Nell'arco di una settimana, qual è la percentuale di tempo che dedichi a dei lavori non previsti? (nuove attività causate da interruzioni esterne, imminente cambio delle priorità o degli obiettivi, problemi che richiedono soluzioni non pianificate, ecc.)
Anonymous Poll
2%
0%
40%
25%
37%
50%
18%
75%
2%
100%
CONDIVIDERE O NON CONDIVIDERE?
Se cercate in rete “Building in Public/Build in Public (BIP)”, troverete tantissime risorse che parlano di quanto sia utile o dannoso mostrare in pubblico ciò che si sta creando.
L’avvio di un’azienda, una startup, un progetto, un prodotto, un’applicazione… si tratta di rendere trasparente l’intero percorso.
Condividere gioie e dolori consente di prendersi una maggiore responsabilità che aiuta a non mollare e a portare avanti il lavoro.
È utile anche per ricevere importanti riscontri da parte del pubblico e suona un po’ come: «Ehi, sto facendo questo, che cosa ne pensi?».
Come avviene in parte con Product Hunt e, nel 2014, il founder Ryan Hoover ha parlato dei vantaggi che si hanno nel creare qualcosa pubblicamente.
Anche le “sfide” che nascono in rete, come 100DaysOfNoCode o NaNoWriMo, hanno lo stesso scopo e di solito si basano su:
🍏 un obiettivo
🍏 una scadenza
🍏 una community con la quale condividere progressi e difficoltà
🍏 una chiara definizione di “finito/fatto” (prendiamo in prestito dallo Scrum il concetto di DoD - Definition of Done: quei criteri che ci fanno capire in modo chiaro che l’obiettivo è stato raggiunto e il lavoro concluso)
Molte aziende mostrano in pubblico il loro percorso e lo fanno attraverso delle Roadmap che riportano funzioni già finite, quelle in corso e quelle che arriveranno. Proprio come Buffer, Atlassian (Trello), Gumroad o Plutio. Non solo nuove funzioni, ma anche dati e metriche come fanno Ghost o Nomad List.
E, grazie alla community di Trends, ho scoperto che sempre Buffer ha reso pubblica la composizione del team, con le percentuali che riguardano sesso, età, etnia, disabilità, ecc.: https://diversity.buffer.com/
Anche i processi vengono pubblicati, proprio come ha fatto Pieter Levels documentando ogni passaggio della creazione di una startup con video, dirette e screenshot.
È così sentito il tema che ha portato alla realizzazione di diversi podcast come Build in Public Podcast (qui la puntata con Gary Vaynerchuk).
🔴 Lo stesso concetto riguarda le modalità di lavoro e di comunicazione.
In questo caso l’esempio perfetto è quello di Basecamp che abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/928. E riguarda anche i manifesti come Bold AF e Agile Manifesto. O le lettere di Jeff Bezos agli azionisti.
Molti di questi punti si ritrovano in quello che da tempo sostiene Austin Kleon nel suo libro Semina come un artista (Show your work!).
«Quasi tutte le persone che ammiro e dalle quali provo a «rubare», qualunque sia la loro professione, hanno fatto della condivisione una buona abitudine. Il che non significa che bazzichino ogni festa alla ricerca di contatti importanti; sono fin troppo occupate per questo. Si danno da fare negli studi, nei laboratori o dietro scrivanie allestite alla bell'e meglio in qualche metro quadro di spazio, ma invece di serbare il più assoluto segreto mentre continuano lavorare, parlano apertamente dei loro progetti, mettono regolarmente online qualche frammento delle loro opere e delle loro idee e di quello che stanno imparando.»
Favorevoli o contrari, qui trovate alcuni pro e contro. E non mancano i pareri negativi, come il tweet di Josh Spector.
Rimane il fatto che una condivisione sensata permette di rafforzare un certo senso di responsabilità, avere più motivazione e trasmettere vere emozioni con chi mostra interesse per ciò che facciamo.
Chiudo con questa splendida mappa di Greg Isenberg sulle startup:
https://twitter.com/gregisenberg/status/1508774179386142730
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 P.S.: qui trovate 3 funzioni di Google Docs https://youtu.be/7hIkE0riByg
--------------------
Se cercate in rete “Building in Public/Build in Public (BIP)”, troverete tantissime risorse che parlano di quanto sia utile o dannoso mostrare in pubblico ciò che si sta creando.
L’avvio di un’azienda, una startup, un progetto, un prodotto, un’applicazione… si tratta di rendere trasparente l’intero percorso.
Condividere gioie e dolori consente di prendersi una maggiore responsabilità che aiuta a non mollare e a portare avanti il lavoro.
È utile anche per ricevere importanti riscontri da parte del pubblico e suona un po’ come: «Ehi, sto facendo questo, che cosa ne pensi?».
Come avviene in parte con Product Hunt e, nel 2014, il founder Ryan Hoover ha parlato dei vantaggi che si hanno nel creare qualcosa pubblicamente.
Anche le “sfide” che nascono in rete, come 100DaysOfNoCode o NaNoWriMo, hanno lo stesso scopo e di solito si basano su:
🍏 un obiettivo
🍏 una scadenza
🍏 una community con la quale condividere progressi e difficoltà
🍏 una chiara definizione di “finito/fatto” (prendiamo in prestito dallo Scrum il concetto di DoD - Definition of Done: quei criteri che ci fanno capire in modo chiaro che l’obiettivo è stato raggiunto e il lavoro concluso)
Molte aziende mostrano in pubblico il loro percorso e lo fanno attraverso delle Roadmap che riportano funzioni già finite, quelle in corso e quelle che arriveranno. Proprio come Buffer, Atlassian (Trello), Gumroad o Plutio. Non solo nuove funzioni, ma anche dati e metriche come fanno Ghost o Nomad List.
E, grazie alla community di Trends, ho scoperto che sempre Buffer ha reso pubblica la composizione del team, con le percentuali che riguardano sesso, età, etnia, disabilità, ecc.: https://diversity.buffer.com/
Anche i processi vengono pubblicati, proprio come ha fatto Pieter Levels documentando ogni passaggio della creazione di una startup con video, dirette e screenshot.
È così sentito il tema che ha portato alla realizzazione di diversi podcast come Build in Public Podcast (qui la puntata con Gary Vaynerchuk).
🔴 Lo stesso concetto riguarda le modalità di lavoro e di comunicazione.
In questo caso l’esempio perfetto è quello di Basecamp che abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/928. E riguarda anche i manifesti come Bold AF e Agile Manifesto. O le lettere di Jeff Bezos agli azionisti.
Molti di questi punti si ritrovano in quello che da tempo sostiene Austin Kleon nel suo libro Semina come un artista (Show your work!).
«Quasi tutte le persone che ammiro e dalle quali provo a «rubare», qualunque sia la loro professione, hanno fatto della condivisione una buona abitudine. Il che non significa che bazzichino ogni festa alla ricerca di contatti importanti; sono fin troppo occupate per questo. Si danno da fare negli studi, nei laboratori o dietro scrivanie allestite alla bell'e meglio in qualche metro quadro di spazio, ma invece di serbare il più assoluto segreto mentre continuano lavorare, parlano apertamente dei loro progetti, mettono regolarmente online qualche frammento delle loro opere e delle loro idee e di quello che stanno imparando.»
Favorevoli o contrari, qui trovate alcuni pro e contro. E non mancano i pareri negativi, come il tweet di Josh Spector.
Rimane il fatto che una condivisione sensata permette di rafforzare un certo senso di responsabilità, avere più motivazione e trasmettere vere emozioni con chi mostra interesse per ciò che facciamo.
Chiudo con questa splendida mappa di Greg Isenberg sulle startup:
https://twitter.com/gregisenberg/status/1508774179386142730
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 P.S.: qui trovate 3 funzioni di Google Docs https://youtu.be/7hIkE0riByg
--------------------
Twitter
GREG ISENBERG
Startup lessons
Prima di conoscere di persona Andrea Zanferrari, all'evento dei professional organizer, l'ho visto anni fa attraverso i suoi video che pubblicava in uno dei gruppi che moderavo. Erano i primi esperimenti e già si vedeva quanto fosse bravo. Oggi Andrea non c'è più, ma negli anni ha aiutato tantissime persone a gestire meglio il tempo.
Condivido questa riflessione scritta da lui il 16 settembre 2020 che parla di temi che fanno parte di noi. Parole importanti da leggere ogni volta che ci sembra di non avere mai abbastanza tempo.
«Ricordiamoci sempre che affrontare le cose con il sorriso, con serenità e fiducia forse non ci darà la certezza di vincere alla fine ma sicuramente ci darà la certezza di non perdere subito.»
Ciao Andrea.
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1222813611385815&id=540861809581002
Condivido questa riflessione scritta da lui il 16 settembre 2020 che parla di temi che fanno parte di noi. Parole importanti da leggere ogni volta che ci sembra di non avere mai abbastanza tempo.
«Ricordiamoci sempre che affrontare le cose con il sorriso, con serenità e fiducia forse non ci darà la certezza di vincere alla fine ma sicuramente ci darà la certezza di non perdere subito.»
Ciao Andrea.
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1222813611385815&id=540861809581002
NON VERRÀ MAI IL GIORNO IN CUI AVREMO TUTTO SOTTO CONTROLLO
E questa è una notizia stupenda!
Se facciamo pace con questa cosa, possiamo allontanare quella sensazione di aver fatto meno del previsto. La sensazione di non aver fatto abbastanza nel nostro lavoro.
Il vortice di stanchezza e di emozioni negative avviene, in particolare, quando:
1️⃣ Colleghiamo la nostra autostima alla produttività.
In pratica, l'autostima aumenta o diminuisce in base al nostro rendimento. Ma le giornate sono troppo imprevedibili per lasciare che ci sia questo collegamento e dobbiamo imparare a separare chi siamo - la nostra identità personale - dal numero di cose che spuntiamo ogni giorno.
2️⃣ Cerchiamo di raggiungere degli obiettivi troppo grandi (o troppo piccoli).
Un traguardo da raggiungere motiva solo se è fattibile (e non deve essere nemmeno troppo facile come abbiamo visto qui con la regola Goldilocks: https://xn--r1a.website/alumedifare/759).
3️⃣ Pensiamo sempre che le persone stiano facendo molto più di noi.
Ma come diceva Theodore Roosevelt: «Il confronto è il ladro della gioia».
Non innamoratevi del confronto, ma del processo.
Se trovate una persona che lavora molto bene e che per voi può essere un esempio, non servirà a niente sapere quali strumenti usa.
È come credere di comprare la stessa racchetta di Serena Williams o l’attrezzatura da golf di Tiger Woods ed essere convinti di acquisire la stessa bravura.
Sembra una cosa negativa, ma è proprio questo il bello.
Se sapete già tutto, se conoscete già lo strumento perfetto, la strada perfetta, i processi perfetti usati da altre persone, vi state privando della possibilità di costruire il vostro metodo di lavoro organizzato. Non riuscirete a vivere quel naturale processo di maturità che è tipico dei percorsi graduali.
Dobbiamo, invece, cucire la nostra coperta di patchwork personalmente, esperienza dopo esperienza.
🍏 Quando le cose da fare ci travolgono, le strade che si possono percorrere sono all’incirca le stesse:
1. chiudere i lavori in ingresso
2. delegare
3. ottimizzare
4. automatizzare
5. eliminare
Non si scappa da questi punti, altrimenti il rischio è quello di continuare a giocare a Tetris cercando di incastrare dei pezzi nuovi che non finiscono mai e che prima o poi ci travolgono. I metodi di lavoro non fanno miracoli e, se le cose continuano ad aumentare, dobbiamo affrontare i cinque punti appena visti.
Pensiamo a come mettere in pausa il Tetris.
Pensiamo a tutte le ore che sprechiamo per svolgere attività ripetitive, dare le stesse informazioni, scrivere le stesse cose, cercare file, documenti o cartelle che si trovano ovunque.
Tutto ruota attorno a questa domanda:
«Come possiamo investire il tempo (oggi) per ottenere un effetto moltiplicatore che porterà più vantaggi (domani)?»
Investimento necessario per:
- delegare
- formare le persone
- automatizzare dei passaggi
- imparare una nuova competenza
- comprendere che cosa eliminare
- definire le priorità
Vantaggi in termini di:
- tempo
- idee
- creatività
- benessere
- spazio
- equilibrio
Senza questi investimenti non stiamo sprecando il tempo presente, ma quello futuro.
Siamo già in debito senza saperlo.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 ECCO UN EVENTO GRATUITO DA NON PERDERE: WP-OK DAY
Venerdì 6 e sabato 7 maggio
Il tema centrale è quello della crescita e il programma delle due giornate è davvero ricco.
Sabato parteciperò al panel dedicato a come organizzare la comunicazione del team insieme alle professional organizer Sabrina Toscani e Chiara Battaglioni. E, tra le altre cose che fanno, non sono semplicemente iscritte ad APOI come lo sono io, ma rappresentano l’anima dell’associazione (come presidente e membro del consiglio direttivo).
Per partecipare e seguire tutti gli interventi basta iscriversi qui:
https://wp-ok.it/wpok-day/
--------------------
🔴 TUTORIAL: COME FARE DELLE REGISTRAZIONI IN CANVA
Usiamo lo strumento "Presenta e registra" di Canva: https://youtu.be/MIozOUhfM4Q
E questa è una notizia stupenda!
Se facciamo pace con questa cosa, possiamo allontanare quella sensazione di aver fatto meno del previsto. La sensazione di non aver fatto abbastanza nel nostro lavoro.
Il vortice di stanchezza e di emozioni negative avviene, in particolare, quando:
1️⃣ Colleghiamo la nostra autostima alla produttività.
In pratica, l'autostima aumenta o diminuisce in base al nostro rendimento. Ma le giornate sono troppo imprevedibili per lasciare che ci sia questo collegamento e dobbiamo imparare a separare chi siamo - la nostra identità personale - dal numero di cose che spuntiamo ogni giorno.
2️⃣ Cerchiamo di raggiungere degli obiettivi troppo grandi (o troppo piccoli).
Un traguardo da raggiungere motiva solo se è fattibile (e non deve essere nemmeno troppo facile come abbiamo visto qui con la regola Goldilocks: https://xn--r1a.website/alumedifare/759).
3️⃣ Pensiamo sempre che le persone stiano facendo molto più di noi.
Ma come diceva Theodore Roosevelt: «Il confronto è il ladro della gioia».
Non innamoratevi del confronto, ma del processo.
Se trovate una persona che lavora molto bene e che per voi può essere un esempio, non servirà a niente sapere quali strumenti usa.
È come credere di comprare la stessa racchetta di Serena Williams o l’attrezzatura da golf di Tiger Woods ed essere convinti di acquisire la stessa bravura.
Sembra una cosa negativa, ma è proprio questo il bello.
Se sapete già tutto, se conoscete già lo strumento perfetto, la strada perfetta, i processi perfetti usati da altre persone, vi state privando della possibilità di costruire il vostro metodo di lavoro organizzato. Non riuscirete a vivere quel naturale processo di maturità che è tipico dei percorsi graduali.
Dobbiamo, invece, cucire la nostra coperta di patchwork personalmente, esperienza dopo esperienza.
🍏 Quando le cose da fare ci travolgono, le strade che si possono percorrere sono all’incirca le stesse:
1. chiudere i lavori in ingresso
2. delegare
3. ottimizzare
4. automatizzare
5. eliminare
Non si scappa da questi punti, altrimenti il rischio è quello di continuare a giocare a Tetris cercando di incastrare dei pezzi nuovi che non finiscono mai e che prima o poi ci travolgono. I metodi di lavoro non fanno miracoli e, se le cose continuano ad aumentare, dobbiamo affrontare i cinque punti appena visti.
Pensiamo a come mettere in pausa il Tetris.
Pensiamo a tutte le ore che sprechiamo per svolgere attività ripetitive, dare le stesse informazioni, scrivere le stesse cose, cercare file, documenti o cartelle che si trovano ovunque.
Tutto ruota attorno a questa domanda:
«Come possiamo investire il tempo (oggi) per ottenere un effetto moltiplicatore che porterà più vantaggi (domani)?»
Investimento necessario per:
- delegare
- formare le persone
- automatizzare dei passaggi
- imparare una nuova competenza
- comprendere che cosa eliminare
- definire le priorità
Vantaggi in termini di:
- tempo
- idee
- creatività
- benessere
- spazio
- equilibrio
Senza questi investimenti non stiamo sprecando il tempo presente, ma quello futuro.
Siamo già in debito senza saperlo.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 ECCO UN EVENTO GRATUITO DA NON PERDERE: WP-OK DAY
Venerdì 6 e sabato 7 maggio
Il tema centrale è quello della crescita e il programma delle due giornate è davvero ricco.
Sabato parteciperò al panel dedicato a come organizzare la comunicazione del team insieme alle professional organizer Sabrina Toscani e Chiara Battaglioni. E, tra le altre cose che fanno, non sono semplicemente iscritte ad APOI come lo sono io, ma rappresentano l’anima dell’associazione (come presidente e membro del consiglio direttivo).
Per partecipare e seguire tutti gli interventi basta iscriversi qui:
https://wp-ok.it/wpok-day/
--------------------
🔴 TUTORIAL: COME FARE DELLE REGISTRAZIONI IN CANVA
Usiamo lo strumento "Presenta e registra" di Canva: https://youtu.be/MIozOUhfM4Q
HAI IL TUO SISTEMA DA “ORECCHIE DELLE PAGINE DI UN LIBRO”?
Hai presente quando stai leggendo un libro e all’improvviso devi alzarti perché è arrivato il corriere, devi rispondere al telefono oppure senti la pentola a pressione che ha fretta?
Di fronte a un’interruzione “a stretto giro”:
🍏 c’è chi chiude il libro e va verso l’interruzione
🍏 c’è chi si prende il tempo di mettere il segnalibro, usare una penna per mantenere il segno o piegare l’angolo della pagina
È chiaro che chi - prima di andare verso l’interruzione - dedica pochi secondi a fermare il punto di arrivo si trova in una posizione di vantaggio nel momento in cui deciderà di tornare alla lettura.
🔴 E quando lavoriamo? Abbiamo un piano per tenere il segno delle attività interrotte?
Dedichiamo molto tempo cercando di capire come evitare o fermare le interruzioni. Tutto giusto, ma sappiamo anche che non tutte le interruzioni si possono evitare. Soprattutto le interruzioni esterne.
Ecco che avere un sistema consolidato per mettere un segno a quello che stiamo facendo - poco prima dell’interruzione - ci aiuta a:
🍏 spendere meno energie quando ritorneremo al compito A
🍏 riuscire a dedicare più impegno e presenza al compito B senza mantenere il pensiero al compito A che abbiamo interrotto (possiamo aiutare meglio le persone)
🍏 limitare la sensazione di subire le interruzioni perché possiamo mantenere una sorta di proattività* e intenzionalità in quello che stiamo facendo (“ok, è arrivata questa interruzione, ma mi prendo due secondi per mettere quello che rappresenta il mio segnalibro”)
*La proattività è un atteggiamento comportamentale che implica l'agire in anticipo per un problema.
Avere un sistema da “orecchie delle pagine” porta più pace alla nostra mente perché è come mettere un punto a una situazione (punto temporaneo, ma pur sempre una fine, un segnale che ci dica che se non pensiamo più a una certa cosa non succederà niente).
Ogni volta che ti trovi di fronte a un’interruzione che non puoi o vuoi evitare, fai in modo di avere un sistema che ti aiuti a tenere il segno.
P.S.: probabilmente sei una persona che avverte un certo malessere 😃 nel segnare le pagine di un libro con delle pieghe… ma la piega in sé è un forte segno per la nostra memoria, qualcosa che “timbra” il nostro libro, a volte con significati profondi e legati alle emozioni. Un segno che non va via non è sempre una cosa negativa e può aiutarci anche nel lavoro.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Efficacemente ha pubblicato su Instagram una metafora fantastica che riguarda la storia delle carote, delle uova e dei chicchi di caffè…
Duomo di Milano e Google Arts & Culture: un progetto che unisce storia e digitale. Qui il video di presentazione e qui l’esperienza diretta.
Se sei a zero con Notion e vuoi capire se fa per te, ecco l’articolo per AutomatiKing.
Che cosa vuol dire far parte di un’associazione? Ne parlo qui.
Domani con i PRO andremo più nel dettaglio dell’argomento di oggi e vedremo come sfruttare i droni del nostro cervello per lavorare meglio 😃
Hai presente quando stai leggendo un libro e all’improvviso devi alzarti perché è arrivato il corriere, devi rispondere al telefono oppure senti la pentola a pressione che ha fretta?
Di fronte a un’interruzione “a stretto giro”:
🍏 c’è chi chiude il libro e va verso l’interruzione
🍏 c’è chi si prende il tempo di mettere il segnalibro, usare una penna per mantenere il segno o piegare l’angolo della pagina
È chiaro che chi - prima di andare verso l’interruzione - dedica pochi secondi a fermare il punto di arrivo si trova in una posizione di vantaggio nel momento in cui deciderà di tornare alla lettura.
🔴 E quando lavoriamo? Abbiamo un piano per tenere il segno delle attività interrotte?
Dedichiamo molto tempo cercando di capire come evitare o fermare le interruzioni. Tutto giusto, ma sappiamo anche che non tutte le interruzioni si possono evitare. Soprattutto le interruzioni esterne.
Ecco che avere un sistema consolidato per mettere un segno a quello che stiamo facendo - poco prima dell’interruzione - ci aiuta a:
🍏 spendere meno energie quando ritorneremo al compito A
🍏 riuscire a dedicare più impegno e presenza al compito B senza mantenere il pensiero al compito A che abbiamo interrotto (possiamo aiutare meglio le persone)
🍏 limitare la sensazione di subire le interruzioni perché possiamo mantenere una sorta di proattività* e intenzionalità in quello che stiamo facendo (“ok, è arrivata questa interruzione, ma mi prendo due secondi per mettere quello che rappresenta il mio segnalibro”)
*La proattività è un atteggiamento comportamentale che implica l'agire in anticipo per un problema.
Avere un sistema da “orecchie delle pagine” porta più pace alla nostra mente perché è come mettere un punto a una situazione (punto temporaneo, ma pur sempre una fine, un segnale che ci dica che se non pensiamo più a una certa cosa non succederà niente).
Ogni volta che ti trovi di fronte a un’interruzione che non puoi o vuoi evitare, fai in modo di avere un sistema che ti aiuti a tenere il segno.
P.S.: probabilmente sei una persona che avverte un certo malessere 😃 nel segnare le pagine di un libro con delle pieghe… ma la piega in sé è un forte segno per la nostra memoria, qualcosa che “timbra” il nostro libro, a volte con significati profondi e legati alle emozioni. Un segno che non va via non è sempre una cosa negativa e può aiutarci anche nel lavoro.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Efficacemente ha pubblicato su Instagram una metafora fantastica che riguarda la storia delle carote, delle uova e dei chicchi di caffè…
Duomo di Milano e Google Arts & Culture: un progetto che unisce storia e digitale. Qui il video di presentazione e qui l’esperienza diretta.
Se sei a zero con Notion e vuoi capire se fa per te, ecco l’articolo per AutomatiKing.
Che cosa vuol dire far parte di un’associazione? Ne parlo qui.
Domani con i PRO andremo più nel dettaglio dell’argomento di oggi e vedremo come sfruttare i droni del nostro cervello per lavorare meglio 😃
PENSIERO FOCALIZZATO E DIFFUSO
Amo approfondire tutto ciò che in qualche modo riguarda la gestione della conoscenza.
«Abbiamo accumulato un’enorme massa di informazioni a cui è possibile avere accesso. Ma queste informazioni, per il loro mero essere accessibili, non divengono automaticamente conoscenza.» Wendell Berry, L’unico mondo che abbiamo
Non ci manca niente. Strumenti, dati, argomenti… eppure facciamo sempre più fatica a gestire fonti, informazioni o idee.
Maryanne Wolf, nella prefazione del libro Come leggere, pone l’attenzione su questo punto:
«Ogni circuito di lettura si svilupperà e/o si atrofizzerà a seconda dell'enfasi propria del mezzo o dei mezzi utilizzati. Se il mezzo dominante favorisce processi veloci, orientati al multitasking e adatti a grossi volumi d'informazioni, come accade con il digitale, minor tempo e attenzione verranno allocati alle funzioni cognitive e riflessive più lente che richiedono tempo, compromettendo così i processi di lettura profonda. Anche se questi processi hanno precedentemente formato il cervello rendendolo esperto nella lettura attraverso il mezzo della stampa, un circuito di lettura plastico cambierà come risultato dei processi favoriti o scoraggiati dal mezzo più usato. Il principio biologico-culturale è questo: o lo usi o lo perdi. Un circuito di lettura esperto non è un dono permanente; piuttosto, è costruito e ricostruito da ciò che prevale nel suo ambiente e dall'intenzione e dagli scopi del lettore rispetto alla lettura.»
Come sempre, la soluzione non è eliminare la tecnologia, ma imparare a conoscerla.
Non partire dagli strumenti, ma capire cosa c’è dietro.
1️⃣ Comprendere come acquisiamo nuove informazioni.
2️⃣ Mettere in atto dei meccanismi che favoriscano i processi di lettura profonda.
Questi due punti si ritrovano negli studi di Barbara Oakley, professoressa di ingegneria alla Oakland University e alla McMaster University. Autrice di numerosi testi, ha creato anche diversi corsi dedicati alle modalità di apprendimento e forse il più famoso è Learning How to Learn, disponibile su Coursera.
Uno dei concetti più importanti riguarda la necessità di ricercare un equilibrio tra:
🍏 Un pensiero focalizzato: quando ci concentriamo su un aspetto in particolare, con un obiettivo specifico.
🍏 Un pensiero diffuso: quando lasciamo che la mente vaghi liberamente senza un piano.
Una modalità aiuta l’altra. Con la prima ci sforziamo di trovare soluzioni, studiare un tema specifico, entrare in profondità rispetto a un problema; con la seconda e con la mente più libera, riusciamo a guardare dall’alto la situazione in generale e fare nuove connessioni.
La chiave è qui: far collaborare comprensione e creatività.
Avete presente la Tecnica del Pomodoro? O comunque il continuo passaggio tra lavoro focalizzato e pausa? Si basa su questo concetto: Focus + Relax.
Qui un breve video sulle due modalità di pensiero:
https://youtu.be/dzjsk5e7srI
Non vedo l’ora che mi arrivi il libro di Tiago Forte, Building a Second Brain. Non dovrebbe mancare molto e condividerò con voi le mie riflessioni.
🔴 Per approfondire:
1. Abbiamo parlato di giardino digitale:
https://presentedaremoto.it/giardino-digitale/
2. Abbiamo visto come sfruttare la serendipità degli strumenti:
https://xn--r1a.website/alumedifare/999
Che cosa significa serendipità? Ce lo spiegano William Holden e Audrey Hepburn (dal film Insieme a Parigi):
https://youtu.be/MNIK769m5t4
Con i PRO abbiamo approfondito questo tema nella puntata 72 e domani vedremo come sfruttare la scrittura come “parcheggio” 😃
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 Novità:
1. Elogio degli strumenti:
https://www.linkedin.com/pulse/elogio-degli-strumenti-o-forse-debora-montoli/
2. È uscito il podcast di APOI, Un mondo di organizzazione:
https://open.spotify.com/show/0pTVGHNQcftbhxFhSb7Nu1
--------------------
Amo approfondire tutto ciò che in qualche modo riguarda la gestione della conoscenza.
«Abbiamo accumulato un’enorme massa di informazioni a cui è possibile avere accesso. Ma queste informazioni, per il loro mero essere accessibili, non divengono automaticamente conoscenza.» Wendell Berry, L’unico mondo che abbiamo
Non ci manca niente. Strumenti, dati, argomenti… eppure facciamo sempre più fatica a gestire fonti, informazioni o idee.
Maryanne Wolf, nella prefazione del libro Come leggere, pone l’attenzione su questo punto:
«Ogni circuito di lettura si svilupperà e/o si atrofizzerà a seconda dell'enfasi propria del mezzo o dei mezzi utilizzati. Se il mezzo dominante favorisce processi veloci, orientati al multitasking e adatti a grossi volumi d'informazioni, come accade con il digitale, minor tempo e attenzione verranno allocati alle funzioni cognitive e riflessive più lente che richiedono tempo, compromettendo così i processi di lettura profonda. Anche se questi processi hanno precedentemente formato il cervello rendendolo esperto nella lettura attraverso il mezzo della stampa, un circuito di lettura plastico cambierà come risultato dei processi favoriti o scoraggiati dal mezzo più usato. Il principio biologico-culturale è questo: o lo usi o lo perdi. Un circuito di lettura esperto non è un dono permanente; piuttosto, è costruito e ricostruito da ciò che prevale nel suo ambiente e dall'intenzione e dagli scopi del lettore rispetto alla lettura.»
Come sempre, la soluzione non è eliminare la tecnologia, ma imparare a conoscerla.
Non partire dagli strumenti, ma capire cosa c’è dietro.
1️⃣ Comprendere come acquisiamo nuove informazioni.
2️⃣ Mettere in atto dei meccanismi che favoriscano i processi di lettura profonda.
Questi due punti si ritrovano negli studi di Barbara Oakley, professoressa di ingegneria alla Oakland University e alla McMaster University. Autrice di numerosi testi, ha creato anche diversi corsi dedicati alle modalità di apprendimento e forse il più famoso è Learning How to Learn, disponibile su Coursera.
Uno dei concetti più importanti riguarda la necessità di ricercare un equilibrio tra:
🍏 Un pensiero focalizzato: quando ci concentriamo su un aspetto in particolare, con un obiettivo specifico.
🍏 Un pensiero diffuso: quando lasciamo che la mente vaghi liberamente senza un piano.
Una modalità aiuta l’altra. Con la prima ci sforziamo di trovare soluzioni, studiare un tema specifico, entrare in profondità rispetto a un problema; con la seconda e con la mente più libera, riusciamo a guardare dall’alto la situazione in generale e fare nuove connessioni.
La chiave è qui: far collaborare comprensione e creatività.
Avete presente la Tecnica del Pomodoro? O comunque il continuo passaggio tra lavoro focalizzato e pausa? Si basa su questo concetto: Focus + Relax.
Qui un breve video sulle due modalità di pensiero:
https://youtu.be/dzjsk5e7srI
Non vedo l’ora che mi arrivi il libro di Tiago Forte, Building a Second Brain. Non dovrebbe mancare molto e condividerò con voi le mie riflessioni.
🔴 Per approfondire:
1. Abbiamo parlato di giardino digitale:
https://presentedaremoto.it/giardino-digitale/
2. Abbiamo visto come sfruttare la serendipità degli strumenti:
https://xn--r1a.website/alumedifare/999
Che cosa significa serendipità? Ce lo spiegano William Holden e Audrey Hepburn (dal film Insieme a Parigi):
https://youtu.be/MNIK769m5t4
Con i PRO abbiamo approfondito questo tema nella puntata 72 e domani vedremo come sfruttare la scrittura come “parcheggio” 😃
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 Novità:
1. Elogio degli strumenti:
https://www.linkedin.com/pulse/elogio-degli-strumenti-o-forse-debora-montoli/
2. È uscito il podcast di APOI, Un mondo di organizzazione:
https://open.spotify.com/show/0pTVGHNQcftbhxFhSb7Nu1
--------------------
UN PASSATO FATTO DI NOTE E APPUNTI
È arrivato, ma non ho ancora finito di leggere il libro Building a Second Brain di Tiago Forte. Per adesso lo trovo molto interessante e, tra le altre cose, amo comprendere cosa porti le persone a parlare di determinati argomenti.
Prima di condividere con voi alcune considerazioni più specifiche in merito al libro, vorrei riportare - anche per me 😅 - il percorso che, a grandi linee, ha tracciato l’arte delle note.
Qui abbiamo parlato della gestione della conoscenza personale (PKM), di organizzazione, di utilizzo di alcuni tool utili e dei loro vantaggi. Ma anche di PIM e KM.
Robert Greene ha scritto molti libri grazie ai suoi appunti presi su dei cartoncini, tipo quelli usati negli schedari degli archivi (anche se lui ha usato le scatole delle scarpe come contenitore).
Guardate questo video con la spiegazione del metodo Zettelkasten e della logica che c'è dietro l'uso delle schede.
Anche Ronald Reagan aveva un'abitudine simile che lo ha aiutato a scrivere i suoi libri. Usava dei cartoncini più piccoli che conservava in album solitamente dedicati alla raccolta di foto. Le sue note sono state raccolte in un libro curato da Douglas Brinkley.
Alla base del metodo troviamo dei contenitori/raccoglitori, le schede e una penna. E nonostante questa semplicità apparente, dietro c'è un mondo da esplorare. Anche perché il vero punto di forza consiste nel rivedere le note e nel riuscire a fare i migliori collegamenti possibili.
Lasciatevi ispirare da questi taccuini tascabili usati da 20 personaggi storici.
Ed ecco alcune note a margine di Mark Twain o gli appunti di Vladimir Nabokov.
Marginalia, Commonplace Book, Memex e Ipertesto, Digital Garden e anche Second Brain.
Un percorso che ha inizio nel passato e che merita molta attenzione per fermare il rumore e aiutare la nostra attenzione.
P.S.: su YouTube ci sono tantissimi esempi pratici su come organizzare le informazioni. In questo video - che condivido anche se è passato un po’ di tempo e qualcosa sarà cambiato - Tiago Forte mostra come usa Evernote in modo individuale e come usa Notion per collaborare.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 ALTRE RISORSE
🍏 Dal passato al futuro per organizzare la scrittura
🍏 Consigli e accessori per organizzare gli appunti dei manuali
🍏 Casualmente 😅 ho scritto un libro che parla anche di questi argomenti 😃
🍏 E sabato con i PRO andremo in bicicletta…
È arrivato, ma non ho ancora finito di leggere il libro Building a Second Brain di Tiago Forte. Per adesso lo trovo molto interessante e, tra le altre cose, amo comprendere cosa porti le persone a parlare di determinati argomenti.
Prima di condividere con voi alcune considerazioni più specifiche in merito al libro, vorrei riportare - anche per me 😅 - il percorso che, a grandi linee, ha tracciato l’arte delle note.
Qui abbiamo parlato della gestione della conoscenza personale (PKM), di organizzazione, di utilizzo di alcuni tool utili e dei loro vantaggi. Ma anche di PIM e KM.
Robert Greene ha scritto molti libri grazie ai suoi appunti presi su dei cartoncini, tipo quelli usati negli schedari degli archivi (anche se lui ha usato le scatole delle scarpe come contenitore).
Guardate questo video con la spiegazione del metodo Zettelkasten e della logica che c'è dietro l'uso delle schede.
Anche Ronald Reagan aveva un'abitudine simile che lo ha aiutato a scrivere i suoi libri. Usava dei cartoncini più piccoli che conservava in album solitamente dedicati alla raccolta di foto. Le sue note sono state raccolte in un libro curato da Douglas Brinkley.
Alla base del metodo troviamo dei contenitori/raccoglitori, le schede e una penna. E nonostante questa semplicità apparente, dietro c'è un mondo da esplorare. Anche perché il vero punto di forza consiste nel rivedere le note e nel riuscire a fare i migliori collegamenti possibili.
Lasciatevi ispirare da questi taccuini tascabili usati da 20 personaggi storici.
Ed ecco alcune note a margine di Mark Twain o gli appunti di Vladimir Nabokov.
Marginalia, Commonplace Book, Memex e Ipertesto, Digital Garden e anche Second Brain.
Un percorso che ha inizio nel passato e che merita molta attenzione per fermare il rumore e aiutare la nostra attenzione.
P.S.: su YouTube ci sono tantissimi esempi pratici su come organizzare le informazioni. In questo video - che condivido anche se è passato un po’ di tempo e qualcosa sarà cambiato - Tiago Forte mostra come usa Evernote in modo individuale e come usa Notion per collaborare.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 ALTRE RISORSE
🍏 Dal passato al futuro per organizzare la scrittura
🍏 Consigli e accessori per organizzare gli appunti dei manuali
🍏 Casualmente 😅 ho scritto un libro che parla anche di questi argomenti 😃
🍏 E sabato con i PRO andremo in bicicletta…
Ciao! Sto preparando i prossimi post su come prendere le note, insieme ad alcune riflessioni sul libro che ho appena finito di leggere.
Nel frattempo e visto che ho letto una bellissima domanda che riguarda il linguaggio, voglio girarla a voi applicandola al lavoro.
🍏 Come lavorerebbe la persona che vuoi diventare? 🍏
Cosa cambieresti o miglioreresti?
Può essere qualcosa che riguarda gli aspetti organizzativi e tecnici oppure l’approccio mentale. Su cosa agiresti?
Nel frattempo e visto che ho letto una bellissima domanda che riguarda il linguaggio, voglio girarla a voi applicandola al lavoro.
🍏 Come lavorerebbe la persona che vuoi diventare? 🍏
Cosa cambieresti o miglioreresti?
Può essere qualcosa che riguarda gli aspetti organizzativi e tecnici oppure l’approccio mentale. Su cosa agiresti?
Così a caldo, la parola "produttività" e l'espressione "essere più produttivi" vi portano maggiormente verso una sensazione di benessere oppure verso una certa irritabilità o ansia 😅?
Anonymous Poll
46%
Benessere
54%
Irritabilità/ansia
EVERGREEN, ATOMIC, BOAT… ??? #postlungo
In linea generale si tratta di approcci da seguire per scrivere note, appunti e idee con il fine di prenderci cura della nostra conoscenza personale.
Oggi ci focalizziamo su quella che è una Atomic Note - una delle caratteristiche delle Evergreen Note - intesa come l'unità più piccola di un concetto che non può essere ulteriormente diviso.
🔴 ALCUNE CARATTERISTICHE
🍏 ogni nota è un singolo nodo a cui è possibile fare riferimento, è indipendente e può essere compresa senza ricorrere ad altre note
🍏 ogni idea favorisce il riutilizzo e la creazione di collegamenti
🍏 è più semplice trovare e stabilire relazioni tra le note
🍏 ci protegge dal consumo eccessivo di contenuti
🍏 si allena il pensiero attraverso la scrittura
🍏 è in continua evoluzione, collegamento dopo collegamento
🍏 è richiesto un maggiore impegno nella comprensione che ci allontana dall’accumulazione eccessiva
🍏 ci allontana dalle strutture gerarchiche
🍏 le idee migliori sono una combinazione di ciò che ci succede nella vita, di ciò che fa parte del nutrimento della nostra mente
🔴 L'ORIGINE DEL PRINCIPIO DI ATOMICITÀ
Tra le prime persone che hanno descritto le Atomic Note e anche le Evergreen Note troviamo Andy Matuschak e Christian Tietze.
Il concetto si collega al sistema di Niklas Luhmann chiamato Zettelkasten e al concetto informatico di Separation of Concerns, che, in breve, significa segmentare un programma in sezioni distinte dove ogni sezione affronta un problema separato (l’arte di segmentare e di scomporre la ritroviamo anche nei progetti, nella gestione del tempo e nelle note).
🔴 I TERMINI COLLEGATI
BOAT: Block of Atomic Thought (la nota grezza e ancora acerba, che non è pronta per diventare una Evergreen Note).
Permanent Note o Literature Note: sono le note rielaborate con le nostre parole (è il momento in cui prendiamo le note grezze e scriviamo le nostre considerazioni).
L’esempio di Martin Adams è molto interessante e Maggie Appleton ha illustrato alla perfezione i concetti.
🔴 I VANTAGGI
In queste parole di Sönke Ahrens c’è tutto:
«Senza un serbatoio permanente di idee, non sarai in grado di sviluppare concetti importanti per un lungo periodo di tempo perché ti stai limitando alla lunghezza di un singolo progetto o alla capacità della tua memoria. Ma questo non basta per avere idee eccezionali.»
Il problema di non avere un aiuto esterno alla mente - un deposito di conoscenza - è ripreso anche da Bryan Lee:
«Se dovessimo utilizzare un computer che costantemente perde il 90% di tutto ciò che salviamo, potrebbe funzionare solo con 5-7 informazioni alla volta prima che ogni nuovo pezzo sovrascriva una parte esistente. Non potremmo mai affrontare problemi complessi su una macchina del genere, eppure è ciò che la maggior parte delle persone cerca di fare basandosi esclusivamente sui propri pensieri interni. Le nostre menti sono piuttosto terribili nell'archiviazione a lungo termine delle informazioni e altrettanto pessime nell'archiviazione a breve termine. La scrittura ti aiuta a pensare in un modo che nessun altro mezzo può fare perché una volta che hai esternato i tuoi pensieri per iscritto, puoi iniziare a modificarli, perfezionarli, copiarli, espanderli e riordinarli.»
L’attività di prendere note ha gli stessi vantaggi dell’interesse composto. Esattamente come ha descritto Richard Hamming:
«Conoscenza e produttività sono come l'interesse composto. Più sai, più impari; più impari, più puoi fare; più puoi fare, maggiore è l'opportunità. Date due persone con esattamente le stesse capacità, l'unica persona che riesce, giorno dopo giorno, a dedicare un'ora in più a pensare sarà tremendamente più produttiva nel corso della vita.»
Purtroppo non prendiamo molto seriamente il lavoro che si può fare sulla nostra conoscenza, ma una piccola nota presa con costanza può creare un impatto enorme nelle nostra vite. Guardate questo video e immaginate che il pezzo più piccolo del domino sia una nota atomica.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
In linea generale si tratta di approcci da seguire per scrivere note, appunti e idee con il fine di prenderci cura della nostra conoscenza personale.
Oggi ci focalizziamo su quella che è una Atomic Note - una delle caratteristiche delle Evergreen Note - intesa come l'unità più piccola di un concetto che non può essere ulteriormente diviso.
🔴 ALCUNE CARATTERISTICHE
🍏 ogni nota è un singolo nodo a cui è possibile fare riferimento, è indipendente e può essere compresa senza ricorrere ad altre note
🍏 ogni idea favorisce il riutilizzo e la creazione di collegamenti
🍏 è più semplice trovare e stabilire relazioni tra le note
🍏 ci protegge dal consumo eccessivo di contenuti
🍏 si allena il pensiero attraverso la scrittura
🍏 è in continua evoluzione, collegamento dopo collegamento
🍏 è richiesto un maggiore impegno nella comprensione che ci allontana dall’accumulazione eccessiva
🍏 ci allontana dalle strutture gerarchiche
🍏 le idee migliori sono una combinazione di ciò che ci succede nella vita, di ciò che fa parte del nutrimento della nostra mente
🔴 L'ORIGINE DEL PRINCIPIO DI ATOMICITÀ
Tra le prime persone che hanno descritto le Atomic Note e anche le Evergreen Note troviamo Andy Matuschak e Christian Tietze.
Il concetto si collega al sistema di Niklas Luhmann chiamato Zettelkasten e al concetto informatico di Separation of Concerns, che, in breve, significa segmentare un programma in sezioni distinte dove ogni sezione affronta un problema separato (l’arte di segmentare e di scomporre la ritroviamo anche nei progetti, nella gestione del tempo e nelle note).
🔴 I TERMINI COLLEGATI
BOAT: Block of Atomic Thought (la nota grezza e ancora acerba, che non è pronta per diventare una Evergreen Note).
Permanent Note o Literature Note: sono le note rielaborate con le nostre parole (è il momento in cui prendiamo le note grezze e scriviamo le nostre considerazioni).
L’esempio di Martin Adams è molto interessante e Maggie Appleton ha illustrato alla perfezione i concetti.
🔴 I VANTAGGI
In queste parole di Sönke Ahrens c’è tutto:
«Senza un serbatoio permanente di idee, non sarai in grado di sviluppare concetti importanti per un lungo periodo di tempo perché ti stai limitando alla lunghezza di un singolo progetto o alla capacità della tua memoria. Ma questo non basta per avere idee eccezionali.»
Il problema di non avere un aiuto esterno alla mente - un deposito di conoscenza - è ripreso anche da Bryan Lee:
«Se dovessimo utilizzare un computer che costantemente perde il 90% di tutto ciò che salviamo, potrebbe funzionare solo con 5-7 informazioni alla volta prima che ogni nuovo pezzo sovrascriva una parte esistente. Non potremmo mai affrontare problemi complessi su una macchina del genere, eppure è ciò che la maggior parte delle persone cerca di fare basandosi esclusivamente sui propri pensieri interni. Le nostre menti sono piuttosto terribili nell'archiviazione a lungo termine delle informazioni e altrettanto pessime nell'archiviazione a breve termine. La scrittura ti aiuta a pensare in un modo che nessun altro mezzo può fare perché una volta che hai esternato i tuoi pensieri per iscritto, puoi iniziare a modificarli, perfezionarli, copiarli, espanderli e riordinarli.»
L’attività di prendere note ha gli stessi vantaggi dell’interesse composto. Esattamente come ha descritto Richard Hamming:
«Conoscenza e produttività sono come l'interesse composto. Più sai, più impari; più impari, più puoi fare; più puoi fare, maggiore è l'opportunità. Date due persone con esattamente le stesse capacità, l'unica persona che riesce, giorno dopo giorno, a dedicare un'ora in più a pensare sarà tremendamente più produttiva nel corso della vita.»
Purtroppo non prendiamo molto seriamente il lavoro che si può fare sulla nostra conoscenza, ma una piccola nota presa con costanza può creare un impatto enorme nelle nostra vite. Guardate questo video e immaginate che il pezzo più piccolo del domino sia una nota atomica.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
YouTube
Domino Chain Reaction (short version): geometric growth in action
A domino can knock over another domino about 1.5x larger than itself. A chain of dominos of increasing size makes a kind of mechanical chain reaction that starts with a tiny push and knocks down an impressively large domino.
Original idea by Lorne Whitehead…
Original idea by Lorne Whitehead…
👍1
P.S.: non conservate idee o informazioni su cose che sapete già. Le note vi devono sorprendere.
P.P.S.: salvate un contenuto e riguardatelo in un secondo momento per scoprire se vi piace ancora e se merita la vostra attenzione.
P.P.P.S.: costruite un flusso di gestione delle informazioni che sia il più semplice possibile per voi.
P.P.S.: salvate un contenuto e riguardatelo in un secondo momento per scoprire se vi piace ancora e se merita la vostra attenzione.
P.P.P.S.: costruite un flusso di gestione delle informazioni che sia il più semplice possibile per voi.
Vi piacerebbe seguire un corso sulla gestione della conoscenza personale*?
(*a pagamento perché devo chiudere il mutuo e mi mancano 19 anni e spicci 😅)
(*a pagamento perché devo chiudere il mutuo e mi mancano 19 anni e spicci 😅)
Anonymous Poll
26%
Non molto
37%
Tanto
18%
Tantissimo
18%
Ma non l'hai ancora fatto?
❤2
COSE CHE PUOI FARE IN OGNI PERIODO DELL'ANNO
Condivido con voi 10 cose (+1) che mi aiutano a lavorare meglio sentendomi meglio:
1️⃣ Controllate gli abbonamenti che avete attivato. Qui abbiamo visto come l'organizzazione ci aiuta a risparmiare: https://xn--r1a.website/alumedifare/954
2️⃣ Fate un elenco degli strumenti che usate ed eliminate tutto ciò che è entrato a far parte del cimitero tecnologico, come abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/742
3️⃣ Definite un metodo per tenere traccia delle attività interrotte, il vostro sistema da "orecchie delle pagine di un libro": https://xn--r1a.website/alumedifare/1006
4️⃣ Inserite nel calendario il tempo per voi, il tempo per fare e il tempo per le relazioni. Proprio come ha fatto Graham Jenkin: https://xn--r1a.website/alumedifare/927
5️⃣ Migliorate il vostro spazio di lavoro rafforzando la collaborazione tra spazio fisico e digitale: https://xn--r1a.website/alumedifare/896
6️⃣ Evitate che le videochiamate vi tolgano troppa energia, anche quando non potete evitarle: https://xn--r1a.website/alumedifare/836
7️⃣ Lavorate o non fate niente: https://xn--r1a.website/alumedifare/1000
8️⃣ Fare spazio come regola di vita: https://xn--r1a.website/alumedifare/980
9️⃣ L'arte del fare meno: https://xn--r1a.website/alumedifare/963
🔟 Se collaborate con clienti o colleghi ansiosi, non cercate di cambiarli e fatevi un favore: tirate fuori i super poteri e proteggetevi per non farvi contagiare, proprio come dovreste evitare i danni dei "gabbiani" (The Seagull Effect: https://xn--r1a.website/alumedifare/896). Vale sempre la citazione: "Se non puoi migliorare la giornata di una persona, almeno non romperle le scatole". 😃
💯 Costruite il barattolo della felicità anche al lavoro:
https://xn--r1a.website/alumedifare/427
🔴 Che cosa state mettendo in pratica in questo periodo?
Condivido con voi 10 cose (+1) che mi aiutano a lavorare meglio sentendomi meglio:
1️⃣ Controllate gli abbonamenti che avete attivato. Qui abbiamo visto come l'organizzazione ci aiuta a risparmiare: https://xn--r1a.website/alumedifare/954
2️⃣ Fate un elenco degli strumenti che usate ed eliminate tutto ciò che è entrato a far parte del cimitero tecnologico, come abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/742
3️⃣ Definite un metodo per tenere traccia delle attività interrotte, il vostro sistema da "orecchie delle pagine di un libro": https://xn--r1a.website/alumedifare/1006
4️⃣ Inserite nel calendario il tempo per voi, il tempo per fare e il tempo per le relazioni. Proprio come ha fatto Graham Jenkin: https://xn--r1a.website/alumedifare/927
5️⃣ Migliorate il vostro spazio di lavoro rafforzando la collaborazione tra spazio fisico e digitale: https://xn--r1a.website/alumedifare/896
6️⃣ Evitate che le videochiamate vi tolgano troppa energia, anche quando non potete evitarle: https://xn--r1a.website/alumedifare/836
7️⃣ Lavorate o non fate niente: https://xn--r1a.website/alumedifare/1000
8️⃣ Fare spazio come regola di vita: https://xn--r1a.website/alumedifare/980
9️⃣ L'arte del fare meno: https://xn--r1a.website/alumedifare/963
🔟 Se collaborate con clienti o colleghi ansiosi, non cercate di cambiarli e fatevi un favore: tirate fuori i super poteri e proteggetevi per non farvi contagiare, proprio come dovreste evitare i danni dei "gabbiani" (The Seagull Effect: https://xn--r1a.website/alumedifare/896). Vale sempre la citazione: "Se non puoi migliorare la giornata di una persona, almeno non romperle le scatole". 😃
💯 Costruite il barattolo della felicità anche al lavoro:
https://xn--r1a.website/alumedifare/427
🔴 Che cosa state mettendo in pratica in questo periodo?
❤5👍3
CONCENTRAZIONE E CAOS
Dave Crenshaw è un autore che ha scritto diversi libri sulla gestione del tempo, sul mito del multitasking e sulla produttività.
Tra i numerosi consigli che dà, c'è quello di chiedersi dove ci troviamo rispetto a una scala che va dalla concentrazione al caos.
- Concentrazione intesa anche come la capacità di scegliere come usare le risorse a disposizione e, soprattutto, su cosa usarle.
- Caos inteso come l’assenza di scelta consapevole nella gestione di ciò che dovremmo fare.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso la concentrazione è una persona molto organizzata che non ha grossi problemi a definire le priorità e portare a termine i vari compiti. Può non sopportare l’inefficienza altrui oppure può essere portata ad aiutare e a guidare gli altri.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso il caos non va molto d’accordo con l’organizzazione. Spesso è una persona disordinata che riesce a trovare il necessario e a finire le attività con fatica, non sempre nel rispetto delle scadenze. Trova frustrante seguire dei corsi su, ad esempio, la gestione del tempo perché spesso si tratta di percorsi tenuti da persone che rientrano nella prima categoria (facendo percepire una “distanza” di approccio considerevole).
🔴 Chi si colloca all’incirca nella parte centrale della linea si ritiene una persona concentrata, ma prova anche molta frustrazione perché sente di avere delle difficoltà e non riesce a essere così focalizzata come un tempo (si parla di sensazione della perdita di concentrazione e di un continuo oscillare da un punto all'altro della scala).
Conoscersi e sapere qual è il nostro posto sulla linea permette di migliorare gli aspetti che ci fanno lavorare male (per i PRO: preparatevi ad approfondire questo tema con il numero di sabato).
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Dave Crenshaw è un autore che ha scritto diversi libri sulla gestione del tempo, sul mito del multitasking e sulla produttività.
Tra i numerosi consigli che dà, c'è quello di chiedersi dove ci troviamo rispetto a una scala che va dalla concentrazione al caos.
- Concentrazione intesa anche come la capacità di scegliere come usare le risorse a disposizione e, soprattutto, su cosa usarle.
- Caos inteso come l’assenza di scelta consapevole nella gestione di ciò che dovremmo fare.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso la concentrazione è una persona molto organizzata che non ha grossi problemi a definire le priorità e portare a termine i vari compiti. Può non sopportare l’inefficienza altrui oppure può essere portata ad aiutare e a guidare gli altri.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso il caos non va molto d’accordo con l’organizzazione. Spesso è una persona disordinata che riesce a trovare il necessario e a finire le attività con fatica, non sempre nel rispetto delle scadenze. Trova frustrante seguire dei corsi su, ad esempio, la gestione del tempo perché spesso si tratta di percorsi tenuti da persone che rientrano nella prima categoria (facendo percepire una “distanza” di approccio considerevole).
🔴 Chi si colloca all’incirca nella parte centrale della linea si ritiene una persona concentrata, ma prova anche molta frustrazione perché sente di avere delle difficoltà e non riesce a essere così focalizzata come un tempo (si parla di sensazione della perdita di concentrazione e di un continuo oscillare da un punto all'altro della scala).
Conoscersi e sapere qual è il nostro posto sulla linea permette di migliorare gli aspetti che ci fanno lavorare male (per i PRO: preparatevi ad approfondire questo tema con il numero di sabato).
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Qual è il vostro posto sulla linea?
Anonymous Poll
24%
Verso la concentrazione
28%
Verso il caos
47%
In mezzo
CHE COSA PUOI FARE PER MIGLIORARE L'USO DEL TELEFONO
Non è così facile, ma sto cercando di ridurre l’uso del telefono.
Lo faccio provando ad aumentare la consapevolezza di quello che avverto quando mi viene la tentazione di sbloccare lo smartphone.
Tutto questo principalmente per due motivi:
🍏 Evitare il fenomeno degli squilli fantasma o delle vibrazioni fantasma
Quando ti sembra di sentire suonare il telefono o di ricevere una notifica, anche sotto forma di vibrazione, in realtà si sta verificando questo fenomeno:
«È la percezione che il telefono stia vibrando o suonando in assenza di un reale stimolo. Gli affetti da questa sindrome manifestano stati d’ansia dovuti a squilli, vibrazioni o notifiche che in realtà non esistono.»
🍏 Indebolire il vortice senza fine
In questo caso intendo quella malsana abitudine di:
- sbloccare il telefono
- scorrere tra le varie app senza aprire nulla
- bloccare il telefono
- sbloccarlo di nuovo dopo un po’ di tempo… in un ciclo infinito.
Qui entra in gioco la nostra voglia di trovare delle novità, di sfuggire alla noia o alla solitudine, di vedere se sono spuntate delle notifiche o se sono apparse delle icone colorate.
Se ci fai caso, almeno nei telefoni che ho usato era ed è così, i numeri che appaiono nell’angolo in alto a destra delle icone e che hanno lo scopo di segnalare le chiamate perse o i messaggi ricevuti sono di colore rosso. Rosso non certo usato a caso, ma proprio come attivatore della nostra attenzione, che viene richiesta in cambio di quella che dovrebbe essere una (falsa) “ricompensa” (gratificazione).
A seconda dei modelli, ci sono alcune impostazioni molto utili da usare per far passare il telefono da nemico ad alleato:
- non lasciare che si illumini lo schermo a ogni movimento;
- usare diversi filtri di chiamate e notifiche;
- limitare il numero totale di schermate;
- creare più cartelle per raggruppare le app (più cartelle, meno icone vaganti).
--------------------
🧞♀️Con la versione completa riservata alle persone iscritte, ho approfondito questi temi per togliere l’effetto luna park dal telefono.
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
P.S.: leggendo uno dei libri di Michael J Fox, in particolare Il futuro è stato bellissimo. Considerazioni di un ottimista sulla mortalità, la salute dell’attore passa quasi in secondo piano e questa cosa mi ha fatto riflettere tantissimo sul significato dello spazio, del tempo e del lavoro.
Sali a bordo della DeLorean e seguimi in questo viaggio che ci permetterà di vivere appieno il nostro tempo a 88 miglia all’ora 😃
https://www.linkedin.com/pulse/lavorare-88-miglia-allora-debora-montoli/
Non è così facile, ma sto cercando di ridurre l’uso del telefono.
Lo faccio provando ad aumentare la consapevolezza di quello che avverto quando mi viene la tentazione di sbloccare lo smartphone.
Tutto questo principalmente per due motivi:
🍏 Evitare il fenomeno degli squilli fantasma o delle vibrazioni fantasma
Quando ti sembra di sentire suonare il telefono o di ricevere una notifica, anche sotto forma di vibrazione, in realtà si sta verificando questo fenomeno:
«È la percezione che il telefono stia vibrando o suonando in assenza di un reale stimolo. Gli affetti da questa sindrome manifestano stati d’ansia dovuti a squilli, vibrazioni o notifiche che in realtà non esistono.»
🍏 Indebolire il vortice senza fine
In questo caso intendo quella malsana abitudine di:
- sbloccare il telefono
- scorrere tra le varie app senza aprire nulla
- bloccare il telefono
- sbloccarlo di nuovo dopo un po’ di tempo… in un ciclo infinito.
Qui entra in gioco la nostra voglia di trovare delle novità, di sfuggire alla noia o alla solitudine, di vedere se sono spuntate delle notifiche o se sono apparse delle icone colorate.
Se ci fai caso, almeno nei telefoni che ho usato era ed è così, i numeri che appaiono nell’angolo in alto a destra delle icone e che hanno lo scopo di segnalare le chiamate perse o i messaggi ricevuti sono di colore rosso. Rosso non certo usato a caso, ma proprio come attivatore della nostra attenzione, che viene richiesta in cambio di quella che dovrebbe essere una (falsa) “ricompensa” (gratificazione).
A seconda dei modelli, ci sono alcune impostazioni molto utili da usare per far passare il telefono da nemico ad alleato:
- non lasciare che si illumini lo schermo a ogni movimento;
- usare diversi filtri di chiamate e notifiche;
- limitare il numero totale di schermate;
- creare più cartelle per raggruppare le app (più cartelle, meno icone vaganti).
--------------------
🧞♀️Con la versione completa riservata alle persone iscritte, ho approfondito questi temi per togliere l’effetto luna park dal telefono.
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
P.S.: leggendo uno dei libri di Michael J Fox, in particolare Il futuro è stato bellissimo. Considerazioni di un ottimista sulla mortalità, la salute dell’attore passa quasi in secondo piano e questa cosa mi ha fatto riflettere tantissimo sul significato dello spazio, del tempo e del lavoro.
Sali a bordo della DeLorean e seguimi in questo viaggio che ci permetterà di vivere appieno il nostro tempo a 88 miglia all’ora 😃
https://www.linkedin.com/pulse/lavorare-88-miglia-allora-debora-montoli/
POSTICIPARE SÌ, MA CON INTENZIONALITÀ
Capita di arrivare alla fine della giornata e avere delle attività in sospeso. L’azione più ricorrente è quella di posticipare l'incompiuto al giorno successivo.
Se anche voi avete questa abitudine, pensateci un attimo:
🍏 State spostando con intenzionalità perché l’indomani avete la certezza di riservare del tempo per svolgere l’attività posticipata oppure lo state facendo quasi in automatico e solo per liberare la lista del giorno?
Se posticipate quasi in automatico, piuttosto non fatelo perché tanto non funzionerà. Guardate davvero il calendario e scegliete il momento migliore, cercando di capire il motivo di questo rimando e che cosa potete fare per rendere più concreta l’attività da completare.
Non c’è niente di male nel posticipare e, in fondo, l’evoluzione delle liste di cose da fare riguarda anche il raggiungimento di un buon livello di flessibilità. Ma gli aspetti negativi si verificano quando manca la riflessione su cosa facciamo e cosa riprogrammiamo, trascinando insieme alle date un senso di sovraccarico che non ci lascia stare.
Siamo ad Halloween ed è un buon momento per esorcizzare quelle piccole paure che vengono trascinate, proprio come i bambini che cercano di conoscere un po’ meglio quelle cose che normalmente spaventano un po’. Ecco che anche noi possiamo affrontare ciò che ci crea piccole ansie o paure nel lavoro, quelle sensazioni negative che richiedono la nostra attenzione.
--------------------
🧞♀️Con la versione completa riservata alle persone iscritte, ho approfondito il tema delle liste di cose da fare in due puntate.
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
P.S.: «L’effetto bordo fa riferimento a un luogo in cui un habitat sta cambiando, dove una palude si trasforma in uno stagno, una foresta in un campo, un fiume in un mare. Questi luoghi tendono a essere ricchi di forme di vita e strategie di sopravvivenza. Si tratta di luoghi in cui si trova una maggiore ricchezza biologica.»
La collaborazione funziona quando si percepisce la ricchezza in tutte le sue forme, non solo economica. Una vera linfa vitale.
Tempo, tranquillità, professionalità, creatività, organizzazione, cura, approccio proattivo... sono solo alcuni degli ingredienti che danno soddisfazione e che arricchiscono. Ingredienti che ci fanno lavorare meglio grazie all'assistenza virtuale e alla delega:
https://www.automatiking.com/assistente-virtuale-per-pmi-e-professionisti/
Capita di arrivare alla fine della giornata e avere delle attività in sospeso. L’azione più ricorrente è quella di posticipare l'incompiuto al giorno successivo.
Se anche voi avete questa abitudine, pensateci un attimo:
🍏 State spostando con intenzionalità perché l’indomani avete la certezza di riservare del tempo per svolgere l’attività posticipata oppure lo state facendo quasi in automatico e solo per liberare la lista del giorno?
Se posticipate quasi in automatico, piuttosto non fatelo perché tanto non funzionerà. Guardate davvero il calendario e scegliete il momento migliore, cercando di capire il motivo di questo rimando e che cosa potete fare per rendere più concreta l’attività da completare.
Non c’è niente di male nel posticipare e, in fondo, l’evoluzione delle liste di cose da fare riguarda anche il raggiungimento di un buon livello di flessibilità. Ma gli aspetti negativi si verificano quando manca la riflessione su cosa facciamo e cosa riprogrammiamo, trascinando insieme alle date un senso di sovraccarico che non ci lascia stare.
Siamo ad Halloween ed è un buon momento per esorcizzare quelle piccole paure che vengono trascinate, proprio come i bambini che cercano di conoscere un po’ meglio quelle cose che normalmente spaventano un po’. Ecco che anche noi possiamo affrontare ciò che ci crea piccole ansie o paure nel lavoro, quelle sensazioni negative che richiedono la nostra attenzione.
--------------------
🧞♀️Con la versione completa riservata alle persone iscritte, ho approfondito il tema delle liste di cose da fare in due puntate.
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
P.S.: «L’effetto bordo fa riferimento a un luogo in cui un habitat sta cambiando, dove una palude si trasforma in uno stagno, una foresta in un campo, un fiume in un mare. Questi luoghi tendono a essere ricchi di forme di vita e strategie di sopravvivenza. Si tratta di luoghi in cui si trova una maggiore ricchezza biologica.»
La collaborazione funziona quando si percepisce la ricchezza in tutte le sue forme, non solo economica. Una vera linfa vitale.
Tempo, tranquillità, professionalità, creatività, organizzazione, cura, approccio proattivo... sono solo alcuni degli ingredienti che danno soddisfazione e che arricchiscono. Ingredienti che ci fanno lavorare meglio grazie all'assistenza virtuale e alla delega:
https://www.automatiking.com/assistente-virtuale-per-pmi-e-professionisti/
Momento sincerità con i posticipi: che cosa fate con le attività in scadenza nella vostra to do list, ma che non avete portato a termine alla fine della giornata? (Scegliete l’opzione che corrisponde alla realtà, non a quello che vi piacerebbe fare 😃)
Anonymous Poll
26%
Lascio la data di scadenza attuale fino a quando non invecchierà e mi farà un po’ pena 😅
41%
Posticipo sempre e comunque al giorno successivo e poi ci penserò 😇
36%
Guardo la pianificazione dei prossimi giorni e scelgo la nuova data con criterio 🗓
CHE COSA STA SUCCEDENDO CON LA GESTIONE DELLA CONOSCENZA
Nel mondo della gestione della conoscenza personale ci sono alcuni aspetti ormai consolidati e altri in continuo aggiornamento.
Da un punto di vista dei tool, si parla molto di Tana (Think. Type. Tag.) che sembra unire molto bene la conoscenza alle azioni da fare. Purtroppo non riesco a farvelo vedere perché sono ancora in lista d’attesa 😒😤😭
Vedendo alcuni tutorial, sembra che abbia ripreso le parti migliori di Obsidian, Roam Research, RemNote, Logseq, Workflowy, Noteplan e tanti altri.
Strumenti di questo tipo allontanano il vecchio concetto di cartelle per puntare ai supertag, ovvero parole chiave che possono contenere ulteriori dettagli. Un po’ come fa Mem, Mymind o Napkin.
🍏 La diffusione di questi strumenti si basa su dei concetti che riguardano:
- La metacognizione, in questo campo significa pensare a come pensiamo o a come impariamo (gli strumenti menzionati sono studiati per questo, come aiuto per pensare e liberare la mente).
- L’intertestualità, sempre in questo campo si intende la rete di relazioni che il singolo testo intrattiene con altri testi dello stesso autore (intertestualità interna) o con modelli letterari impliciti o espliciti (intertestualità esterna). Si tratta di gestire i nodi, fare connessioni e alimentare la nostra conoscenza.
A tutto questo abbiniamo un modo di scrivere immediato che ci permetta di mantenere la concentrazione sul puro atto di scrivere (ad esempio come avviene con il markdown) e alla possibilità di sottolineare ciò che per noi è rilevante (ad esempio con strumenti come Readwise).
Si parla sempre di più di Tools for Thought e di PKM, di Note taking e Outliners.
È un mondo magico in continua evoluzione 🧞♀️, spero di riuscire a testare Tana e a darvi un riscontro.
A presto!
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Nel mondo della gestione della conoscenza personale ci sono alcuni aspetti ormai consolidati e altri in continuo aggiornamento.
Da un punto di vista dei tool, si parla molto di Tana (Think. Type. Tag.) che sembra unire molto bene la conoscenza alle azioni da fare. Purtroppo non riesco a farvelo vedere perché sono ancora in lista d’attesa 😒😤😭
Vedendo alcuni tutorial, sembra che abbia ripreso le parti migliori di Obsidian, Roam Research, RemNote, Logseq, Workflowy, Noteplan e tanti altri.
Strumenti di questo tipo allontanano il vecchio concetto di cartelle per puntare ai supertag, ovvero parole chiave che possono contenere ulteriori dettagli. Un po’ come fa Mem, Mymind o Napkin.
🍏 La diffusione di questi strumenti si basa su dei concetti che riguardano:
- La metacognizione, in questo campo significa pensare a come pensiamo o a come impariamo (gli strumenti menzionati sono studiati per questo, come aiuto per pensare e liberare la mente).
- L’intertestualità, sempre in questo campo si intende la rete di relazioni che il singolo testo intrattiene con altri testi dello stesso autore (intertestualità interna) o con modelli letterari impliciti o espliciti (intertestualità esterna). Si tratta di gestire i nodi, fare connessioni e alimentare la nostra conoscenza.
A tutto questo abbiniamo un modo di scrivere immediato che ci permetta di mantenere la concentrazione sul puro atto di scrivere (ad esempio come avviene con il markdown) e alla possibilità di sottolineare ciò che per noi è rilevante (ad esempio con strumenti come Readwise).
Si parla sempre di più di Tools for Thought e di PKM, di Note taking e Outliners.
È un mondo magico in continua evoluzione 🧞♀️, spero di riuscire a testare Tana e a darvi un riscontro.
A presto!
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
👍1
ATTENZIONE ALL'INGANNO CHE SI NASCONDE NELLA FRASE "ASPETTO UN LUNGO BLOCCO DI TEMPO PER FARE QUESTA COSA"
Condivido con voi questa riflessione perché mi è successo tantissime volte di continuare a rimandare qualcosa di significativo, persa e incastrata in pensieri di questo tipo:
😒 adesso no, mi serve più concentrazione per "mettere la testa" su questo compito così importante;
😒 aspetto di avere tutta la giornata a disposizione per dedicarci tutta l'attenzione;
😒 quando avrò più tempo libero farò questa cosa;
😒 faccio prima le attività più piccole così poi potrò riservare più tempo all'altro compito;
😒 rimando a domani perché la giornata di oggi è troppo "frammentata".
In pratica, facciamo prima le attività più rapide, arrivando al blocco di tempo tanto desiderato senza più energia o voglia di fare.
Preferiamo le cose semplici, la falsa comodità di certe azioni e la facilità nel metterci in moto gestendo cose che non richiedono decisioni difficili.
E alla fine questo lungo blocco di tempo non arriva mai e continuiamo a posticipare ciò che ci sta a cuore nella speranza di trovare il momento perfetto.
Ma nel lavoro il momento perfetto non esiste. Non arriva da solo, ma si crea quando finalmente iniziamo e decidiamo che un dato momento è il momento perfetto.
Una via di fuga potrebbe essere questa: non cercare di sistemare tutto per liberare tempo, ma imparare a convivere con un certo senso di sovraccarico senza provare a controllare tutto.
Significa riuscire a bloccare l'istinto che ci porta a chiudere le questioni aperte prima di occuparci di ciò che per noi è più importante. Significa accettare che qualcos'altro andrà fuori controllo.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
Condivido con voi questa riflessione perché mi è successo tantissime volte di continuare a rimandare qualcosa di significativo, persa e incastrata in pensieri di questo tipo:
😒 adesso no, mi serve più concentrazione per "mettere la testa" su questo compito così importante;
😒 aspetto di avere tutta la giornata a disposizione per dedicarci tutta l'attenzione;
😒 quando avrò più tempo libero farò questa cosa;
😒 faccio prima le attività più piccole così poi potrò riservare più tempo all'altro compito;
😒 rimando a domani perché la giornata di oggi è troppo "frammentata".
In pratica, facciamo prima le attività più rapide, arrivando al blocco di tempo tanto desiderato senza più energia o voglia di fare.
Preferiamo le cose semplici, la falsa comodità di certe azioni e la facilità nel metterci in moto gestendo cose che non richiedono decisioni difficili.
E alla fine questo lungo blocco di tempo non arriva mai e continuiamo a posticipare ciò che ci sta a cuore nella speranza di trovare il momento perfetto.
Ma nel lavoro il momento perfetto non esiste. Non arriva da solo, ma si crea quando finalmente iniziamo e decidiamo che un dato momento è il momento perfetto.
Una via di fuga potrebbe essere questa: non cercare di sistemare tutto per liberare tempo, ma imparare a convivere con un certo senso di sovraccarico senza provare a controllare tutto.
Significa riuscire a bloccare l'istinto che ci porta a chiudere le questioni aperte prima di occuparci di ciò che per noi è più importante. Significa accettare che qualcos'altro andrà fuori controllo.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
👍1
Aggregatori/Read It Later: ogni tanto vorrei condividere qui 3 cose prese dai miei aggregatori, come ispirazione e per obbligarmi a rivedere ciò che salvo. Voi potreste commentare con le vostre 3 cose per condividere lo stesso impegno. Vi piace l'idea?
Anonymous Poll
90%
Sì! In questo canale Telegram
9%
Sì, ma in un canale Telegram separato
3%
No, vanno bene gli altri post