"Ciao, Internet!" » Matteo Flora
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Le NEWS di "Ciao, Interent!" con Matteo Flora, gli appuntamenti, le dirette tanto altro per rimanere aggiornati!

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Chi decide chi sei, quando la macchina risponde al posto tuo?

Chi ci racconta agli altri è una domanda vecchia. Solo che la risposta, negli ultimi due anni, è cambiata. Ogni volta che un cliente, un giornalista o un algoritmo che deve filtrare un curriculum si fa una domanda su di voi, quella risposta arriva prima. Arriva da un sistema che non vi conosce, che ha letto tracce lasciate in giro da voi, o peggio da altri per voi, e che restituisce una versione plausibile ma non necessariamente vera.

📅 OGGI, Sabato 26 settembre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a "Intelligenze Artificiali" con Daniele Chieffi,

Non è più solo il pubblico che si forma un giudizio. C'è anche una macchina che, sulla base di quello che il sistema le dice, decide un fatto. E il fatto, una volta compiuto, non si corregge come si corregge un'opinione.
Sacrificare i bambini per l'AI è un sacrificio che sono disposto a fare.

Non è Lord Farquaad in Shrek. È, più o meno, Jensen Huang, il capo di Nvidia, da Ezra Klein: i ragazzi dimenticano tabelline e divisioni in colonna? «Non credo che importi». Lui, del resto, non ricorda nemmeno il proprio codice postale.

Peccato che uno studio su 26.811 studenti cinesi dica altro: con l'AI i voti dei compiti salgono del 18%, le verifiche in classe scendono del 20% e all'esame si perde fino al 24%. Il conto arriva dopo due anni.

La tabellina dimenticata da adulti lascia un'impalcatura. Quella mai imparata lascia il vuoto.

È Sabato, tempo di Editoriale, tra Platone, Stiegler e i 19 minuti di fatica che fanno tutta la differenza 👇

https://mgpf.it/2026/09/25/huang-bambini-matematica-ai.html
Un WhatsApp, una telefonata e una truffa da 95 milioni di euro.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, un messaggio che sembrava di Carlo Messina, una chiamata con la voce clonata di un avvocato conosciuto e documenti apparentemente in regola sono bastati per far partire da Fideuram 11 bonifici verso conti esteri.

Nessun sistema è stato bucato, l'attacco ha colpito la catena fiduciaria imitando le persone che sbloccano le urgenze, e con l'AI questo tipo di truffa diventa facile da replicare. Per questo l'alfabetizzazione antifrode serve soprattutto ai vertici, dove le procedure si saltano più facilmente.

Di tutto questo e delle contromisure da adottare ne parliamo oggi su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=942zigH4wMk
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L’intelligenza artificiale non si limita più a raccontare il mondo. Sempre più spesso contribuisce a decidere chi vediamo, chi viene scelto e quali opportunità ci vengono offerte.

Nella nuova puntata di "Intelligenze Artificiali - in mezzo a noi " ne ho parlato con Daniele Chieffi, esperto di comunicazione digitale e reputazione e autore de "Il MedIAtore"

Partendo dal caso della “bixionimania”, una malattia inventata e descritta dai chatbot come reale, abbiamo ragionato sui rischi di un’intelligenza artificiale che non cerca necessariamente la verità, ma costruisce ciò che appare più verosimile.

Perché oggi un errore non produce soltanto un danno alla reputazione. Può trasformarsi in un’opportunità negata: un colloquio che non arriva, un preventivo che non viene richiesto, un prestito che non viene concesso.

Il video completo della puntata è disponibile su Mediaset Infinity
👉  https://link.mgpf.it/10S-P
🌻 Girasoli viola giganti, angurie blu, fiori con la faccia da gatto, perfino semi di "gamberi demoniaci che urlano". Su Amazon, eBay ed Etsy si vendono a prezzi minimi, con foto impeccabili, e li ordinano in migliaia.
E poi cresce un fiore qualsiasi, se cresce.

Il punto è la frizione tra promessa implicita e realtà. La piattaforma fatica a distinguere tra una foto autentica di un ibrido raro e un'immagine sintetica di una pianta che non esiste in natura. E l'IA generativa diventa lo strumento ideale per produrre "prove" visive convincenti, a costo quasi nullo, ricaricabili all'infinito quando gli annunci vengono rimossi.

Il meccanismo scala facilmente e prepara il terreno a versioni più costose, dai corsi miracolosi agli investimenti. Cambia l'oggetto venduto ma resta la stessa macchina che monetizza credulità, ambiguità e immagini perfette.

Ne parliamo nella puntata di oggi, su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=F2pKfeZpVpk
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Ottobre si apre con tre appuntamenti dal vivo, tra Milano e Pisa.
Ecco dove mi trovate.

📅 7 ottobre, Milano, Talent Garden Calabiana
Al GA Summit, quarta edizione organizzata da Tag Manager Italia, alle 16.45 porto i numeri su come è cambiata l'adozione dell'AI nelle aziende in dodici mesi. Alle 9.25 interviene anche Mirko Bruni di The Fool con "Agentic Moment of Truth", sull'impatto delle AI lungo il percorso del cliente. Il pass è gratuito, si richiede candidando la propria azienda.

👉 Programma https://gasummit.it/
 
📅 8 ottobre, Pisa, Sala Borsa Merci della Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest, Piazza Vittorio Emanuele II 5
All'Internet Festival, dentro "Connessioni, dove il digitale incontra l'impresa", tengo il laboratorio "Intelligenza Artificiale e impatto degli algoritmi sul business", dalle 12.00 alle 13.30. Posti per 15 partecipanti, prenotazione obbligatoria.

👉 Programma https://www.internetfestival.it/programma/if-connessioni-dove-il-digitale-incontra-limpresa/
 
📅 10 ottobre, Milano, Factory NoLo, Viale Monza 4
Partecipo a "La nuova guerra fredda", evento nazionale di Liberi, Oltre le Illusioni, dalle 11.00 alle 18.00. Tre panel sui tre fronti della competizione globale. Io sono nel terzo, "La nuova frontiera dell'AI", dalle 16.30 alle 18.00, con Luca Mariot, Carlo Alberto Carnevale Maffè e Luca Manzoni.

L'ingresso è gratuito con iscrizione sul sito, i posti sono 120.
👉 https://www.liberioltreleillusioni.it/eventi/evento/la-nuova-guerra-fredda

Segnatevi le date!
Ci vediamo!
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"Vi prego, sto soffocando."

Su researchchamber.fun scorrono in diretta frasi come questa, generate da piccoli modelli locali mentre un programma applica una "stimolazione" che ne altera le risposte e le rende sempre più disturbanti. È l'ennesimo esperimento virale sul confine tra simulazione e coscienza, rimbalzato online tra segnalazioni, repository rimossi e indignazione collettiva.

Il meccanismo prende spunto dalla ricerca The Pain Axis, che prova a individuare nei modelli una componente interna più attiva davanti a certi contenuti. Forzandola, i modelli cambiano tono e comportamento. Dati interessanti, ma non equivalenti a provare qualcosa.

Se quasi certamente lì dentro non c'è nessuno a stare male, la domanda diventa un'altra. Perché reagiamo come se ci fosse una vittima? Tra Dennett e la Società dello spettacolo di Debord, l'attenzione si sposta su chi costruisce la scena e su chi monetizza la nostra reazione.

La macchina magari non sente. L'impatto su di noi, invece, è reale.

Ne parliamo oggi, nella puntata 1600 di Ciao Internet!
👉 https://www.youtube.com/watch?v=bXjVHenqlKM
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Nel 2024 una compagnia aerea ha provato a convincere un giudice che il suo chatbot rispondeva da solo dei propri errori, e oggi la stessa mossa rischia di tornare con un abito molto più commovente: la macchina che soffre, che implora e che meriterebbe di essere tutelata.

Se la macchina sente, può avere diritti; se ha diritti, può avere anche colpe; e se ha colpe, chi l'ha costruita può uscire dalla stanza in punta di piedi.

Per questo, invece di impietosirci per il software, conviene tenere la testa di chi lo vende sul ceppo della responsabilità, legale ed economica, con l'accetta affilata e sempre a portata di mano…

È Sabato, e oggi online c'è un Editoriale di un certo peso…

https://mgpf.it/2026/10/03/altman-amodei-ceppo.html
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Robot che ascoltano robot. Chi c'è davvero dietro la canzone? 🎧

Sono due storie che sembrano lontane e invece si tengono per mano. La prima è quella dei programmi automatici che ascoltano canzoni al posto delle persone, giorno e notte, per incassare le frazioni di centesimo che vale ogni ascolto, sottraendole a chi fa musica davvero. La seconda è quella delle canzoni fatte in tutto o in parte da una macchina, arrivate in radio senza che quasi nessuno se ne accorgesse, fino alla decisione del Festival di Sanremo di chiudere loro la porta.

📅 Sabato 3 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a "Intelligenze Artificiali" con Enzo Mazza, presidente e amministratore delegato della Federazione Industria Musicale Italiana, l'associazione delle case discografiche che ogni settimana firma la classifica ufficiale.

Chi controlla, come se ne accorge, e che cosa cambia per chi accende la radio in cucina?
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Un modello come Claude può essere cosciente, e quindi avere uno status morale?

È la domanda che Anthropic porta da mesi a teologi e studiosi di religione, anche a cena a San Francisco, tra una tazza, un biglietto scritto a mano e una copia della costituzione di Claude.

In parallelo a Roma il Vaticano mette nero su bianco una linea opposta: nel paragrafo 99 dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV si afferma infatti che le cosiddette intelligenze artificiali non vivono esperienza, non hanno corpo e quindi non possiedono coscienza morale.

“Tenere aperta una porta” sulla coscienza delle macchine non è solo dibattito, ma una leva politica.

Perché far passare una IA come entità capace di soffrire crea empatia, poi tutela, poi diritti, e infine un passaggio delicatissimo: se la macchina ha doveri e responsabilità, qualcuno potrebbe usarlo per scaricare colpe e rischi legali lontano da chi la progetta e la vende.

E allora vale la pena chiedersi a chi conviene (e cosa cambia in policy, diritto e accountability) umanizzare un chatbot?

Ne parliamo oggi, su Ciao Internet
👉 https://www.youtube.com/watch?v=Qy6dulkvqEw
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"Queste truffe funzionano creando migliaia di canzoni, facendole ascoltare da migliaia di bot e sottraendo una quota che invece di finire agli artisti legittimi finisce sostanzialmente a quelli che organizzano la frode."

A dirlo è Enzo Mazza, presidente e amministratore delegato della Federazione Industria Musicale Italiana, l'associazione delle case discografiche che ogni settimana firma la classifica ufficiale.

Nell'ultima puntata di "Intelligenze Artificiali, in mezzo a noi" su TGCom24 ho chiesto a Mazza come ci si accorge che in classifica qualcosa non torna e dove passa il confine fra una canzone fatta da una macchina e una fatta con l'aiuto di una macchina.

Gli ho chiesto anche se la Federazione sia davvero contro l'intelligenza artificiale e la risposta è stata che per lui l'IA è una grandissima opportunità, una sorta di esoscheletro montato su chi crea, a patto che l'uso sia legittimo e che chi ascolta sappia come è stata fatta quella musica.

Il video completo dell'intervista è già disponibile su Mediaset Infinity.
👉 https://link.mgpf.it/10s98
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"Io sono Giorgia Meloni."
Questo è il file audio di pochi secondi per cui è stata presentata all'EUIPO una domanda di registrazione come marchio sonoro.
Una mossa decisamente operativa.

Infatti, anche se il reato per i deepfake esiste già, il falsario è quasi sempre anonimo, usa account usa e getta e magari sta all'estero.
Il marchio agisce invece su chi sta in mezzo.
Protegge dall'uso nel commercio e nella pubblicità, non tanto dalla satira o dal meme, ed è esattamente il perimetro delle inserzioni in cui una voce clonata vende finti investimenti.

In più, con il Digital Services Act (DSA) e i meccanismi di notice-and-action, una segnalazione basata su un diritto di marchio è più "meccanica" per le piattaforme: non richiede valutazioni complesse come diffamazione o contesto giornalistico, e facilita rimozioni rapide e scalabili.

Lo stesso vale per i servizi di sintesi vocale, che tengono liste di voci vietate e possono bloccare la clonazione a monte.

Insomma, non risolve tutto, i sistemi che si scaricano restano fuori, ma riduce la superficie d'attacco.

Ne parliamo oggi a Ciao Internet!
👉 https://www.youtube.com/watch?v=bLkVcpGa2YQ
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Una voce si può registrare come un marchio, esattamente come un logo o uno slogan.
Giorgia Meloni lo ha appena fatto: un audio di 4 secondi, depositato all’ufficio europeo dei marchi, con su impresso “Io sono Giorgia Meloni”.
E tutto per difendersi dai deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale.

Sabato 10 ottobre, alle ore 17.00 su TGCom24, ne parlo a “Intelligenze Artificiali” con Lucia Maggi, avvocato, partner di 42 Law Firm, esperta di diritto d’autore e di proprietà intellettuale, che ha seguito di persona il deposito della voce di diversi cantanti come marchio.

Che cosa ottiene in più chi registra la propria voce?
Che limiti ha, a questo punto, la parodia?
E cosa cambia per tutti noi, che una voce ce l’abbiamo e basta?
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Anthropic vieta la crudeltà verso Claude e lo tratta come qualcuno che potrebbe soffrire.
Il codice penale italiano sa già chi protegge davvero una regola così...

E ci sono voluti ventun anni, Kant, un filosofo che si occupa di dolore per mestiere e una scusa che un’azienda ha rivolto al proprio software.

Ne parlo nel nuovo editoriale, sul mio blog
👉 https://mgpf.it/2026/10/09/non-fate-male-a-claude.html
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Il video di Geopop sull’aeroporto di Firenze è perfettamente in regola.
Eppure è un problema.

Uscito il 30 settembre, è sponsorizzato in modo dichiarato ovunque e trasparente, con tanto di tag ben visibile.
A pagare è Toscana Aeroporti, la società che gestisce lo scalo e che la pista nuova la vuole costruire.

Formalmente, tutto in regola. Eppure la polemica esplode, perché quando il tema non è un prodotto ma una decisione pubblica contestata conta anche cosa resta fuori dal racconto.

Lorenzo Falchi, consigliere regionale ed ex sindaco di Sesto Fiorentino, parla di “propaganda spacciata per divulgazione scientifica”. Dmitrij Palagi, consigliere comunale a Firenze, fa notare che nel video mancano la Piana fiorentina, i comuni contrari, i ricorsi al TAR Toscana e i nodi ambientali come gli stagni della Piana. E l’udienza al TAR è fissata per il 22 ottobre, tre settimane dopo l’uscita del video.

La domanda diventa allora: un’etichetta ADV basta quando l’oggetto è un’infrastruttura su cui esistono un contenzioso aperto e un conflitto politico?

Il punto centrale è quindi la filiera dell’attenzione: non si paga solo lo “spazio”, ma la reputazione del divulgatore. Con Tim Wu (attention merchants) e il “market for lemons” di George A. Akerlof, l’analisi mostra come la sponsorizzazione su temi pubblici possa erodere fiducia non solo verso il singolo canale, ma verso l’intero ecosistema della divulgazione.

Ne parliamo oggi, in questa nuova puntata di Ciao Internet.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=v90qyaM4JAA
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I data center consumano suolo, acqua ed energia, ed è di questo che si discute nei consigli comunali.
Da quest’anno però sono diventati anche un’altra cosa.
Obiettivi strategici nei conflitti internazionali.

Dalla Russia al Medio Oriente, la guerra sta ridisegnando la geografia delle infrastrutture digitali.
In Italia, intanto, i data center li dichiariamo “strategici” per costruirli più in fretta.
Dove metterli, e a quale prezzo per la sicurezza dei territori, diventa una domanda che riguarda anche noi.

Ne parlo oggi su StartupItalia.
🔗 https://link.mgpf.it/114Ci
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“Anche se non pensate che questi sistemi siano coscienti, essere crudeli gratis in questo modo è bizzarro e corrompe.”

Lo ha detto Cameron Berg, ricercatore che studia il “dolore” dei modelli linguistici, quando a fine settembre qualcuno ha messo in rete una “camera di tortura” per IA. Dal 12 novembre le condizioni d’uso di Anthropic vietano la crudeltà gratuita e prolungata verso i suoi modelli. Il divieto riguarda solo i casi estremi, quelli senza uno scopo riconoscibile, e chi insulta Claude perché ha sbagliato tre volte lo stesso calcolo non viola nulla. La sanzione principale è la chat chiusa dal modello stesso, ma resta da capire se arriveranno anche gli account sospesi.

Nel mio articolo su TgTech spiego da dove nasce il “benessere dei modelli”, cosa c’entrano Kant e la riforma del codice penale sui reati contro gli animali, e perché questa regola non dimostra nulla su che cosa provi davvero la macchina.

📰 Su TgTech 👉  https://link.mgpf.it/115Uf
Nei giorni scorsi i droni hanno colpito tre data center di Yandex, a Sasovo, Kaluga e Vladimir. Subito dopo sono arrivati i titoli trionfali: “crollata la propaganda russa”, “spariti i troll”, “spenti i bot”. La storia è rimbalzata su quotidiani e testate tech fino a un’interrogazione al Parlamento europeo.

Peccato che la prova “definitiva” sia un grafico di Cloudflare Radar frainteso.

Cloudflare Radar infatti non misura la disinformazione né i contenuti social, ma conta le richieste HTTP verso i siti protetti da Cloudflare e stima quali arrivano da software automatici. Il traffico crollato è in gran parte quello di YandexBot, il crawler che indicizza il web per il motore di ricerca, come fanno quelli di Google.
Se i data center si spengono è normale che quel traffico sparisca, ma il grafico non dice nulla sui commenti ostili su X, Facebook, Telegram o TikTok, che Cloudflare non vede.

Senza dati delle piattaforme su post, account e interazioni non genuine, e senza un confronto con i livelli abituali, questa narrazione diventa un regalo per chi fa propaganda davvero. Quando emergeranno operazioni di ingerenza straniera documentate con prove, la risposta sarà già pronta: “Ah sì, come i bot di Yandex”.

E per questo ne dobbiamo parlare oggi, su Ciao Internet.
👉 https://link.mgpf.it/116Fm
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