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InsideOver è un sito di reportage, approfondimento e analisi su temi internazionali. Grazie ai nostri lettori abbiamo realizzato reportage in tutto il mondo.

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“Come ho detto questa è una guerra, e in guerra ci sono le vittime. Per minimizzare il numero di vittime innocenti è necessario agire”.

Così ha risposto Reza Palahvi alla domanda di una giornalista di CBS News che lo interroga se sia responsabile “mandare i cittadini iraniani a morire”.

Un’inchiesta pubblicata dal giornale israeliano Haaretz il 3 ottobre 2025, circa tre mesi prima dell’inizio delle proteste in Iran, rivela come Israele abbia promosso l’immagine di Palahvi, figlio dell’ultimo scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, attraverso una campagna di influenza digitale su larga scala.

Tutto inizia nel 2023, quando Reza Pahlavi compie la sua prima visita ufficiale in Israele.

Ospitato dall’allora ministra dell’Intelligence israeliana Gila Gamliel, viene presentato come “principe ereditario iraniano”.

https://it.insideover.com/media-e-potere/loperazione-di-israele-per-promuovere-reza-pahlavi-in-iran-una-campagna-digitale-su-larga-scala.html

#israel #rezapahlavi #iran
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Mercoledì 14 gennaio, durante la puntata delle 8:00 di Agorà su Rai 3, si è consumato l’ennesimo siparietto che racconta molto più della gaffe in sé ma parla di un modo di fare informazione in cui la propaganda prevale sulla verifica.

Parlando delle proteste in Iran, il conduttore ha cercato di “mostrare” al pubblico un Paese libero, moderno e democratico prima della rivoluzione del 1979, affidandosi a una carrellata di post recuperati su X.

Nello scatto si vede una famiglia sorridente, rilassata, apparentemente “normale”: il tipo di immagine perfetta per sostenere la narrazione di un Paese sereno e occidentale, improvvisamente oscurato poi dall’avvento della Repubblica islamica.

Peccato che quella foto non sia affatto la testimonianza privata di una famiglia iraniana.

Si tratta invece di un fotogramma del film “Quei bravi ragazzi” (“The Goodfellas”), del 1990, e tra i quattro personaggi ritratti c’è Robert De Niro.

A completamento aspettiamo una foto di Al Pacino in chador.


#iran #goodfellas #rai
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Nel Sudan devastato dalla guerra civile, il conflitto tra Forze armate sudanesi (SAF) e Rapid Support Forces (RSF) torna a uccidere.

Un attacco delle RSF con droni ha colpito lunedì 12 gennaio la città di Sinja, capoluogo dello Stato di Sennar, provocando 27 morti e un numero ancora incerto di feriti mentre la battaglia per il controllo del Paese — in corso dall’aprile 2023 — continua ad allargarsi e a inasprirsi.

Il bilancio dei feriti parla di 73 feriti, citando fonti militari e sanitarie.

La situazione è ulteriormente peggiorata con la conquista di El Fasher il 26 ottobre scorso quando la città è stata conquistata dalle RSF che in due giorni hanno ucciso più di 2500 persone.

Numerose fonti affidabili - tra cui Amnesty International, rapporti delle Nazioni Unite e indagini giornalistiche, comprese quelle OSINT di InsideOver - indicano che gli Emirati forniscono supporto logistico e armi alle RSF attraverso rotte che includono il Ciad e la Libia.


#sudan #rsf #UEA
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CINA - Il surplus commerciale della Cina ha raggiunto un record di 1,2 trilioni di dollari USA nel 2025, nonostante la guerra commerciale con gli Stati Uniti. Lo scrive Watcher Guru.
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Davvero vogliamo ripetere con l’Iran gli errori che abbiamo commesso con la Libia e con la Siria?

Seminare qualche dubbio non significa ovviamente prendere le difese del regime degli ayatollah: un regime oppressivo e crudele, fallimentare sotto ogni punto di vista, aiutato peraltro a fallire da guerre per procura come quella di Saddam Hussein negli anni Ottanta e da una lista infinita di sanzioni che da decenni azzoppano l’economia del Paese.

Quello a cui stiamo assistendo è l’ennesima sollevazione di un popolo che non ne può più, ma al momento non c’è – o perlomeno non viene espresso – un progetto politico alternativo chiaro, né una leadership identificabile.

In queste condizioni, auspicare un intervento armato da parte degli Stati Uniti o di Israele oppure auspicare il semplice crollo del regime, significa avviare l’Iran verso la prospettiva più probabile: una guerra civile, o quantomeno un caos estremamente sanguinoso.
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La procura generale di New York ha ordinato la chiusura di Betar US, l’organizzazione sionista di estrema destra, che si autodefinisce come il "braccio nordamericano" del sionismo revisionista fondato da Ze'ev Jabotinsky nel 1923.

La procuratrice generale Letitia James ha annunciato la chiusura delle attività di Betar US nello Stato di New York, dopo che un’indagine ha accertato una “persecuzione diffusa” ai danni di cittadini musulmani, arabi, palestinesi ed ebrei.

Nel comunicato, James parla di un quadro “allarmante e illegale” di molestie e intimidazioni motivate da pregiudizi razziali, con l’obiettivo di terrorizzare comunità e soffocare il dissenso.

“New York non tollererà organizzazioni che usano paura, violenza e intimidazione per mettere a tacere la libera espressione”, afferma la procuratrice generale, sostenendo che Betar ha preso di mira persone impegnate in proteste legittime a sostegno del popolo palestinese.

#betar #mamdani #newyork
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