IL LATO OSCURO DELLE NOTE
C’è un punto che viene spesso trascurato per quanto riguarda la gestione delle idee, degli aggregatori o delle note in generale: serve tempo per la lavorazione degli elementi inseriti.
Questo tempo è manuale, non c’è funzione o intelligenza artificiale che ci toglierà da questo compito e non importa quanto lo strumento scelto sia evoluto.
La diffusione di Roam Research, Obsidian, Notion e tanti altri sta facendo emergere il problema dell’accumulo insensato. Lo avevamo già visto con gli aggregatori come Pocket o Instapaper e pensavamo di aver fatto dei passi avanti con strumenti più completi.
Ma... se vogliamo evitare di avere un cimitero di note inutili e mai più ricercate, fissiamo nel calendario il tempo per lavorare ciò che decidiamo di conservare.
Lo spiega bene Dan Shipper che si è accorto di passare la maggior parte del tempo su Roam Research inserendo continui backlink, mentre il tempo per rivedere questi collegamenti era una minima parte.
Secondo la sua esperienza, ti accorgi che uno strumento di questa categoria non è più utile quando torni a chiederti dove mettere e conservare note/appunti/link.
Matthew Guay parte dall’idea di libertà che questi strumenti ci permettono di perseguire.
Sono felice quando trovo qualcosa >> so dove mettere la risorsa perché non voglio perderla (paura della perdita) >> ho la libertà di dimenticarmene perché lo strumento mi farà da promemoria (sicurezza nel poter dimenticare e ritrovare).
Abbiamo paura di buttare e di perdere qualcosa, quindi accumuliamo.
«Ecco perché le app di note e segnalibri sono così preziose per noi. La loro promessa di un magazzino per tutti i nostri capricci sembra la salvezza di cui abbiamo così disperatamente bisogno.»
«Proviamo a spostare una nota solo per scoprire che la nostra app preferita non sembra essere così buona come pensavamo all'inizio. Non ci sentiamo più al sicuro nel poter dimenticare. L'incantesimo è rotto; torniamo a cercare di ricordare di nuovo tutto, ora che il nostro secondo cervello si è trasformato in polvere.»
E così finiamo per dare la colpa agli strumenti.
In realtà, vogliamo solo dimenticare in sicurezza, ma questa sicurezza prima o poi si rompe se non è supportata dalla revisione costante.
«L’azione della scrittura è ciò che conta, ciò che imprime idee importanti nella nostra mente.»
Dobbiamo prenderci del tempo per rielaborare note, appunti o link. Per imprimere nella mente ciò che davvero conta.
Perché a un certo punto le idee che abbiamo vanno messe nel mondo e lo rappresenta molto bene Alex Llull con questo semplice grafico che mette a confronto l’impatto delle idee lasciate solo nella nostra mente e l’impatto delle idee che portiamo nel mondo.
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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🔴 Come migliorare l’uso di alcuni strumenti grazie alle immagini
Prendiamo delle icone esportate da Canva e le usiamo in Trello, Notion e Google Keep per migliorare l'impatto visivo. Chiudiamo con l’uso di un Power-Up di Trello che aiuta a mettere in evidenza determinate schede che corrispondono ai filtri selezionati.
1:00 Trello e le immagini come copertina
2:02 La visualizzazione a gallery di Notion
4:07 L’uso delle immagini in Google Keep
5:04 Trello e il Power-Up Schede di monitoraggio (Dashcards)
https://trello.com/power-ups/6048e897c73d032a983e2a7c/dashcards
Durata del video 8:54
https://youtu.be/iowTOsDelzI
C’è un punto che viene spesso trascurato per quanto riguarda la gestione delle idee, degli aggregatori o delle note in generale: serve tempo per la lavorazione degli elementi inseriti.
Questo tempo è manuale, non c’è funzione o intelligenza artificiale che ci toglierà da questo compito e non importa quanto lo strumento scelto sia evoluto.
La diffusione di Roam Research, Obsidian, Notion e tanti altri sta facendo emergere il problema dell’accumulo insensato. Lo avevamo già visto con gli aggregatori come Pocket o Instapaper e pensavamo di aver fatto dei passi avanti con strumenti più completi.
Ma... se vogliamo evitare di avere un cimitero di note inutili e mai più ricercate, fissiamo nel calendario il tempo per lavorare ciò che decidiamo di conservare.
Lo spiega bene Dan Shipper che si è accorto di passare la maggior parte del tempo su Roam Research inserendo continui backlink, mentre il tempo per rivedere questi collegamenti era una minima parte.
Secondo la sua esperienza, ti accorgi che uno strumento di questa categoria non è più utile quando torni a chiederti dove mettere e conservare note/appunti/link.
Matthew Guay parte dall’idea di libertà che questi strumenti ci permettono di perseguire.
Sono felice quando trovo qualcosa >> so dove mettere la risorsa perché non voglio perderla (paura della perdita) >> ho la libertà di dimenticarmene perché lo strumento mi farà da promemoria (sicurezza nel poter dimenticare e ritrovare).
Abbiamo paura di buttare e di perdere qualcosa, quindi accumuliamo.
«Ecco perché le app di note e segnalibri sono così preziose per noi. La loro promessa di un magazzino per tutti i nostri capricci sembra la salvezza di cui abbiamo così disperatamente bisogno.»
«Proviamo a spostare una nota solo per scoprire che la nostra app preferita non sembra essere così buona come pensavamo all'inizio. Non ci sentiamo più al sicuro nel poter dimenticare. L'incantesimo è rotto; torniamo a cercare di ricordare di nuovo tutto, ora che il nostro secondo cervello si è trasformato in polvere.»
E così finiamo per dare la colpa agli strumenti.
In realtà, vogliamo solo dimenticare in sicurezza, ma questa sicurezza prima o poi si rompe se non è supportata dalla revisione costante.
«L’azione della scrittura è ciò che conta, ciò che imprime idee importanti nella nostra mente.»
Dobbiamo prenderci del tempo per rielaborare note, appunti o link. Per imprimere nella mente ciò che davvero conta.
Perché a un certo punto le idee che abbiamo vanno messe nel mondo e lo rappresenta molto bene Alex Llull con questo semplice grafico che mette a confronto l’impatto delle idee lasciate solo nella nostra mente e l’impatto delle idee che portiamo nel mondo.
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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🔴 Come migliorare l’uso di alcuni strumenti grazie alle immagini
Prendiamo delle icone esportate da Canva e le usiamo in Trello, Notion e Google Keep per migliorare l'impatto visivo. Chiudiamo con l’uso di un Power-Up di Trello che aiuta a mettere in evidenza determinate schede che corrispondono ai filtri selezionati.
1:00 Trello e le immagini come copertina
2:02 La visualizzazione a gallery di Notion
4:07 L’uso delle immagini in Google Keep
5:04 Trello e il Power-Up Schede di monitoraggio (Dashcards)
https://trello.com/power-ups/6048e897c73d032a983e2a7c/dashcards
Durata del video 8:54
https://youtu.be/iowTOsDelzI
YouTube
Come migliorare l’uso di alcuni strumenti grazie alle immagini
Vediamo come usare delle icone esportate da Canva e usate in Trello, Notion e Google Keep. Chiudiamo con l’uso di un Power-Up di Trello che aiuta a mettere in evidenza determinate schede che corrispondono ai filtri selezionati.
1:00 Trello e le immagini…
1:00 Trello e le immagini…
È TUTTA QUESTIONE DI ALLENAMENTO...
Avete presente quelle app che propongono degli esercizi in sequenza? Si parte con la registrazione di un account, l’inserimento di alcuni dati come peso e altezza per poi passare ai suggerimenti proposti dalla stessa app.
Nella maggior parte dei casi ci sono dei “workout” già pronti, degli allenamenti composti da una serie di esercizi che hanno degli obiettivi specifici (come zone del corpo o intensità richiesta) e un tempo massimo impostato (allenamento di 15-20-30 minuti).
«E mo’ facciamo ginnastica…»
Ehm no 😅, si tratta di un ottimo esempio di batching e stacking 😅😅😅
Abbiamo già parlato di entrambi gli aspetti, ma grazie al libro Habit Stacking ho avuto una serie di illuminazioni 😄
In pratica, nel nostro lavoro possiamo creare delle routine che prevedono di svolgere una serie di attività in “pila”, una dietro l’altra come un workout.
È come se avessimo tante checklist che poi, a lungo andare, diventeranno delle abitudini consolidate, allenamento dopo allenamento.
Ogni checklist ha un obiettivo, o dovrebbe averlo, e funziona quando riusciamo a mettere insieme certi passaggi nel modo più fluido possibile (la scelta delle attività come se fossero degli esercizi di un workout).
Si risparmia energia mentale evitando di rimbalzare tra cose molto diverse e si riduce il numero di decisioni da prendere perché il “workout” è già definito.
Quindi, per riassumere, abbiamo dei blocchi di tempo che possiamo dedicare a una sequenza di attività. Attività che funzionano insieme, sono legate da una logica comune e hanno un obiettivo specifico (così abbiamo completato il quadro inserendo anche il time blocking 🚀).
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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🔴 Come scaricare le immagini inserite nei file di Google Docs o Word
Può succedere di avere la necessità di scaricare le immagini presenti nei file di Google Docs o Word.
Ad esempio, quando riceviamo dei file condivisi sul Drive o quando non troviamo la cartella che contiene l’immagine inserita.
Ci sono almeno tre soluzioni per salvare le immagini:
- passando per Google Keep
- salvando il documento aperto in Google Drive come pagina web
- installando dei componenti aggiuntivi dedicati all’esportazione delle immagini
Oggi vediamo le prime due soluzioni, quindi come esportare la singola immagina attraverso Google Keep (minuto 1:46) e come esportare in blocco tutte le immagini salvando il documento come pagina web (minuto 2:12).
Ecco il video: https://youtu.be/ccB_VXjl0Kg
Avete presente quelle app che propongono degli esercizi in sequenza? Si parte con la registrazione di un account, l’inserimento di alcuni dati come peso e altezza per poi passare ai suggerimenti proposti dalla stessa app.
Nella maggior parte dei casi ci sono dei “workout” già pronti, degli allenamenti composti da una serie di esercizi che hanno degli obiettivi specifici (come zone del corpo o intensità richiesta) e un tempo massimo impostato (allenamento di 15-20-30 minuti).
«E mo’ facciamo ginnastica…»
Ehm no 😅, si tratta di un ottimo esempio di batching e stacking 😅😅😅
Abbiamo già parlato di entrambi gli aspetti, ma grazie al libro Habit Stacking ho avuto una serie di illuminazioni 😄
In pratica, nel nostro lavoro possiamo creare delle routine che prevedono di svolgere una serie di attività in “pila”, una dietro l’altra come un workout.
È come se avessimo tante checklist che poi, a lungo andare, diventeranno delle abitudini consolidate, allenamento dopo allenamento.
Ogni checklist ha un obiettivo, o dovrebbe averlo, e funziona quando riusciamo a mettere insieme certi passaggi nel modo più fluido possibile (la scelta delle attività come se fossero degli esercizi di un workout).
Si risparmia energia mentale evitando di rimbalzare tra cose molto diverse e si riduce il numero di decisioni da prendere perché il “workout” è già definito.
Quindi, per riassumere, abbiamo dei blocchi di tempo che possiamo dedicare a una sequenza di attività. Attività che funzionano insieme, sono legate da una logica comune e hanno un obiettivo specifico (così abbiamo completato il quadro inserendo anche il time blocking 🚀).
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Debora Montoli
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🔴 Come scaricare le immagini inserite nei file di Google Docs o Word
Può succedere di avere la necessità di scaricare le immagini presenti nei file di Google Docs o Word.
Ad esempio, quando riceviamo dei file condivisi sul Drive o quando non troviamo la cartella che contiene l’immagine inserita.
Ci sono almeno tre soluzioni per salvare le immagini:
- passando per Google Keep
- salvando il documento aperto in Google Drive come pagina web
- installando dei componenti aggiuntivi dedicati all’esportazione delle immagini
Oggi vediamo le prime due soluzioni, quindi come esportare la singola immagina attraverso Google Keep (minuto 1:46) e come esportare in blocco tutte le immagini salvando il documento come pagina web (minuto 2:12).
Ecco il video: https://youtu.be/ccB_VXjl0Kg
YouTube
Come scaricare le immagini inserite nei file di Google Docs o Word
Può succedere di avere la necessità di scaricare le immagini presenti nei file di Google Docs o Word.
Quando riceviamo dei file condivisi sul Drive o quando non ci ricordiamo da quale cartella abbiamo preso l’immagine inserita.
Ci sono almeno tre soluzioni…
Quando riceviamo dei file condivisi sul Drive o quando non ci ricordiamo da quale cartella abbiamo preso l’immagine inserita.
Ci sono almeno tre soluzioni…
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ATTENZIONE E TEMPO, TEMPO E ATTENZIONE
Condivido Come scrivere meglio fermando il rumore intorno a te, l’articolo che ho scritto per Web in Testa, il progetto di Dario Flaccovio Editore.
Sono partita dal libro A World Without Email (versione in italiano Un mondo senza email) per affrontare il problema delle comunicazioni e di quanto ci allontanino da ciò che dobbiamo portare a termine. Non tanto per il tempo in sé, ma per la sensazione di infelicità che provocano.
Tra i rimedi che possono aiutarci a creare il giusto distacco tra noi e le comunicazioni, troviamo l’organizzazione. Non per avere tutto sotto controllo, è impossibile, ma per capire cosa è negoziabile e cosa non lo è.
Per capire come ridurre, o spostare, il tempo previsto per le comunicazioni, può essere utile ragionare in unità, proprio come Hugh Grant nel film About a Boy…
Si tratta di avere gettoni limitati da spendere nel corso delle ore lavorative e, per curare il proprio ecosistema, non possiamo iniziare la giornata – o il momento in cui si ha un livello di energia più alto – gestendo le comunicazioni. Se partiamo dalle email o dalle notifiche, significa letteralmente buttare all’aria i momenti più preziosi.
Parlando di gettoni, diamo ragione a David Allen quando dice che possiamo fare qualunque cosa, ma non tutto. Ed ecco che diventa fondamentale definire le priorità e soprattutto le NON priorità.
L’attenzione che decidiamo di mettere sui gettoni è molto più importante del tempo in sé.
E con le distrazioni che cosa possiamo fare? Vediamo che cosa significano e se sono sempre negative:
https://www.webintesta.it/come-scrivere-meglio-fermando-rumore-intorno/
Tutte queste cose ci aiutano a gestire meglio il tempo senza… gestire il tempo… 😅
Su LinkedIn ho cercato di tracciare un percorso tra cinema, musica, arte e fotografia per sottolineare quanto non sia importante preoccuparsi troppo del tempo in sé (ce la fa da solo a continuare a scorrere). È molto più difficile, ma più importante prendere tempo per pensare a cosa vogliamo fare e a come vogliamo lavorare.
Prendere tempo per fare spazio. Fare spazio per prendere tempo.
Spazio fisico e digitale come regola di vita:
https://www.linkedin.com/pulse/il-tempo-da-central-park-alle-7-e-40-debora-montoli/
------------
Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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🔴 Lunedì uscirà il video su Evernote 😍 sul canale YouTube di Andrea Ciraolo. Partiremo dalle basi per capire come gestire note e appunti:
https://youtu.be/9dMabq5sa5U
🔴 Ringrazio Marco che mi ha mandato molto materiale utile su Coda. È uno strumento che non ho ancora approfondito, ma molti di voi me ne hanno parlato e condivido uno dei link che mi ha mandato per avere un confronto tra Coda e Notion:
https://medium.com/@matthewbusel/coda-vs-notion-the-ultimate-guide-e0323d19027a
Condivido Come scrivere meglio fermando il rumore intorno a te, l’articolo che ho scritto per Web in Testa, il progetto di Dario Flaccovio Editore.
Sono partita dal libro A World Without Email (versione in italiano Un mondo senza email) per affrontare il problema delle comunicazioni e di quanto ci allontanino da ciò che dobbiamo portare a termine. Non tanto per il tempo in sé, ma per la sensazione di infelicità che provocano.
Tra i rimedi che possono aiutarci a creare il giusto distacco tra noi e le comunicazioni, troviamo l’organizzazione. Non per avere tutto sotto controllo, è impossibile, ma per capire cosa è negoziabile e cosa non lo è.
Per capire come ridurre, o spostare, il tempo previsto per le comunicazioni, può essere utile ragionare in unità, proprio come Hugh Grant nel film About a Boy…
Si tratta di avere gettoni limitati da spendere nel corso delle ore lavorative e, per curare il proprio ecosistema, non possiamo iniziare la giornata – o il momento in cui si ha un livello di energia più alto – gestendo le comunicazioni. Se partiamo dalle email o dalle notifiche, significa letteralmente buttare all’aria i momenti più preziosi.
Parlando di gettoni, diamo ragione a David Allen quando dice che possiamo fare qualunque cosa, ma non tutto. Ed ecco che diventa fondamentale definire le priorità e soprattutto le NON priorità.
L’attenzione che decidiamo di mettere sui gettoni è molto più importante del tempo in sé.
E con le distrazioni che cosa possiamo fare? Vediamo che cosa significano e se sono sempre negative:
https://www.webintesta.it/come-scrivere-meglio-fermando-rumore-intorno/
Tutte queste cose ci aiutano a gestire meglio il tempo senza… gestire il tempo… 😅
Su LinkedIn ho cercato di tracciare un percorso tra cinema, musica, arte e fotografia per sottolineare quanto non sia importante preoccuparsi troppo del tempo in sé (ce la fa da solo a continuare a scorrere). È molto più difficile, ma più importante prendere tempo per pensare a cosa vogliamo fare e a come vogliamo lavorare.
Prendere tempo per fare spazio. Fare spazio per prendere tempo.
Spazio fisico e digitale come regola di vita:
https://www.linkedin.com/pulse/il-tempo-da-central-park-alle-7-e-40-debora-montoli/
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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🔴 Lunedì uscirà il video su Evernote 😍 sul canale YouTube di Andrea Ciraolo. Partiremo dalle basi per capire come gestire note e appunti:
https://youtu.be/9dMabq5sa5U
🔴 Ringrazio Marco che mi ha mandato molto materiale utile su Coda. È uno strumento che non ho ancora approfondito, ma molti di voi me ne hanno parlato e condivido uno dei link che mi ha mandato per avere un confronto tra Coda e Notion:
https://medium.com/@matthewbusel/coda-vs-notion-the-ultimate-guide-e0323d19027a
COME SFRUTTARE LA QUASI-SERENDIPITÀ DEGLI STRUMENTI CHE USIAMO
Tra i traumi causati dal web che mi porto dietro 😃 c’è senza dubbio quello scatenato dalla chiusura di StumbleUpon. Progetto chiuso nel 2018, per sedici anni ha offerto la possibilità di fare felici scoperte nel web. In pratica, ogni clic portava a una pagina web casuale con l’intento di trovare cose interessanti.
Adesso il servizio si chiama Mix e sono nati tanti altri sistemi più o meno simili, ma a oggi non ho ancora trovato niente di così ben fatto come StumbleUpon.
Al di là della nostalgia, la vera potenza di questo servizio era legata alla serendipità, intesa come la possibilità di scoprire qualcosa che meritava più attenzione e approfondimento.
Sto parlando di anni in cui la quantità delle informazioni non era ancora fuori controllo come lo è ora e non c’era nemmeno la tendenza nel voler conservare, salvare, rivedere in seguito ogni tipo di elemento.
🔴 Ve ne parlo perché trovo utile ricercare l’effetto serendipità tra le idee, le note o i link che conserviamo.
Certo, se sono cose salvate da noi non dovremmo avere la sensazione di fare felici scoperte inattese… peccato che sempre più spesso ci dimentichiamo delle idee o delle note prese nel corso del tempo.
Ecco che torna l’importanza di fissare nel calendario dei momenti precisi per rivedere le parti evidenziate di un libro letto, le note segnate da un articolo, i link più utili e così via. Con intenzionalità.
Poterlo fare in modo “casuale” è un grande allenamento per ripassare gli elementi conservati e aiutare la mente a trovare nuove connessioni, senza seguire ordini prestabiliti.
Ci sono alcuni strumenti che permettono di aprire note o pagine senza un ordine preciso, come avviene ad esempio in Obsidian o in Mymind.
Negli altri strumenti possiamo sfruttare i filtri legati alle date decidendo quali note rivedere rispetto a un arco temporale specifico.
Con l’allenamento costante, riuscirete a sbloccare quei momenti di vuoto o di scarsità di idee perché andrete a fare delle felici scoperte attraverso una selezione di materiali che già corrisponde - o dovrebbe corrispondere - alle vostre preferenze.
🔴 Nel video di circa 10 minuti vi propongo una serie di esempi che riguardano:
- Obsidian 01:10
- Mymind 2:09
- Evernote 3:10
- Google Keep 4:23
- Notion 5:00
- Readwise 8:48
Ecco il video: https://youtu.be/6QzEr91lJM0
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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Tra i traumi causati dal web che mi porto dietro 😃 c’è senza dubbio quello scatenato dalla chiusura di StumbleUpon. Progetto chiuso nel 2018, per sedici anni ha offerto la possibilità di fare felici scoperte nel web. In pratica, ogni clic portava a una pagina web casuale con l’intento di trovare cose interessanti.
Adesso il servizio si chiama Mix e sono nati tanti altri sistemi più o meno simili, ma a oggi non ho ancora trovato niente di così ben fatto come StumbleUpon.
Al di là della nostalgia, la vera potenza di questo servizio era legata alla serendipità, intesa come la possibilità di scoprire qualcosa che meritava più attenzione e approfondimento.
Sto parlando di anni in cui la quantità delle informazioni non era ancora fuori controllo come lo è ora e non c’era nemmeno la tendenza nel voler conservare, salvare, rivedere in seguito ogni tipo di elemento.
🔴 Ve ne parlo perché trovo utile ricercare l’effetto serendipità tra le idee, le note o i link che conserviamo.
Certo, se sono cose salvate da noi non dovremmo avere la sensazione di fare felici scoperte inattese… peccato che sempre più spesso ci dimentichiamo delle idee o delle note prese nel corso del tempo.
Ecco che torna l’importanza di fissare nel calendario dei momenti precisi per rivedere le parti evidenziate di un libro letto, le note segnate da un articolo, i link più utili e così via. Con intenzionalità.
Poterlo fare in modo “casuale” è un grande allenamento per ripassare gli elementi conservati e aiutare la mente a trovare nuove connessioni, senza seguire ordini prestabiliti.
Ci sono alcuni strumenti che permettono di aprire note o pagine senza un ordine preciso, come avviene ad esempio in Obsidian o in Mymind.
Negli altri strumenti possiamo sfruttare i filtri legati alle date decidendo quali note rivedere rispetto a un arco temporale specifico.
Con l’allenamento costante, riuscirete a sbloccare quei momenti di vuoto o di scarsità di idee perché andrete a fare delle felici scoperte attraverso una selezione di materiali che già corrisponde - o dovrebbe corrispondere - alle vostre preferenze.
🔴 Nel video di circa 10 minuti vi propongo una serie di esempi che riguardano:
- Obsidian 01:10
- Mymind 2:09
- Evernote 3:10
- Google Keep 4:23
- Notion 5:00
- Readwise 8:48
Ecco il video: https://youtu.be/6QzEr91lJM0
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Debora Montoli
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YouTube
Sfruttare la quasi-serendipità degli strumenti che usiamo
Ci sono alcuni strumenti che permettono di aprire note o pagine senza un ordine preciso, come avviene ad esempio in Obsidian o in Mymind.
Negli altri strumenti possiamo sfruttare i filtri legati alle date decidendo quali note rivedere rispetto a un arco…
Negli altri strumenti possiamo sfruttare i filtri legati alle date decidendo quali note rivedere rispetto a un arco…
LAVORA O NON FARE NIENTE
Lavoriamo o non facciamo niente. Nulla, stop. È ciò che fa Neil Gaiman e lo ha raccontato durante il Tim Ferriss Show: «Quando scrivo ho solo due alternative: o lavoro o non faccio niente».
Per sfruttare appieno i blocchi di tempo migliori che abbiamo a disposizione - almeno alcuni - questo consiglio può diventare un’abitudine efficace.
Quando senti di perdere la concentrazione o quando vorresti fare altro (se all’improvviso vuoi sapere cosa succede nel mondo o se finisci in qualche buco nero del web), blocca il computer e non fare niente.
Guarda fuori dalla finestra o rimani sulla sedia, ma non usare strumenti, Internet o telefono. Imponiti di avere solo due alternative: fare ciò che hai pianificato o non fare niente.
Non fare niente è noioso e a un certo punto tornerai al tuo lavoro trovandolo più interessante.
Anche se non può valere per tutto il giorno, il concetto è qui:
🔴 «Se vuoi fare di più e portare a termine le cose, fai di meno e abbraccia la noia come aiuto per ritrovare la concentrazione.»
Dovremmo ricercare l’equilibrio tra due o tre aspetti che ci servono per lavorare. L’esempio che riporto riguarda i content creator che hanno bisogno di: Consume (il tempo speso a informarsi, leggere, segnare le idee), Create (il tempo necessario per la creazione), Promote (il tempo da dedicare alla diffusione dei contenuti). Anche quando non sono svolte da un’unica persona, queste tre aree sono fondamentali e devono essere in equilibrio tra loro.
Servono dei segnali di stop per non caricare un’area specifica a sfavore di altre aree.
I segnali di stop sono soggettivi, ma devono essere chiari e ben definiti.
Un po’ come avviene in montagna con le regole non scritte definite da chi scala gli 8000: «Se non raggiungiamo il campo 3 entro…», «Se la squadra non arriva a…», «Se il meteo cambia…».
🔴 Definisci quelle condizioni che ti portano a ritenere una certa attività come conclusa, da modificare o non più necessaria. Condizioni da rispettare anche se ti senti bene e vorresti continuare.
Gli alpinisti, per sopravvivere, si fermano o tornano indietro quando stanno bene, altrimenti rischiano di non avere più la lucidità necessaria per prendere decisioni importanti.
Con l’alpinismo ad alta quota, la gestione del tempo salva le vite.
E se pensate che siano concetti recenti quelli legati al tempo, guardate il time blocking adottato da Benjamin Franklin e descritto nella sua autobiografia:
«Ogni parte della mia attività aveva il suo tempo assegnato»
Le sue giornate iniziavamo con una domanda:
«Che cosa dovrei fare di buono oggi?»
Per chiudersi con:
«Che cosa ho fatto di buono oggi?»
Se vi interessa approfondire la struttura giornaliera di Benjamin, Thomas Frank ha fatto una bellissima analisi in questo video.
🔴 Tutto questo per dire che la produttività non è solo aggiungere o fare di più per crescere, ma spesso significa perfezionare o ridurre ciò che stai già facendo.
«Se vuoi fare una torta di mele da zero, devi prima inventare l'universo» (Carl Sagan)
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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P.S.: state seguendo la Settimana dell’Organizzazione di APOI (l’associazione dei Professional Organizer alla quale sono iscritta)? Sulle pagine Facebook e LinkedIn trovate tantissimi contenuti gratuiti che vi aiuteranno a organizzare ogni ambito della vita (casa, lavoro, space clearing, bambini e famiglia, ufficio, gestione del tempo e stile di vita).
Lavoriamo o non facciamo niente. Nulla, stop. È ciò che fa Neil Gaiman e lo ha raccontato durante il Tim Ferriss Show: «Quando scrivo ho solo due alternative: o lavoro o non faccio niente».
Per sfruttare appieno i blocchi di tempo migliori che abbiamo a disposizione - almeno alcuni - questo consiglio può diventare un’abitudine efficace.
Quando senti di perdere la concentrazione o quando vorresti fare altro (se all’improvviso vuoi sapere cosa succede nel mondo o se finisci in qualche buco nero del web), blocca il computer e non fare niente.
Guarda fuori dalla finestra o rimani sulla sedia, ma non usare strumenti, Internet o telefono. Imponiti di avere solo due alternative: fare ciò che hai pianificato o non fare niente.
Non fare niente è noioso e a un certo punto tornerai al tuo lavoro trovandolo più interessante.
Anche se non può valere per tutto il giorno, il concetto è qui:
🔴 «Se vuoi fare di più e portare a termine le cose, fai di meno e abbraccia la noia come aiuto per ritrovare la concentrazione.»
Dovremmo ricercare l’equilibrio tra due o tre aspetti che ci servono per lavorare. L’esempio che riporto riguarda i content creator che hanno bisogno di: Consume (il tempo speso a informarsi, leggere, segnare le idee), Create (il tempo necessario per la creazione), Promote (il tempo da dedicare alla diffusione dei contenuti). Anche quando non sono svolte da un’unica persona, queste tre aree sono fondamentali e devono essere in equilibrio tra loro.
Servono dei segnali di stop per non caricare un’area specifica a sfavore di altre aree.
I segnali di stop sono soggettivi, ma devono essere chiari e ben definiti.
Un po’ come avviene in montagna con le regole non scritte definite da chi scala gli 8000: «Se non raggiungiamo il campo 3 entro…», «Se la squadra non arriva a…», «Se il meteo cambia…».
🔴 Definisci quelle condizioni che ti portano a ritenere una certa attività come conclusa, da modificare o non più necessaria. Condizioni da rispettare anche se ti senti bene e vorresti continuare.
Gli alpinisti, per sopravvivere, si fermano o tornano indietro quando stanno bene, altrimenti rischiano di non avere più la lucidità necessaria per prendere decisioni importanti.
Con l’alpinismo ad alta quota, la gestione del tempo salva le vite.
E se pensate che siano concetti recenti quelli legati al tempo, guardate il time blocking adottato da Benjamin Franklin e descritto nella sua autobiografia:
«Ogni parte della mia attività aveva il suo tempo assegnato»
Le sue giornate iniziavamo con una domanda:
«Che cosa dovrei fare di buono oggi?»
Per chiudersi con:
«Che cosa ho fatto di buono oggi?»
Se vi interessa approfondire la struttura giornaliera di Benjamin, Thomas Frank ha fatto una bellissima analisi in questo video.
🔴 Tutto questo per dire che la produttività non è solo aggiungere o fare di più per crescere, ma spesso significa perfezionare o ridurre ciò che stai già facendo.
«Se vuoi fare una torta di mele da zero, devi prima inventare l'universo» (Carl Sagan)
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Debora Montoli
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P.S.: state seguendo la Settimana dell’Organizzazione di APOI (l’associazione dei Professional Organizer alla quale sono iscritta)? Sulle pagine Facebook e LinkedIn trovate tantissimi contenuti gratuiti che vi aiuteranno a organizzare ogni ambito della vita (casa, lavoro, space clearing, bambini e famiglia, ufficio, gestione del tempo e stile di vita).
INTELLIGENZA ARTIFICIALE ED EMPATIA?
Sono due aspetti all’apparenza molto distanti, ma che possono aiutarci a lavorare meglio comunicando meglio.
L’empatia aiuta le persone a gestire meglio lo stress. I dati sul peggioramento del benessere mentale sono sconfortanti e l’empatia può portare dei risvolti positivi sulle relazioni, sul processo decisionale e anche sui risultati professionali.
Purtroppo solo il 25% dei dipendenti ritiene che ci sia un sufficiente livello di empatia nell’azienda per la quale lavorano e questo malessere si nota negli screenshot pubblicati su Antiwork. Per migliorare questa percentuale, si può allenare l’empatia per creare relazioni più forti anche tra chi lavora da remoto o in forma ibrida.
«L’empatia virtuale è la capacità di stabilire relazioni tra persone in luoghi diversi attraverso la tecnologia» (Lezlie Poole)
Le espressioni del volto, soprattutto durante le videochiamate, diventano essenziali per stabilire un contatto. E questo vale anche quando si sente la stanchezza senza sentire l’obbligo di perseguire un finto ottimismo.
«Le emozioni sono contagiose e non conoscono confini» (Jud Brewer)
🔴 E l’intelligenza artificiale?
Esiste un’intelligenza artificiale che misura l’empatia nelle comunicazioni? Sembrerebbe di sì grazie a mpathic, una sorta di grammatica dell’empatia che riesce a rilevare il testo potenzialmente offensivo. Empatia e comunicazione vanno insieme e si possono migliorare anche con il progetto Empathy Rocks.
Anche le emoji esprimono emozioni e se vi state chiedendo quali siano le emoji più usate su Twitter (sicuramente ve lo state chiedendo 😅), ecco un tracker in tempo reale. Al momento, la più usata è questa: 😂 (anche se per i più giovani è da boomer).
Ecco Ovy, un’estensione del browser Chrome che si integra con Gmail. Permette di generare risposte diverse a seconda dell’emoji scelta (se vogliamo una risposta positiva, negativa o di ringraziamento). Qui sotto vi mostro il funzionamento non tanto per usare questo tool, ma per vedere i miglioramenti impressionanti che ci sono in questo campo.
Con Bardeen rientriamo nel campo delle automazioni grazie alla possibilità di gestire in modo veloce e semplice alcune attività ripetitive. Questo video di YouTube rende l’idea.
Il punto che emerge dall’uso dell’intelligenza artificiale a favore dell’empatia è questo: dare alle persone un mezzo in più per fermarsi un momento e riflettere su ciò che stanno scrivendo.
«È come se a un certo punto l’AI ti mostrasse il messaggio: “Ehi, è proprio così che vuoi esprimere questo concetto?”, dandoti la possibilità di riflettere e magari di rileggere certe regole senza voler sostituire in nessun modo l’effettiva relazione umana»
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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Sono due aspetti all’apparenza molto distanti, ma che possono aiutarci a lavorare meglio comunicando meglio.
L’empatia aiuta le persone a gestire meglio lo stress. I dati sul peggioramento del benessere mentale sono sconfortanti e l’empatia può portare dei risvolti positivi sulle relazioni, sul processo decisionale e anche sui risultati professionali.
Purtroppo solo il 25% dei dipendenti ritiene che ci sia un sufficiente livello di empatia nell’azienda per la quale lavorano e questo malessere si nota negli screenshot pubblicati su Antiwork. Per migliorare questa percentuale, si può allenare l’empatia per creare relazioni più forti anche tra chi lavora da remoto o in forma ibrida.
«L’empatia virtuale è la capacità di stabilire relazioni tra persone in luoghi diversi attraverso la tecnologia» (Lezlie Poole)
Le espressioni del volto, soprattutto durante le videochiamate, diventano essenziali per stabilire un contatto. E questo vale anche quando si sente la stanchezza senza sentire l’obbligo di perseguire un finto ottimismo.
«Le emozioni sono contagiose e non conoscono confini» (Jud Brewer)
🔴 E l’intelligenza artificiale?
Esiste un’intelligenza artificiale che misura l’empatia nelle comunicazioni? Sembrerebbe di sì grazie a mpathic, una sorta di grammatica dell’empatia che riesce a rilevare il testo potenzialmente offensivo. Empatia e comunicazione vanno insieme e si possono migliorare anche con il progetto Empathy Rocks.
Anche le emoji esprimono emozioni e se vi state chiedendo quali siano le emoji più usate su Twitter (sicuramente ve lo state chiedendo 😅), ecco un tracker in tempo reale. Al momento, la più usata è questa: 😂 (anche se per i più giovani è da boomer).
Ecco Ovy, un’estensione del browser Chrome che si integra con Gmail. Permette di generare risposte diverse a seconda dell’emoji scelta (se vogliamo una risposta positiva, negativa o di ringraziamento). Qui sotto vi mostro il funzionamento non tanto per usare questo tool, ma per vedere i miglioramenti impressionanti che ci sono in questo campo.
Con Bardeen rientriamo nel campo delle automazioni grazie alla possibilità di gestire in modo veloce e semplice alcune attività ripetitive. Questo video di YouTube rende l’idea.
Il punto che emerge dall’uso dell’intelligenza artificiale a favore dell’empatia è questo: dare alle persone un mezzo in più per fermarsi un momento e riflettere su ciò che stanno scrivendo.
«È come se a un certo punto l’AI ti mostrasse il messaggio: “Ehi, è proprio così che vuoi esprimere questo concetto?”, dandoti la possibilità di riflettere e magari di rileggere certe regole senza voler sostituire in nessun modo l’effettiva relazione umana»
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Debora Montoli
@DeboraAV 🕯🕊
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Ovy.ai | One click AI-generated email replies
Ecco Ovy, un’estensione del browser che si integra con Gmail. Permette di generare risposte diverse a seconda dell’emoji scelta (se vogliamo una risposta positiva, negativa o di ringraziamento). Qui sotto vi mostro il funzionamento non tanto per usare questo…
Nell'arco di una settimana, qual è la percentuale di tempo che dedichi a dei lavori non previsti? (nuove attività causate da interruzioni esterne, imminente cambio delle priorità o degli obiettivi, problemi che richiedono soluzioni non pianificate, ecc.)
Anonymous Poll
2%
0%
40%
25%
37%
50%
18%
75%
2%
100%
CONDIVIDERE O NON CONDIVIDERE?
Se cercate in rete “Building in Public/Build in Public (BIP)”, troverete tantissime risorse che parlano di quanto sia utile o dannoso mostrare in pubblico ciò che si sta creando.
L’avvio di un’azienda, una startup, un progetto, un prodotto, un’applicazione… si tratta di rendere trasparente l’intero percorso.
Condividere gioie e dolori consente di prendersi una maggiore responsabilità che aiuta a non mollare e a portare avanti il lavoro.
È utile anche per ricevere importanti riscontri da parte del pubblico e suona un po’ come: «Ehi, sto facendo questo, che cosa ne pensi?».
Come avviene in parte con Product Hunt e, nel 2014, il founder Ryan Hoover ha parlato dei vantaggi che si hanno nel creare qualcosa pubblicamente.
Anche le “sfide” che nascono in rete, come 100DaysOfNoCode o NaNoWriMo, hanno lo stesso scopo e di solito si basano su:
🍏 un obiettivo
🍏 una scadenza
🍏 una community con la quale condividere progressi e difficoltà
🍏 una chiara definizione di “finito/fatto” (prendiamo in prestito dallo Scrum il concetto di DoD - Definition of Done: quei criteri che ci fanno capire in modo chiaro che l’obiettivo è stato raggiunto e il lavoro concluso)
Molte aziende mostrano in pubblico il loro percorso e lo fanno attraverso delle Roadmap che riportano funzioni già finite, quelle in corso e quelle che arriveranno. Proprio come Buffer, Atlassian (Trello), Gumroad o Plutio. Non solo nuove funzioni, ma anche dati e metriche come fanno Ghost o Nomad List.
E, grazie alla community di Trends, ho scoperto che sempre Buffer ha reso pubblica la composizione del team, con le percentuali che riguardano sesso, età, etnia, disabilità, ecc.: https://diversity.buffer.com/
Anche i processi vengono pubblicati, proprio come ha fatto Pieter Levels documentando ogni passaggio della creazione di una startup con video, dirette e screenshot.
È così sentito il tema che ha portato alla realizzazione di diversi podcast come Build in Public Podcast (qui la puntata con Gary Vaynerchuk).
🔴 Lo stesso concetto riguarda le modalità di lavoro e di comunicazione.
In questo caso l’esempio perfetto è quello di Basecamp che abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/928. E riguarda anche i manifesti come Bold AF e Agile Manifesto. O le lettere di Jeff Bezos agli azionisti.
Molti di questi punti si ritrovano in quello che da tempo sostiene Austin Kleon nel suo libro Semina come un artista (Show your work!).
«Quasi tutte le persone che ammiro e dalle quali provo a «rubare», qualunque sia la loro professione, hanno fatto della condivisione una buona abitudine. Il che non significa che bazzichino ogni festa alla ricerca di contatti importanti; sono fin troppo occupate per questo. Si danno da fare negli studi, nei laboratori o dietro scrivanie allestite alla bell'e meglio in qualche metro quadro di spazio, ma invece di serbare il più assoluto segreto mentre continuano lavorare, parlano apertamente dei loro progetti, mettono regolarmente online qualche frammento delle loro opere e delle loro idee e di quello che stanno imparando.»
Favorevoli o contrari, qui trovate alcuni pro e contro. E non mancano i pareri negativi, come il tweet di Josh Spector.
Rimane il fatto che una condivisione sensata permette di rafforzare un certo senso di responsabilità, avere più motivazione e trasmettere vere emozioni con chi mostra interesse per ciò che facciamo.
Chiudo con questa splendida mappa di Greg Isenberg sulle startup:
https://twitter.com/gregisenberg/status/1508774179386142730
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 P.S.: qui trovate 3 funzioni di Google Docs https://youtu.be/7hIkE0riByg
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Se cercate in rete “Building in Public/Build in Public (BIP)”, troverete tantissime risorse che parlano di quanto sia utile o dannoso mostrare in pubblico ciò che si sta creando.
L’avvio di un’azienda, una startup, un progetto, un prodotto, un’applicazione… si tratta di rendere trasparente l’intero percorso.
Condividere gioie e dolori consente di prendersi una maggiore responsabilità che aiuta a non mollare e a portare avanti il lavoro.
È utile anche per ricevere importanti riscontri da parte del pubblico e suona un po’ come: «Ehi, sto facendo questo, che cosa ne pensi?».
Come avviene in parte con Product Hunt e, nel 2014, il founder Ryan Hoover ha parlato dei vantaggi che si hanno nel creare qualcosa pubblicamente.
Anche le “sfide” che nascono in rete, come 100DaysOfNoCode o NaNoWriMo, hanno lo stesso scopo e di solito si basano su:
🍏 un obiettivo
🍏 una scadenza
🍏 una community con la quale condividere progressi e difficoltà
🍏 una chiara definizione di “finito/fatto” (prendiamo in prestito dallo Scrum il concetto di DoD - Definition of Done: quei criteri che ci fanno capire in modo chiaro che l’obiettivo è stato raggiunto e il lavoro concluso)
Molte aziende mostrano in pubblico il loro percorso e lo fanno attraverso delle Roadmap che riportano funzioni già finite, quelle in corso e quelle che arriveranno. Proprio come Buffer, Atlassian (Trello), Gumroad o Plutio. Non solo nuove funzioni, ma anche dati e metriche come fanno Ghost o Nomad List.
E, grazie alla community di Trends, ho scoperto che sempre Buffer ha reso pubblica la composizione del team, con le percentuali che riguardano sesso, età, etnia, disabilità, ecc.: https://diversity.buffer.com/
Anche i processi vengono pubblicati, proprio come ha fatto Pieter Levels documentando ogni passaggio della creazione di una startup con video, dirette e screenshot.
È così sentito il tema che ha portato alla realizzazione di diversi podcast come Build in Public Podcast (qui la puntata con Gary Vaynerchuk).
🔴 Lo stesso concetto riguarda le modalità di lavoro e di comunicazione.
In questo caso l’esempio perfetto è quello di Basecamp che abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/928. E riguarda anche i manifesti come Bold AF e Agile Manifesto. O le lettere di Jeff Bezos agli azionisti.
Molti di questi punti si ritrovano in quello che da tempo sostiene Austin Kleon nel suo libro Semina come un artista (Show your work!).
«Quasi tutte le persone che ammiro e dalle quali provo a «rubare», qualunque sia la loro professione, hanno fatto della condivisione una buona abitudine. Il che non significa che bazzichino ogni festa alla ricerca di contatti importanti; sono fin troppo occupate per questo. Si danno da fare negli studi, nei laboratori o dietro scrivanie allestite alla bell'e meglio in qualche metro quadro di spazio, ma invece di serbare il più assoluto segreto mentre continuano lavorare, parlano apertamente dei loro progetti, mettono regolarmente online qualche frammento delle loro opere e delle loro idee e di quello che stanno imparando.»
Favorevoli o contrari, qui trovate alcuni pro e contro. E non mancano i pareri negativi, come il tweet di Josh Spector.
Rimane il fatto che una condivisione sensata permette di rafforzare un certo senso di responsabilità, avere più motivazione e trasmettere vere emozioni con chi mostra interesse per ciò che facciamo.
Chiudo con questa splendida mappa di Greg Isenberg sulle startup:
https://twitter.com/gregisenberg/status/1508774179386142730
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 P.S.: qui trovate 3 funzioni di Google Docs https://youtu.be/7hIkE0riByg
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Twitter
GREG ISENBERG
Startup lessons
Prima di conoscere di persona Andrea Zanferrari, all'evento dei professional organizer, l'ho visto anni fa attraverso i suoi video che pubblicava in uno dei gruppi che moderavo. Erano i primi esperimenti e già si vedeva quanto fosse bravo. Oggi Andrea non c'è più, ma negli anni ha aiutato tantissime persone a gestire meglio il tempo.
Condivido questa riflessione scritta da lui il 16 settembre 2020 che parla di temi che fanno parte di noi. Parole importanti da leggere ogni volta che ci sembra di non avere mai abbastanza tempo.
«Ricordiamoci sempre che affrontare le cose con il sorriso, con serenità e fiducia forse non ci darà la certezza di vincere alla fine ma sicuramente ci darà la certezza di non perdere subito.»
Ciao Andrea.
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1222813611385815&id=540861809581002
Condivido questa riflessione scritta da lui il 16 settembre 2020 che parla di temi che fanno parte di noi. Parole importanti da leggere ogni volta che ci sembra di non avere mai abbastanza tempo.
«Ricordiamoci sempre che affrontare le cose con il sorriso, con serenità e fiducia forse non ci darà la certezza di vincere alla fine ma sicuramente ci darà la certezza di non perdere subito.»
Ciao Andrea.
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1222813611385815&id=540861809581002
NON VERRÀ MAI IL GIORNO IN CUI AVREMO TUTTO SOTTO CONTROLLO
E questa è una notizia stupenda!
Se facciamo pace con questa cosa, possiamo allontanare quella sensazione di aver fatto meno del previsto. La sensazione di non aver fatto abbastanza nel nostro lavoro.
Il vortice di stanchezza e di emozioni negative avviene, in particolare, quando:
1️⃣ Colleghiamo la nostra autostima alla produttività.
In pratica, l'autostima aumenta o diminuisce in base al nostro rendimento. Ma le giornate sono troppo imprevedibili per lasciare che ci sia questo collegamento e dobbiamo imparare a separare chi siamo - la nostra identità personale - dal numero di cose che spuntiamo ogni giorno.
2️⃣ Cerchiamo di raggiungere degli obiettivi troppo grandi (o troppo piccoli).
Un traguardo da raggiungere motiva solo se è fattibile (e non deve essere nemmeno troppo facile come abbiamo visto qui con la regola Goldilocks: https://xn--r1a.website/alumedifare/759).
3️⃣ Pensiamo sempre che le persone stiano facendo molto più di noi.
Ma come diceva Theodore Roosevelt: «Il confronto è il ladro della gioia».
Non innamoratevi del confronto, ma del processo.
Se trovate una persona che lavora molto bene e che per voi può essere un esempio, non servirà a niente sapere quali strumenti usa.
È come credere di comprare la stessa racchetta di Serena Williams o l’attrezzatura da golf di Tiger Woods ed essere convinti di acquisire la stessa bravura.
Sembra una cosa negativa, ma è proprio questo il bello.
Se sapete già tutto, se conoscete già lo strumento perfetto, la strada perfetta, i processi perfetti usati da altre persone, vi state privando della possibilità di costruire il vostro metodo di lavoro organizzato. Non riuscirete a vivere quel naturale processo di maturità che è tipico dei percorsi graduali.
Dobbiamo, invece, cucire la nostra coperta di patchwork personalmente, esperienza dopo esperienza.
🍏 Quando le cose da fare ci travolgono, le strade che si possono percorrere sono all’incirca le stesse:
1. chiudere i lavori in ingresso
2. delegare
3. ottimizzare
4. automatizzare
5. eliminare
Non si scappa da questi punti, altrimenti il rischio è quello di continuare a giocare a Tetris cercando di incastrare dei pezzi nuovi che non finiscono mai e che prima o poi ci travolgono. I metodi di lavoro non fanno miracoli e, se le cose continuano ad aumentare, dobbiamo affrontare i cinque punti appena visti.
Pensiamo a come mettere in pausa il Tetris.
Pensiamo a tutte le ore che sprechiamo per svolgere attività ripetitive, dare le stesse informazioni, scrivere le stesse cose, cercare file, documenti o cartelle che si trovano ovunque.
Tutto ruota attorno a questa domanda:
«Come possiamo investire il tempo (oggi) per ottenere un effetto moltiplicatore che porterà più vantaggi (domani)?»
Investimento necessario per:
- delegare
- formare le persone
- automatizzare dei passaggi
- imparare una nuova competenza
- comprendere che cosa eliminare
- definire le priorità
Vantaggi in termini di:
- tempo
- idee
- creatività
- benessere
- spazio
- equilibrio
Senza questi investimenti non stiamo sprecando il tempo presente, ma quello futuro.
Siamo già in debito senza saperlo.
--------------------
Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
--------------------
🔴 ECCO UN EVENTO GRATUITO DA NON PERDERE: WP-OK DAY
Venerdì 6 e sabato 7 maggio
Il tema centrale è quello della crescita e il programma delle due giornate è davvero ricco.
Sabato parteciperò al panel dedicato a come organizzare la comunicazione del team insieme alle professional organizer Sabrina Toscani e Chiara Battaglioni. E, tra le altre cose che fanno, non sono semplicemente iscritte ad APOI come lo sono io, ma rappresentano l’anima dell’associazione (come presidente e membro del consiglio direttivo).
Per partecipare e seguire tutti gli interventi basta iscriversi qui:
https://wp-ok.it/wpok-day/
--------------------
🔴 TUTORIAL: COME FARE DELLE REGISTRAZIONI IN CANVA
Usiamo lo strumento "Presenta e registra" di Canva: https://youtu.be/MIozOUhfM4Q
E questa è una notizia stupenda!
Se facciamo pace con questa cosa, possiamo allontanare quella sensazione di aver fatto meno del previsto. La sensazione di non aver fatto abbastanza nel nostro lavoro.
Il vortice di stanchezza e di emozioni negative avviene, in particolare, quando:
1️⃣ Colleghiamo la nostra autostima alla produttività.
In pratica, l'autostima aumenta o diminuisce in base al nostro rendimento. Ma le giornate sono troppo imprevedibili per lasciare che ci sia questo collegamento e dobbiamo imparare a separare chi siamo - la nostra identità personale - dal numero di cose che spuntiamo ogni giorno.
2️⃣ Cerchiamo di raggiungere degli obiettivi troppo grandi (o troppo piccoli).
Un traguardo da raggiungere motiva solo se è fattibile (e non deve essere nemmeno troppo facile come abbiamo visto qui con la regola Goldilocks: https://xn--r1a.website/alumedifare/759).
3️⃣ Pensiamo sempre che le persone stiano facendo molto più di noi.
Ma come diceva Theodore Roosevelt: «Il confronto è il ladro della gioia».
Non innamoratevi del confronto, ma del processo.
Se trovate una persona che lavora molto bene e che per voi può essere un esempio, non servirà a niente sapere quali strumenti usa.
È come credere di comprare la stessa racchetta di Serena Williams o l’attrezzatura da golf di Tiger Woods ed essere convinti di acquisire la stessa bravura.
Sembra una cosa negativa, ma è proprio questo il bello.
Se sapete già tutto, se conoscete già lo strumento perfetto, la strada perfetta, i processi perfetti usati da altre persone, vi state privando della possibilità di costruire il vostro metodo di lavoro organizzato. Non riuscirete a vivere quel naturale processo di maturità che è tipico dei percorsi graduali.
Dobbiamo, invece, cucire la nostra coperta di patchwork personalmente, esperienza dopo esperienza.
🍏 Quando le cose da fare ci travolgono, le strade che si possono percorrere sono all’incirca le stesse:
1. chiudere i lavori in ingresso
2. delegare
3. ottimizzare
4. automatizzare
5. eliminare
Non si scappa da questi punti, altrimenti il rischio è quello di continuare a giocare a Tetris cercando di incastrare dei pezzi nuovi che non finiscono mai e che prima o poi ci travolgono. I metodi di lavoro non fanno miracoli e, se le cose continuano ad aumentare, dobbiamo affrontare i cinque punti appena visti.
Pensiamo a come mettere in pausa il Tetris.
Pensiamo a tutte le ore che sprechiamo per svolgere attività ripetitive, dare le stesse informazioni, scrivere le stesse cose, cercare file, documenti o cartelle che si trovano ovunque.
Tutto ruota attorno a questa domanda:
«Come possiamo investire il tempo (oggi) per ottenere un effetto moltiplicatore che porterà più vantaggi (domani)?»
Investimento necessario per:
- delegare
- formare le persone
- automatizzare dei passaggi
- imparare una nuova competenza
- comprendere che cosa eliminare
- definire le priorità
Vantaggi in termini di:
- tempo
- idee
- creatività
- benessere
- spazio
- equilibrio
Senza questi investimenti non stiamo sprecando il tempo presente, ma quello futuro.
Siamo già in debito senza saperlo.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 ECCO UN EVENTO GRATUITO DA NON PERDERE: WP-OK DAY
Venerdì 6 e sabato 7 maggio
Il tema centrale è quello della crescita e il programma delle due giornate è davvero ricco.
Sabato parteciperò al panel dedicato a come organizzare la comunicazione del team insieme alle professional organizer Sabrina Toscani e Chiara Battaglioni. E, tra le altre cose che fanno, non sono semplicemente iscritte ad APOI come lo sono io, ma rappresentano l’anima dell’associazione (come presidente e membro del consiglio direttivo).
Per partecipare e seguire tutti gli interventi basta iscriversi qui:
https://wp-ok.it/wpok-day/
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🔴 TUTORIAL: COME FARE DELLE REGISTRAZIONI IN CANVA
Usiamo lo strumento "Presenta e registra" di Canva: https://youtu.be/MIozOUhfM4Q
HAI IL TUO SISTEMA DA “ORECCHIE DELLE PAGINE DI UN LIBRO”?
Hai presente quando stai leggendo un libro e all’improvviso devi alzarti perché è arrivato il corriere, devi rispondere al telefono oppure senti la pentola a pressione che ha fretta?
Di fronte a un’interruzione “a stretto giro”:
🍏 c’è chi chiude il libro e va verso l’interruzione
🍏 c’è chi si prende il tempo di mettere il segnalibro, usare una penna per mantenere il segno o piegare l’angolo della pagina
È chiaro che chi - prima di andare verso l’interruzione - dedica pochi secondi a fermare il punto di arrivo si trova in una posizione di vantaggio nel momento in cui deciderà di tornare alla lettura.
🔴 E quando lavoriamo? Abbiamo un piano per tenere il segno delle attività interrotte?
Dedichiamo molto tempo cercando di capire come evitare o fermare le interruzioni. Tutto giusto, ma sappiamo anche che non tutte le interruzioni si possono evitare. Soprattutto le interruzioni esterne.
Ecco che avere un sistema consolidato per mettere un segno a quello che stiamo facendo - poco prima dell’interruzione - ci aiuta a:
🍏 spendere meno energie quando ritorneremo al compito A
🍏 riuscire a dedicare più impegno e presenza al compito B senza mantenere il pensiero al compito A che abbiamo interrotto (possiamo aiutare meglio le persone)
🍏 limitare la sensazione di subire le interruzioni perché possiamo mantenere una sorta di proattività* e intenzionalità in quello che stiamo facendo (“ok, è arrivata questa interruzione, ma mi prendo due secondi per mettere quello che rappresenta il mio segnalibro”)
*La proattività è un atteggiamento comportamentale che implica l'agire in anticipo per un problema.
Avere un sistema da “orecchie delle pagine” porta più pace alla nostra mente perché è come mettere un punto a una situazione (punto temporaneo, ma pur sempre una fine, un segnale che ci dica che se non pensiamo più a una certa cosa non succederà niente).
Ogni volta che ti trovi di fronte a un’interruzione che non puoi o vuoi evitare, fai in modo di avere un sistema che ti aiuti a tenere il segno.
P.S.: probabilmente sei una persona che avverte un certo malessere 😃 nel segnare le pagine di un libro con delle pieghe… ma la piega in sé è un forte segno per la nostra memoria, qualcosa che “timbra” il nostro libro, a volte con significati profondi e legati alle emozioni. Un segno che non va via non è sempre una cosa negativa e può aiutarci anche nel lavoro.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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Efficacemente ha pubblicato su Instagram una metafora fantastica che riguarda la storia delle carote, delle uova e dei chicchi di caffè…
Duomo di Milano e Google Arts & Culture: un progetto che unisce storia e digitale. Qui il video di presentazione e qui l’esperienza diretta.
Se sei a zero con Notion e vuoi capire se fa per te, ecco l’articolo per AutomatiKing.
Che cosa vuol dire far parte di un’associazione? Ne parlo qui.
Domani con i PRO andremo più nel dettaglio dell’argomento di oggi e vedremo come sfruttare i droni del nostro cervello per lavorare meglio 😃
Hai presente quando stai leggendo un libro e all’improvviso devi alzarti perché è arrivato il corriere, devi rispondere al telefono oppure senti la pentola a pressione che ha fretta?
Di fronte a un’interruzione “a stretto giro”:
🍏 c’è chi chiude il libro e va verso l’interruzione
🍏 c’è chi si prende il tempo di mettere il segnalibro, usare una penna per mantenere il segno o piegare l’angolo della pagina
È chiaro che chi - prima di andare verso l’interruzione - dedica pochi secondi a fermare il punto di arrivo si trova in una posizione di vantaggio nel momento in cui deciderà di tornare alla lettura.
🔴 E quando lavoriamo? Abbiamo un piano per tenere il segno delle attività interrotte?
Dedichiamo molto tempo cercando di capire come evitare o fermare le interruzioni. Tutto giusto, ma sappiamo anche che non tutte le interruzioni si possono evitare. Soprattutto le interruzioni esterne.
Ecco che avere un sistema consolidato per mettere un segno a quello che stiamo facendo - poco prima dell’interruzione - ci aiuta a:
🍏 spendere meno energie quando ritorneremo al compito A
🍏 riuscire a dedicare più impegno e presenza al compito B senza mantenere il pensiero al compito A che abbiamo interrotto (possiamo aiutare meglio le persone)
🍏 limitare la sensazione di subire le interruzioni perché possiamo mantenere una sorta di proattività* e intenzionalità in quello che stiamo facendo (“ok, è arrivata questa interruzione, ma mi prendo due secondi per mettere quello che rappresenta il mio segnalibro”)
*La proattività è un atteggiamento comportamentale che implica l'agire in anticipo per un problema.
Avere un sistema da “orecchie delle pagine” porta più pace alla nostra mente perché è come mettere un punto a una situazione (punto temporaneo, ma pur sempre una fine, un segnale che ci dica che se non pensiamo più a una certa cosa non succederà niente).
Ogni volta che ti trovi di fronte a un’interruzione che non puoi o vuoi evitare, fai in modo di avere un sistema che ti aiuti a tenere il segno.
P.S.: probabilmente sei una persona che avverte un certo malessere 😃 nel segnare le pagine di un libro con delle pieghe… ma la piega in sé è un forte segno per la nostra memoria, qualcosa che “timbra” il nostro libro, a volte con significati profondi e legati alle emozioni. Un segno che non va via non è sempre una cosa negativa e può aiutarci anche nel lavoro.
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Debora Montoli
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Efficacemente ha pubblicato su Instagram una metafora fantastica che riguarda la storia delle carote, delle uova e dei chicchi di caffè…
Duomo di Milano e Google Arts & Culture: un progetto che unisce storia e digitale. Qui il video di presentazione e qui l’esperienza diretta.
Se sei a zero con Notion e vuoi capire se fa per te, ecco l’articolo per AutomatiKing.
Che cosa vuol dire far parte di un’associazione? Ne parlo qui.
Domani con i PRO andremo più nel dettaglio dell’argomento di oggi e vedremo come sfruttare i droni del nostro cervello per lavorare meglio 😃
PENSIERO FOCALIZZATO E DIFFUSO
Amo approfondire tutto ciò che in qualche modo riguarda la gestione della conoscenza.
«Abbiamo accumulato un’enorme massa di informazioni a cui è possibile avere accesso. Ma queste informazioni, per il loro mero essere accessibili, non divengono automaticamente conoscenza.» Wendell Berry, L’unico mondo che abbiamo
Non ci manca niente. Strumenti, dati, argomenti… eppure facciamo sempre più fatica a gestire fonti, informazioni o idee.
Maryanne Wolf, nella prefazione del libro Come leggere, pone l’attenzione su questo punto:
«Ogni circuito di lettura si svilupperà e/o si atrofizzerà a seconda dell'enfasi propria del mezzo o dei mezzi utilizzati. Se il mezzo dominante favorisce processi veloci, orientati al multitasking e adatti a grossi volumi d'informazioni, come accade con il digitale, minor tempo e attenzione verranno allocati alle funzioni cognitive e riflessive più lente che richiedono tempo, compromettendo così i processi di lettura profonda. Anche se questi processi hanno precedentemente formato il cervello rendendolo esperto nella lettura attraverso il mezzo della stampa, un circuito di lettura plastico cambierà come risultato dei processi favoriti o scoraggiati dal mezzo più usato. Il principio biologico-culturale è questo: o lo usi o lo perdi. Un circuito di lettura esperto non è un dono permanente; piuttosto, è costruito e ricostruito da ciò che prevale nel suo ambiente e dall'intenzione e dagli scopi del lettore rispetto alla lettura.»
Come sempre, la soluzione non è eliminare la tecnologia, ma imparare a conoscerla.
Non partire dagli strumenti, ma capire cosa c’è dietro.
1️⃣ Comprendere come acquisiamo nuove informazioni.
2️⃣ Mettere in atto dei meccanismi che favoriscano i processi di lettura profonda.
Questi due punti si ritrovano negli studi di Barbara Oakley, professoressa di ingegneria alla Oakland University e alla McMaster University. Autrice di numerosi testi, ha creato anche diversi corsi dedicati alle modalità di apprendimento e forse il più famoso è Learning How to Learn, disponibile su Coursera.
Uno dei concetti più importanti riguarda la necessità di ricercare un equilibrio tra:
🍏 Un pensiero focalizzato: quando ci concentriamo su un aspetto in particolare, con un obiettivo specifico.
🍏 Un pensiero diffuso: quando lasciamo che la mente vaghi liberamente senza un piano.
Una modalità aiuta l’altra. Con la prima ci sforziamo di trovare soluzioni, studiare un tema specifico, entrare in profondità rispetto a un problema; con la seconda e con la mente più libera, riusciamo a guardare dall’alto la situazione in generale e fare nuove connessioni.
La chiave è qui: far collaborare comprensione e creatività.
Avete presente la Tecnica del Pomodoro? O comunque il continuo passaggio tra lavoro focalizzato e pausa? Si basa su questo concetto: Focus + Relax.
Qui un breve video sulle due modalità di pensiero:
https://youtu.be/dzjsk5e7srI
Non vedo l’ora che mi arrivi il libro di Tiago Forte, Building a Second Brain. Non dovrebbe mancare molto e condividerò con voi le mie riflessioni.
🔴 Per approfondire:
1. Abbiamo parlato di giardino digitale:
https://presentedaremoto.it/giardino-digitale/
2. Abbiamo visto come sfruttare la serendipità degli strumenti:
https://xn--r1a.website/alumedifare/999
Che cosa significa serendipità? Ce lo spiegano William Holden e Audrey Hepburn (dal film Insieme a Parigi):
https://youtu.be/MNIK769m5t4
Con i PRO abbiamo approfondito questo tema nella puntata 72 e domani vedremo come sfruttare la scrittura come “parcheggio” 😃
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 Novità:
1. Elogio degli strumenti:
https://www.linkedin.com/pulse/elogio-degli-strumenti-o-forse-debora-montoli/
2. È uscito il podcast di APOI, Un mondo di organizzazione:
https://open.spotify.com/show/0pTVGHNQcftbhxFhSb7Nu1
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Amo approfondire tutto ciò che in qualche modo riguarda la gestione della conoscenza.
«Abbiamo accumulato un’enorme massa di informazioni a cui è possibile avere accesso. Ma queste informazioni, per il loro mero essere accessibili, non divengono automaticamente conoscenza.» Wendell Berry, L’unico mondo che abbiamo
Non ci manca niente. Strumenti, dati, argomenti… eppure facciamo sempre più fatica a gestire fonti, informazioni o idee.
Maryanne Wolf, nella prefazione del libro Come leggere, pone l’attenzione su questo punto:
«Ogni circuito di lettura si svilupperà e/o si atrofizzerà a seconda dell'enfasi propria del mezzo o dei mezzi utilizzati. Se il mezzo dominante favorisce processi veloci, orientati al multitasking e adatti a grossi volumi d'informazioni, come accade con il digitale, minor tempo e attenzione verranno allocati alle funzioni cognitive e riflessive più lente che richiedono tempo, compromettendo così i processi di lettura profonda. Anche se questi processi hanno precedentemente formato il cervello rendendolo esperto nella lettura attraverso il mezzo della stampa, un circuito di lettura plastico cambierà come risultato dei processi favoriti o scoraggiati dal mezzo più usato. Il principio biologico-culturale è questo: o lo usi o lo perdi. Un circuito di lettura esperto non è un dono permanente; piuttosto, è costruito e ricostruito da ciò che prevale nel suo ambiente e dall'intenzione e dagli scopi del lettore rispetto alla lettura.»
Come sempre, la soluzione non è eliminare la tecnologia, ma imparare a conoscerla.
Non partire dagli strumenti, ma capire cosa c’è dietro.
1️⃣ Comprendere come acquisiamo nuove informazioni.
2️⃣ Mettere in atto dei meccanismi che favoriscano i processi di lettura profonda.
Questi due punti si ritrovano negli studi di Barbara Oakley, professoressa di ingegneria alla Oakland University e alla McMaster University. Autrice di numerosi testi, ha creato anche diversi corsi dedicati alle modalità di apprendimento e forse il più famoso è Learning How to Learn, disponibile su Coursera.
Uno dei concetti più importanti riguarda la necessità di ricercare un equilibrio tra:
🍏 Un pensiero focalizzato: quando ci concentriamo su un aspetto in particolare, con un obiettivo specifico.
🍏 Un pensiero diffuso: quando lasciamo che la mente vaghi liberamente senza un piano.
Una modalità aiuta l’altra. Con la prima ci sforziamo di trovare soluzioni, studiare un tema specifico, entrare in profondità rispetto a un problema; con la seconda e con la mente più libera, riusciamo a guardare dall’alto la situazione in generale e fare nuove connessioni.
La chiave è qui: far collaborare comprensione e creatività.
Avete presente la Tecnica del Pomodoro? O comunque il continuo passaggio tra lavoro focalizzato e pausa? Si basa su questo concetto: Focus + Relax.
Qui un breve video sulle due modalità di pensiero:
https://youtu.be/dzjsk5e7srI
Non vedo l’ora che mi arrivi il libro di Tiago Forte, Building a Second Brain. Non dovrebbe mancare molto e condividerò con voi le mie riflessioni.
🔴 Per approfondire:
1. Abbiamo parlato di giardino digitale:
https://presentedaremoto.it/giardino-digitale/
2. Abbiamo visto come sfruttare la serendipità degli strumenti:
https://xn--r1a.website/alumedifare/999
Che cosa significa serendipità? Ce lo spiegano William Holden e Audrey Hepburn (dal film Insieme a Parigi):
https://youtu.be/MNIK769m5t4
Con i PRO abbiamo approfondito questo tema nella puntata 72 e domani vedremo come sfruttare la scrittura come “parcheggio” 😃
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 Novità:
1. Elogio degli strumenti:
https://www.linkedin.com/pulse/elogio-degli-strumenti-o-forse-debora-montoli/
2. È uscito il podcast di APOI, Un mondo di organizzazione:
https://open.spotify.com/show/0pTVGHNQcftbhxFhSb7Nu1
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UN PASSATO FATTO DI NOTE E APPUNTI
È arrivato, ma non ho ancora finito di leggere il libro Building a Second Brain di Tiago Forte. Per adesso lo trovo molto interessante e, tra le altre cose, amo comprendere cosa porti le persone a parlare di determinati argomenti.
Prima di condividere con voi alcune considerazioni più specifiche in merito al libro, vorrei riportare - anche per me 😅 - il percorso che, a grandi linee, ha tracciato l’arte delle note.
Qui abbiamo parlato della gestione della conoscenza personale (PKM), di organizzazione, di utilizzo di alcuni tool utili e dei loro vantaggi. Ma anche di PIM e KM.
Robert Greene ha scritto molti libri grazie ai suoi appunti presi su dei cartoncini, tipo quelli usati negli schedari degli archivi (anche se lui ha usato le scatole delle scarpe come contenitore).
Guardate questo video con la spiegazione del metodo Zettelkasten e della logica che c'è dietro l'uso delle schede.
Anche Ronald Reagan aveva un'abitudine simile che lo ha aiutato a scrivere i suoi libri. Usava dei cartoncini più piccoli che conservava in album solitamente dedicati alla raccolta di foto. Le sue note sono state raccolte in un libro curato da Douglas Brinkley.
Alla base del metodo troviamo dei contenitori/raccoglitori, le schede e una penna. E nonostante questa semplicità apparente, dietro c'è un mondo da esplorare. Anche perché il vero punto di forza consiste nel rivedere le note e nel riuscire a fare i migliori collegamenti possibili.
Lasciatevi ispirare da questi taccuini tascabili usati da 20 personaggi storici.
Ed ecco alcune note a margine di Mark Twain o gli appunti di Vladimir Nabokov.
Marginalia, Commonplace Book, Memex e Ipertesto, Digital Garden e anche Second Brain.
Un percorso che ha inizio nel passato e che merita molta attenzione per fermare il rumore e aiutare la nostra attenzione.
P.S.: su YouTube ci sono tantissimi esempi pratici su come organizzare le informazioni. In questo video - che condivido anche se è passato un po’ di tempo e qualcosa sarà cambiato - Tiago Forte mostra come usa Evernote in modo individuale e come usa Notion per collaborare.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 ALTRE RISORSE
🍏 Dal passato al futuro per organizzare la scrittura
🍏 Consigli e accessori per organizzare gli appunti dei manuali
🍏 Casualmente 😅 ho scritto un libro che parla anche di questi argomenti 😃
🍏 E sabato con i PRO andremo in bicicletta…
È arrivato, ma non ho ancora finito di leggere il libro Building a Second Brain di Tiago Forte. Per adesso lo trovo molto interessante e, tra le altre cose, amo comprendere cosa porti le persone a parlare di determinati argomenti.
Prima di condividere con voi alcune considerazioni più specifiche in merito al libro, vorrei riportare - anche per me 😅 - il percorso che, a grandi linee, ha tracciato l’arte delle note.
Qui abbiamo parlato della gestione della conoscenza personale (PKM), di organizzazione, di utilizzo di alcuni tool utili e dei loro vantaggi. Ma anche di PIM e KM.
Robert Greene ha scritto molti libri grazie ai suoi appunti presi su dei cartoncini, tipo quelli usati negli schedari degli archivi (anche se lui ha usato le scatole delle scarpe come contenitore).
Guardate questo video con la spiegazione del metodo Zettelkasten e della logica che c'è dietro l'uso delle schede.
Anche Ronald Reagan aveva un'abitudine simile che lo ha aiutato a scrivere i suoi libri. Usava dei cartoncini più piccoli che conservava in album solitamente dedicati alla raccolta di foto. Le sue note sono state raccolte in un libro curato da Douglas Brinkley.
Alla base del metodo troviamo dei contenitori/raccoglitori, le schede e una penna. E nonostante questa semplicità apparente, dietro c'è un mondo da esplorare. Anche perché il vero punto di forza consiste nel rivedere le note e nel riuscire a fare i migliori collegamenti possibili.
Lasciatevi ispirare da questi taccuini tascabili usati da 20 personaggi storici.
Ed ecco alcune note a margine di Mark Twain o gli appunti di Vladimir Nabokov.
Marginalia, Commonplace Book, Memex e Ipertesto, Digital Garden e anche Second Brain.
Un percorso che ha inizio nel passato e che merita molta attenzione per fermare il rumore e aiutare la nostra attenzione.
P.S.: su YouTube ci sono tantissimi esempi pratici su come organizzare le informazioni. In questo video - che condivido anche se è passato un po’ di tempo e qualcosa sarà cambiato - Tiago Forte mostra come usa Evernote in modo individuale e come usa Notion per collaborare.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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🔴 ALTRE RISORSE
🍏 Dal passato al futuro per organizzare la scrittura
🍏 Consigli e accessori per organizzare gli appunti dei manuali
🍏 Casualmente 😅 ho scritto un libro che parla anche di questi argomenti 😃
🍏 E sabato con i PRO andremo in bicicletta…
Ciao! Sto preparando i prossimi post su come prendere le note, insieme ad alcune riflessioni sul libro che ho appena finito di leggere.
Nel frattempo e visto che ho letto una bellissima domanda che riguarda il linguaggio, voglio girarla a voi applicandola al lavoro.
🍏 Come lavorerebbe la persona che vuoi diventare? 🍏
Cosa cambieresti o miglioreresti?
Può essere qualcosa che riguarda gli aspetti organizzativi e tecnici oppure l’approccio mentale. Su cosa agiresti?
Nel frattempo e visto che ho letto una bellissima domanda che riguarda il linguaggio, voglio girarla a voi applicandola al lavoro.
🍏 Come lavorerebbe la persona che vuoi diventare? 🍏
Cosa cambieresti o miglioreresti?
Può essere qualcosa che riguarda gli aspetti organizzativi e tecnici oppure l’approccio mentale. Su cosa agiresti?
Così a caldo, la parola "produttività" e l'espressione "essere più produttivi" vi portano maggiormente verso una sensazione di benessere oppure verso una certa irritabilità o ansia 😅?
Anonymous Poll
46%
Benessere
54%
Irritabilità/ansia
EVERGREEN, ATOMIC, BOAT… ??? #postlungo
In linea generale si tratta di approcci da seguire per scrivere note, appunti e idee con il fine di prenderci cura della nostra conoscenza personale.
Oggi ci focalizziamo su quella che è una Atomic Note - una delle caratteristiche delle Evergreen Note - intesa come l'unità più piccola di un concetto che non può essere ulteriormente diviso.
🔴 ALCUNE CARATTERISTICHE
🍏 ogni nota è un singolo nodo a cui è possibile fare riferimento, è indipendente e può essere compresa senza ricorrere ad altre note
🍏 ogni idea favorisce il riutilizzo e la creazione di collegamenti
🍏 è più semplice trovare e stabilire relazioni tra le note
🍏 ci protegge dal consumo eccessivo di contenuti
🍏 si allena il pensiero attraverso la scrittura
🍏 è in continua evoluzione, collegamento dopo collegamento
🍏 è richiesto un maggiore impegno nella comprensione che ci allontana dall’accumulazione eccessiva
🍏 ci allontana dalle strutture gerarchiche
🍏 le idee migliori sono una combinazione di ciò che ci succede nella vita, di ciò che fa parte del nutrimento della nostra mente
🔴 L'ORIGINE DEL PRINCIPIO DI ATOMICITÀ
Tra le prime persone che hanno descritto le Atomic Note e anche le Evergreen Note troviamo Andy Matuschak e Christian Tietze.
Il concetto si collega al sistema di Niklas Luhmann chiamato Zettelkasten e al concetto informatico di Separation of Concerns, che, in breve, significa segmentare un programma in sezioni distinte dove ogni sezione affronta un problema separato (l’arte di segmentare e di scomporre la ritroviamo anche nei progetti, nella gestione del tempo e nelle note).
🔴 I TERMINI COLLEGATI
BOAT: Block of Atomic Thought (la nota grezza e ancora acerba, che non è pronta per diventare una Evergreen Note).
Permanent Note o Literature Note: sono le note rielaborate con le nostre parole (è il momento in cui prendiamo le note grezze e scriviamo le nostre considerazioni).
L’esempio di Martin Adams è molto interessante e Maggie Appleton ha illustrato alla perfezione i concetti.
🔴 I VANTAGGI
In queste parole di Sönke Ahrens c’è tutto:
«Senza un serbatoio permanente di idee, non sarai in grado di sviluppare concetti importanti per un lungo periodo di tempo perché ti stai limitando alla lunghezza di un singolo progetto o alla capacità della tua memoria. Ma questo non basta per avere idee eccezionali.»
Il problema di non avere un aiuto esterno alla mente - un deposito di conoscenza - è ripreso anche da Bryan Lee:
«Se dovessimo utilizzare un computer che costantemente perde il 90% di tutto ciò che salviamo, potrebbe funzionare solo con 5-7 informazioni alla volta prima che ogni nuovo pezzo sovrascriva una parte esistente. Non potremmo mai affrontare problemi complessi su una macchina del genere, eppure è ciò che la maggior parte delle persone cerca di fare basandosi esclusivamente sui propri pensieri interni. Le nostre menti sono piuttosto terribili nell'archiviazione a lungo termine delle informazioni e altrettanto pessime nell'archiviazione a breve termine. La scrittura ti aiuta a pensare in un modo che nessun altro mezzo può fare perché una volta che hai esternato i tuoi pensieri per iscritto, puoi iniziare a modificarli, perfezionarli, copiarli, espanderli e riordinarli.»
L’attività di prendere note ha gli stessi vantaggi dell’interesse composto. Esattamente come ha descritto Richard Hamming:
«Conoscenza e produttività sono come l'interesse composto. Più sai, più impari; più impari, più puoi fare; più puoi fare, maggiore è l'opportunità. Date due persone con esattamente le stesse capacità, l'unica persona che riesce, giorno dopo giorno, a dedicare un'ora in più a pensare sarà tremendamente più produttiva nel corso della vita.»
Purtroppo non prendiamo molto seriamente il lavoro che si può fare sulla nostra conoscenza, ma una piccola nota presa con costanza può creare un impatto enorme nelle nostra vite. Guardate questo video e immaginate che il pezzo più piccolo del domino sia una nota atomica.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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In linea generale si tratta di approcci da seguire per scrivere note, appunti e idee con il fine di prenderci cura della nostra conoscenza personale.
Oggi ci focalizziamo su quella che è una Atomic Note - una delle caratteristiche delle Evergreen Note - intesa come l'unità più piccola di un concetto che non può essere ulteriormente diviso.
🔴 ALCUNE CARATTERISTICHE
🍏 ogni nota è un singolo nodo a cui è possibile fare riferimento, è indipendente e può essere compresa senza ricorrere ad altre note
🍏 ogni idea favorisce il riutilizzo e la creazione di collegamenti
🍏 è più semplice trovare e stabilire relazioni tra le note
🍏 ci protegge dal consumo eccessivo di contenuti
🍏 si allena il pensiero attraverso la scrittura
🍏 è in continua evoluzione, collegamento dopo collegamento
🍏 è richiesto un maggiore impegno nella comprensione che ci allontana dall’accumulazione eccessiva
🍏 ci allontana dalle strutture gerarchiche
🍏 le idee migliori sono una combinazione di ciò che ci succede nella vita, di ciò che fa parte del nutrimento della nostra mente
🔴 L'ORIGINE DEL PRINCIPIO DI ATOMICITÀ
Tra le prime persone che hanno descritto le Atomic Note e anche le Evergreen Note troviamo Andy Matuschak e Christian Tietze.
Il concetto si collega al sistema di Niklas Luhmann chiamato Zettelkasten e al concetto informatico di Separation of Concerns, che, in breve, significa segmentare un programma in sezioni distinte dove ogni sezione affronta un problema separato (l’arte di segmentare e di scomporre la ritroviamo anche nei progetti, nella gestione del tempo e nelle note).
🔴 I TERMINI COLLEGATI
BOAT: Block of Atomic Thought (la nota grezza e ancora acerba, che non è pronta per diventare una Evergreen Note).
Permanent Note o Literature Note: sono le note rielaborate con le nostre parole (è il momento in cui prendiamo le note grezze e scriviamo le nostre considerazioni).
L’esempio di Martin Adams è molto interessante e Maggie Appleton ha illustrato alla perfezione i concetti.
🔴 I VANTAGGI
In queste parole di Sönke Ahrens c’è tutto:
«Senza un serbatoio permanente di idee, non sarai in grado di sviluppare concetti importanti per un lungo periodo di tempo perché ti stai limitando alla lunghezza di un singolo progetto o alla capacità della tua memoria. Ma questo non basta per avere idee eccezionali.»
Il problema di non avere un aiuto esterno alla mente - un deposito di conoscenza - è ripreso anche da Bryan Lee:
«Se dovessimo utilizzare un computer che costantemente perde il 90% di tutto ciò che salviamo, potrebbe funzionare solo con 5-7 informazioni alla volta prima che ogni nuovo pezzo sovrascriva una parte esistente. Non potremmo mai affrontare problemi complessi su una macchina del genere, eppure è ciò che la maggior parte delle persone cerca di fare basandosi esclusivamente sui propri pensieri interni. Le nostre menti sono piuttosto terribili nell'archiviazione a lungo termine delle informazioni e altrettanto pessime nell'archiviazione a breve termine. La scrittura ti aiuta a pensare in un modo che nessun altro mezzo può fare perché una volta che hai esternato i tuoi pensieri per iscritto, puoi iniziare a modificarli, perfezionarli, copiarli, espanderli e riordinarli.»
L’attività di prendere note ha gli stessi vantaggi dell’interesse composto. Esattamente come ha descritto Richard Hamming:
«Conoscenza e produttività sono come l'interesse composto. Più sai, più impari; più impari, più puoi fare; più puoi fare, maggiore è l'opportunità. Date due persone con esattamente le stesse capacità, l'unica persona che riesce, giorno dopo giorno, a dedicare un'ora in più a pensare sarà tremendamente più produttiva nel corso della vita.»
Purtroppo non prendiamo molto seriamente il lavoro che si può fare sulla nostra conoscenza, ma una piccola nota presa con costanza può creare un impatto enorme nelle nostra vite. Guardate questo video e immaginate che il pezzo più piccolo del domino sia una nota atomica.
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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YouTube
Domino Chain Reaction (short version): geometric growth in action
A domino can knock over another domino about 1.5x larger than itself. A chain of dominos of increasing size makes a kind of mechanical chain reaction that starts with a tiny push and knocks down an impressively large domino.
Original idea by Lorne Whitehead…
Original idea by Lorne Whitehead…
👍1
P.S.: non conservate idee o informazioni su cose che sapete già. Le note vi devono sorprendere.
P.P.S.: salvate un contenuto e riguardatelo in un secondo momento per scoprire se vi piace ancora e se merita la vostra attenzione.
P.P.P.S.: costruite un flusso di gestione delle informazioni che sia il più semplice possibile per voi.
P.P.S.: salvate un contenuto e riguardatelo in un secondo momento per scoprire se vi piace ancora e se merita la vostra attenzione.
P.P.P.S.: costruite un flusso di gestione delle informazioni che sia il più semplice possibile per voi.
Vi piacerebbe seguire un corso sulla gestione della conoscenza personale*?
(*a pagamento perché devo chiudere il mutuo e mi mancano 19 anni e spicci 😅)
(*a pagamento perché devo chiudere il mutuo e mi mancano 19 anni e spicci 😅)
Anonymous Poll
26%
Non molto
37%
Tanto
18%
Tantissimo
18%
Ma non l'hai ancora fatto?
❤2
COSE CHE PUOI FARE IN OGNI PERIODO DELL'ANNO
Condivido con voi 10 cose (+1) che mi aiutano a lavorare meglio sentendomi meglio:
1️⃣ Controllate gli abbonamenti che avete attivato. Qui abbiamo visto come l'organizzazione ci aiuta a risparmiare: https://xn--r1a.website/alumedifare/954
2️⃣ Fate un elenco degli strumenti che usate ed eliminate tutto ciò che è entrato a far parte del cimitero tecnologico, come abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/742
3️⃣ Definite un metodo per tenere traccia delle attività interrotte, il vostro sistema da "orecchie delle pagine di un libro": https://xn--r1a.website/alumedifare/1006
4️⃣ Inserite nel calendario il tempo per voi, il tempo per fare e il tempo per le relazioni. Proprio come ha fatto Graham Jenkin: https://xn--r1a.website/alumedifare/927
5️⃣ Migliorate il vostro spazio di lavoro rafforzando la collaborazione tra spazio fisico e digitale: https://xn--r1a.website/alumedifare/896
6️⃣ Evitate che le videochiamate vi tolgano troppa energia, anche quando non potete evitarle: https://xn--r1a.website/alumedifare/836
7️⃣ Lavorate o non fate niente: https://xn--r1a.website/alumedifare/1000
8️⃣ Fare spazio come regola di vita: https://xn--r1a.website/alumedifare/980
9️⃣ L'arte del fare meno: https://xn--r1a.website/alumedifare/963
🔟 Se collaborate con clienti o colleghi ansiosi, non cercate di cambiarli e fatevi un favore: tirate fuori i super poteri e proteggetevi per non farvi contagiare, proprio come dovreste evitare i danni dei "gabbiani" (The Seagull Effect: https://xn--r1a.website/alumedifare/896). Vale sempre la citazione: "Se non puoi migliorare la giornata di una persona, almeno non romperle le scatole". 😃
💯 Costruite il barattolo della felicità anche al lavoro:
https://xn--r1a.website/alumedifare/427
🔴 Che cosa state mettendo in pratica in questo periodo?
Condivido con voi 10 cose (+1) che mi aiutano a lavorare meglio sentendomi meglio:
1️⃣ Controllate gli abbonamenti che avete attivato. Qui abbiamo visto come l'organizzazione ci aiuta a risparmiare: https://xn--r1a.website/alumedifare/954
2️⃣ Fate un elenco degli strumenti che usate ed eliminate tutto ciò che è entrato a far parte del cimitero tecnologico, come abbiamo visto qui: https://xn--r1a.website/alumedifare/742
3️⃣ Definite un metodo per tenere traccia delle attività interrotte, il vostro sistema da "orecchie delle pagine di un libro": https://xn--r1a.website/alumedifare/1006
4️⃣ Inserite nel calendario il tempo per voi, il tempo per fare e il tempo per le relazioni. Proprio come ha fatto Graham Jenkin: https://xn--r1a.website/alumedifare/927
5️⃣ Migliorate il vostro spazio di lavoro rafforzando la collaborazione tra spazio fisico e digitale: https://xn--r1a.website/alumedifare/896
6️⃣ Evitate che le videochiamate vi tolgano troppa energia, anche quando non potete evitarle: https://xn--r1a.website/alumedifare/836
7️⃣ Lavorate o non fate niente: https://xn--r1a.website/alumedifare/1000
8️⃣ Fare spazio come regola di vita: https://xn--r1a.website/alumedifare/980
9️⃣ L'arte del fare meno: https://xn--r1a.website/alumedifare/963
🔟 Se collaborate con clienti o colleghi ansiosi, non cercate di cambiarli e fatevi un favore: tirate fuori i super poteri e proteggetevi per non farvi contagiare, proprio come dovreste evitare i danni dei "gabbiani" (The Seagull Effect: https://xn--r1a.website/alumedifare/896). Vale sempre la citazione: "Se non puoi migliorare la giornata di una persona, almeno non romperle le scatole". 😃
💯 Costruite il barattolo della felicità anche al lavoro:
https://xn--r1a.website/alumedifare/427
🔴 Che cosa state mettendo in pratica in questo periodo?
❤5👍3
CONCENTRAZIONE E CAOS
Dave Crenshaw è un autore che ha scritto diversi libri sulla gestione del tempo, sul mito del multitasking e sulla produttività.
Tra i numerosi consigli che dà, c'è quello di chiedersi dove ci troviamo rispetto a una scala che va dalla concentrazione al caos.
- Concentrazione intesa anche come la capacità di scegliere come usare le risorse a disposizione e, soprattutto, su cosa usarle.
- Caos inteso come l’assenza di scelta consapevole nella gestione di ciò che dovremmo fare.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso la concentrazione è una persona molto organizzata che non ha grossi problemi a definire le priorità e portare a termine i vari compiti. Può non sopportare l’inefficienza altrui oppure può essere portata ad aiutare e a guidare gli altri.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso il caos non va molto d’accordo con l’organizzazione. Spesso è una persona disordinata che riesce a trovare il necessario e a finire le attività con fatica, non sempre nel rispetto delle scadenze. Trova frustrante seguire dei corsi su, ad esempio, la gestione del tempo perché spesso si tratta di percorsi tenuti da persone che rientrano nella prima categoria (facendo percepire una “distanza” di approccio considerevole).
🔴 Chi si colloca all’incirca nella parte centrale della linea si ritiene una persona concentrata, ma prova anche molta frustrazione perché sente di avere delle difficoltà e non riesce a essere così focalizzata come un tempo (si parla di sensazione della perdita di concentrazione e di un continuo oscillare da un punto all'altro della scala).
Conoscersi e sapere qual è il nostro posto sulla linea permette di migliorare gli aspetti che ci fanno lavorare male (per i PRO: preparatevi ad approfondire questo tema con il numero di sabato).
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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Dave Crenshaw è un autore che ha scritto diversi libri sulla gestione del tempo, sul mito del multitasking e sulla produttività.
Tra i numerosi consigli che dà, c'è quello di chiedersi dove ci troviamo rispetto a una scala che va dalla concentrazione al caos.
- Concentrazione intesa anche come la capacità di scegliere come usare le risorse a disposizione e, soprattutto, su cosa usarle.
- Caos inteso come l’assenza di scelta consapevole nella gestione di ciò che dovremmo fare.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso la concentrazione è una persona molto organizzata che non ha grossi problemi a definire le priorità e portare a termine i vari compiti. Può non sopportare l’inefficienza altrui oppure può essere portata ad aiutare e a guidare gli altri.
🔴 Chi si colloca maggiormente verso il caos non va molto d’accordo con l’organizzazione. Spesso è una persona disordinata che riesce a trovare il necessario e a finire le attività con fatica, non sempre nel rispetto delle scadenze. Trova frustrante seguire dei corsi su, ad esempio, la gestione del tempo perché spesso si tratta di percorsi tenuti da persone che rientrano nella prima categoria (facendo percepire una “distanza” di approccio considerevole).
🔴 Chi si colloca all’incirca nella parte centrale della linea si ritiene una persona concentrata, ma prova anche molta frustrazione perché sente di avere delle difficoltà e non riesce a essere così focalizzata come un tempo (si parla di sensazione della perdita di concentrazione e di un continuo oscillare da un punto all'altro della scala).
Conoscersi e sapere qual è il nostro posto sulla linea permette di migliorare gli aspetti che ci fanno lavorare male (per i PRO: preparatevi ad approfondire questo tema con il numero di sabato).
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Debora Montoli
@DeboraAV ✏️
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Qual è il vostro posto sulla linea?
Anonymous Poll
24%
Verso la concentrazione
28%
Verso il caos
47%
In mezzo