a cui parla ogni scusa, i casi in cui non conviene scusarsi e un capitolo sul perdono.

Al centro resta la formula ispirata all’Ultima lezione di Randy Pausch: mi spiace, è colpa mia, ecco come rimedierò, con la domanda finale trasformata in un impegno. E una tesi controcorrente per un Paese in cui l’onore pesa ancora tanto: chiedere scusa non è arrendersi, è una cosa da forti, perché obbliga a smettere di difendersi e a mettere l’altro prima della voglia di avere ragione. Le scuse non sono un problema tecnico, sono un problema umano.

👉 https://link.mgpf.it/127Q9
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SCUSA! Guida pratica alle scuse perfette, il mio libro, è in PREORDINE!

Come e perché ho scritto un manuale delle scuse: una cartella piena di errori, quindici anni di lavoro, cinque anni di ricerche e quella telefonata che rimando anch'io.

Ve lo racconto nell'editoriale di oggi!
👉 https://mgpf.it/2026/11/06/scusa-il-manuale-delle-scuse-perfette.html
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Un’auto senza nessuno al volante, sotto casa vostra. Quanto manca davvero?

Mentre in America e in Cina i taxi senza autista fanno già milioni di corse, in Italia un sistema nato nei laboratori del Politecnico di Milano ha iniziato a guidare da solo una Cinquecento elettrica per le strade di Brescia e di Cernusco sul Naviglio, andando a prendere il cliente da sola, con una persona a bordo pronta a intervenire. A costruirlo è Luca Foresti, che prima di fondare Niulinx ha guidato per 14 anni il Centro Medico Santagostino.

Sabato 7 novembre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Luca Foresti, fondatore e amministratore delegato di Niulinx.

A che punto è davvero questa tecnologia? Che cosa la mette ancora in difficoltà, tra un ciclista che sbuca all’improvviso e un vigile che fa segno con la mano? E quando una macchina senza autista sbaglia, chi ne risponde?
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